La Provincia di Torino è una provincia del Piemonte di oltre 2,2 milioni di abitanti. La Provincia di Torino ha il maggior numero di Comuni in Italia: ne conta 315. È la quarta provincia più popolata d'Italia (dopo Milano, Roma e Napoli). È la quarta provincia per estensione (dopo Bolzano, Foggia e Cuneo).
Parte della provincia di Torino si trova nel Parco nazionale del Gran Paradiso (Valle Orco e
Valle Soana)
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Torino
Torino (Turin in piemontese) è la quarta città italiana per popolazione con 900.186 abitanti, ma la terza per movimento economico, capoluogo dell'omonima provincia e della regione Piemonte, nonché uno dei maggiori centri culturali e scientifici del Paese. È stata la prima capitale d'Italia.
Torino sorge nella pianura approssimativamente delimitata dai fiumi Stura di Lanzo, Sangone e Po (che attraversa la città da sud verso nord). È anche bagnata dalla Dora Riparia. Il Po accentua la divisione tra la parte collinare della città e la parte di Torino collocata in pianura, compresa tra i 280 e i 220 metri s.l.m. che scende andando da ovest verso est.
Tra i suoi monumenti si ricordano l'ottocentesca Mole Antonelliana e la Cattedrale di San Giovanni Battista del XV secolo, che ospita la Sacra Sindone, nonché Palazzo Reale (sede dei Duchi e poi dei Re) e Palazzo Madama. Quest'ultimo merita una nota a parte. È infatti il vero centro metaforico e geografico della città. Le sue parti più antiche risalgono addirittura all'epoca romana (si tratta di due delle sue 4 torri, ora inglobate nella facciata): trasformato in castello nel medioevo con l'aggiunta di due ulteriori torri e rimaneggiato più volte in seguito, è stato abbellito all'inizio del '700 da una splendida facciata ad opera di Filippo Juvarra. La città di Torino e i suoi dintorni inoltre sono abbellite dalle numerose Residenze Sabaude, Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO (Casa Savoia). Il Museo Egizio della città ospita la seconda collezione egizia del mondo per importanza, dopo quello del Cairo.
Molto importanti le collezioni d'arte: la Galleria Sabauda, la Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea (GAM, il secondo museo di arte moderna in Italia - con 5.000 dipinti e 400 sculture), la Fondazione Sandretto Rebaudengo contenente esposizioni degli artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo. A Torino si trovano opere di Leonardo da Vinci, Antonello da Messina, Beato Angelico, Andrea Mantegna - ma anche di Van Eyck, Rembrandt, Van Dyck.
Mole Antonelliana
La Mole Antonelliana è il monumento simbolo della città di Torino. Prende il nome dall'architetto che la costruì, Alessandro Antonelli.
La mole è una struttura in muratura la cui costruzione iniziò nel 1863 ed è alta 167 metri. Originariamente doveva essere una sinagoga: era appena stata concessa infatti la libertà ufficiale di culto alle religioni non cattoliche e la comunità ebraica voleva costruire un tempio con annessa una scuola. La scelta di Antonelli come architetto si rivelò infelice, perché propose una serie di modifiche che avrebbero innalzato la costruzione a 113 metri, ben oltre i 47 metri originali per la cupola. Tali modifiche, l'allungamento dei tempi di costruzione e i maggiori costi, risultarono sgraditi alla comunità ebraica, che nel 1869 fece terminare i lavori con un tetto provvisorio. Nel 1873 venne alla fine fatto uno scambio con la città di Torino, che diede loro un altro terreno per costruire l'attuale sinagoga e si prese in carico la costruenda Mole che sarebbe stata dedicata al re Vittorio Emanuele II. Antonelli riprese la costruzione, con una serie di modifiche in corso d'opera che portarono l'altezza complessiva a 146, 153 e infine 167 metri, facendola diventare l'edificio in muratura più alto d'Europa.
Purtroppo l'opera ha subito sofferto di problemi strutturali, data la dimensione relativamente ridotta della base e il peso che doveva supportare. Il terreno su cui sorge era inoltre luogo di uno dei bastioni costituenti le mura della città: demolite tali mura per ordine di Napoleone ad inizio '800, è possibile che il terreno non fosse ancora completamente riassestato quando si costruì la Mole. Antonelli lavorò alla Mole fino alla sua morte: era diventata leggendaria la specie di ascensore azionato da una carrucola che portava il quasi novantenne architetto a diverse decine di metri d'altezza per verificare personalmente lo stato dei lavori. Antonelli non vide però il completamento della costruzione, che fu portata a termine dal figlio Costanzo, mentre Annibale Rigotti decorò gli interni tra il 1905 e il 1908.
La Mole non ha mai avuto vita felice. Durante la sua costruzione, il terremoto del 23 febbraio 1887 costrinse a modificare il progetto per consolidarlo. Il genio alato collocato sulla punta del monumento venne abbattuto nel nubifragio dell'11 agosto 1904, e fu sostituito da una stella di circa quattro metri di diametro; il genio si può ancora vedere all'interno della Mole, e viene regolarmente scambiato per un angelo. Il 23 maggio 1953 un altro violentissimo nubifragio, accompagnato da una tromba d'aria, fece precipitare ben 47 metri della guglia, che venne ricostruita nel 1961 non più in muratura ma con una struttura metallica rivestita di pietra. Durante i lavori di consolidamento si era deciso di stabilizzarne l'interno con enormi archi di cemento, che però snaturavano completamente l'interno dando uno sgradevole senso di claustrofobia; tra l'altro si erano levate anche voci critiche, che temevano che la troppa rigidità data alla struttura con questa cementificazione risultasse addirittura dannosa, riducendone la possibilità di oscillazioni elastiche.
Tra gli anni '60 e i '90 la Mole venne usata come "balcone sulla città" grazie all'ascensore che porta ai 70 metri della cima della cupola dove c'è un piccolo belvedere, e per mostre temporanee. L'interesse della città sembrò diminuire in assenza di una collocazione definitiva per la struttura. Dopo alcuni anni di chiusura per ristrutturazione, necessari a rinnovare l'ascensore (che impiega 59 secondi a fare il percorso) e ad eliminare parte degli archi di supporto in cemento, la Mole è sede del Museo nazionale del Cinema, che ospita macchine ottiche pre-cinematografiche (lanterne magiche), pezzi provenienti dai set dei primi film italiani ed altri cimeli, in un allestimento veramente suggestivo.
La Mole fu una delle prime costruzioni a venire illuminata mediante piccole fiammelle di gas cittadino sul finire del XIX secolo. Dal 1998, in occasione della ridefinizione dell'illuminazione esterna e della nascita della manifestazione "Luci d'Artista", sul fianco della cupola si può vedere un'installazione di Mario Merz, Il volo dei numeri, con l'inizio della successione di Fibonacci che s'innalza verso il cielo.
Duomo di Torino
Il Duomo di Torino, dedicato a San Giovanni Battista, è l'unica chiesa della città in stile rinascimentale. Costruito tra il 1491 e il 1498, ha una facciata rinascimentale in marmo bianco con tre portoni sormontata da un timpano e affiancata da due volute. Sul lato sinistro vi è la torre campanaria, in forme romaniche, del 1470 ulteriormente sopraelevato nel 1720 da Filippo Juvarra. Nel 1668 è stata aggiunta sopra il presbiterio, in modo da essere comunicante con il Palazzo Reale anche la Cappella del Guarini.
L'interno della chiesa, austero, è diviso in tre navate. In una teca posta sull'altare maggiore è custodita dal 1998 la Sindone (fino al 1997 era custodita nella Cappella del Guarini) ritenuta da alcuni il telo in cui fu avvolto Gesù dopo la morte, nella navata di sinistra ne è presente una copia in dimensioni reali.
Palazzo Reale di Torino
Il Palazzo Reale di Torino venne realizzato, durante il regno di Carlo Emanuele II, dagli architetti Carlo e Amedeo di Castellamonte. L'edificio, completato nel 1660, è stato la dimora di Casa Savoia e ha vissuto diverse ristrutturazioni per soddisfare l'esigenze dei vari sovrani che hanno governato il Regno di Sardegna e poi d'Italia. Oggi Palazzo Reale è sede dell'omonimo museo che consente di ammirare una delle più sontuose dimore reali d'Europa. Le sue sale contengono le opere e gli arredi realizzati nei tre secoli in cui fu abitato dai Savoia.
Gli stili caratterizzanti il palazzo sono tre: barocco, rococò e neoclassico. La sua facciata, restaurata negli ultimi anni, è tornata al suo colore originario, cioè il bianco.
Il Palazzo reale si affaccia su Piazza Castello. Parte della piazza è inglobata all'interno della cancellata che delimita il territorio del palazzo stesso. Sulla soglia della cancellata, che rimane sempre aperta, sono presenti due statue bronzee dei Diòscuri. Dietro a Palazzo Reale si estendono i Giardini Reali, opera dell'architetto André Le Nôtre, e visitabili nelle ore di apertura al pubblico. Nel Palazzo Reale è visibile il Monumento Nazionale al Carabiniere.
Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja
Situato nella centralissima piazza Castello a Torino, Palazzo Madama (il cui nome completo è Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja) è un connubio di duemila anni di storia del Piemonte. Agli inizi del I secolo infatti qui sorgeva una porta nelle mura che portava al Decumano Massimo di Augusta Taurinorum: due torri (restaurate ma esistenti ancora oggi) testimoniano la porta che aveva quattro aperture a volta, destinate all'entrata/uscita dalla città, alla via verso est e alla via per la capitale, Roma. Dopo la caduta dell'Impero Romano, la porta venne trasformata in un fortilizio atto alla difesa cittadina, anche se mantenne l'originaria funzione di varco. Questa primitiva fortificazione passò ai marchesi di Monferrato nel XIII secolo, e questo fu il luogo dove, con buona probabilità, venne siglato il trattato tra Guglielmo VII del Monferrato e Tommaso III di Savoia che prevedeva la liberazione del primo e la cessione di Torino dagli Aleramici ai Savoia. Era il 1280.
Passano i secoli e la fortificazione di Porta Fibellona passa di proprietà dei Savoia-Acaja (ramo cadetto dei Savoia) che nella prima metà del XIV secolo lo ingrandiscono a castello. Un secolo dopo è sempre un Acaja, Ludovico, a rimaneggiare il castello facendogli assumere la forma quadrata con corte e portico, quattro torri cilindriche angolari, ancora oggi in parte riconoscibile su tre lati. L'estinzione del ramo d' Acaja vede il castello diventare una residenza per gli ospiti dei Savoia.
Fu abitato per breve periodo da Emanuele Filiberto di Savoia, che ne voleva fare la residenza dei duchi dopo aver spostato la capitale da Torino a Chambéry. Ritenendo però il futuro Palazzo Reale più idoneo alla sua figura, riporta il Palazzo Madama alla sua vecchia funzione di edificio per gli ospiti. Dal 1578, comunque, (in occasione di matrimoni importanti o di festività solenni) i Savoia esposero da Palazzo Madama il Sacro Linteo (la Sindone).
L'anno 1637 è una pietra miliare nella storia di Palazzo Madama: la reggente del duca Carlo Emanuele II di Savoia, Maria Cristina di Francia, volendo sottrarsi all'aria pesante della corte lo elegge come sua residenza. Non appena insediata, commissiona importanti lavori strutturali, come la copertura della corte (che ancora oggi si eleva un piano al di sopra del resto della costruzione) e l'ammodernamento degli appartamenti interni. Sessant'anni più tardi, un'altra donna forte di casa Savoia, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours (reggente di Vittorio Amedeo II di Savoia) abiterà questo palazzo e a lei si deve l'aspetto attuale e parte del nome del palazzo stesso, sede delle reggenze di due "Madame Reali".
Filippo Juvarra progetta per la reggente un magnifico palazzo barocco in pietra bianca. Il progetto però non fu mai concluso - come capitò spesso nella storia dei palazzi dei Savoia - e dopo il completamento dell'avancorpo nel 1721 non si fece altro.
Basta comunque questo scenografico ingresso per ammirare il grandioso progetto juvarriano: sopra un piano a bugnato si eleva alto un corpo con grandi finestroni scandito da colonne e lesene d'ordine composito che sorreggono una trabeazione scolpita sormontata da un'elegante balaustra decorata con vasi e statue anch'esse di marmo bianco.
L'interno contrappone invece una leggerezza quasi arcadica data soprattutto dalla luce che penetra dai tre lati finestrati e presenta quattro colonne centrali che sorreggono la volta della scala monumentale che porta al piano superiore. Una maschera barocca che non nasconde l'antico castello medioevale ma gli dona importanza e ufficialità, quale simbolo di potere. Dalla morte dell'ultima Madama Reale che si innamorò di esso, subì pesanti rimaneggiamenti dovuti ai diversi usi che se ne fece, da commissariato di polizia a sede del governo provvisorio francese nelle campagne napoleoniche.
Nel XIX secolo re Carlo Alberto rincosidera l'edificio, facendolo sede della Pinacoteca Regia e successivamente del Senato Subalpino e quindi della Corte di Cassazione. Verso la fine di quel secolo inizia l'interesse per la storia del Palazzo, scavando le fondamenta e ritrovando tracce nelle architetture di costruzioni e versioni precedenti.
Diventato sede del Museo Civico d'Arte Antica nel 1934, il castello ha visto nel corso del Novecento lo svolgersi di numerosi restauri e ripristini, che si si sono conclusi alla fine del 2006 restituendo alla città un importante documento dei 2000 anni della sua storia.
Castello del Valentino
Il Castello del Valentino è un edificio storico di Torino, situato nell'omonimo Parco del Valentino sulle rive del fiume Po. Oggi è sede distaccata del Politecnico di Torino, ed ospita la Facoltà di Architettura.
L'antico castello fu acquistato da Emanuele Filiberto di Savoia, il duca Testa di Ferro, su consiglio di Andrea Palladio. Il nome Valentino sembra derivi dalla moglie di un governatore francese ai tempi dell'occupazione del Piemonte nel XVI secolo.
Il castello deve la sua forma attuale a un'altra Madama Reale, la giovanissima Maria Cristina di Francia (sposa di Vittorio Amedeo I di Savoia). Proprio alla Francia guarda lo stile di questo splendido palazzo: quattro torri angolari cingono l'edificio a forma di ferro di cavallo, con un'ampia corte a pavimento marmoreo. I tetti con due piani mansardati (solo dei falsi piani) sono tipicamente transalpini e tutto lo stile architettonico riflette i gusti della giovane principessa. I lavori durarono 30 anni (1660) su progetti di Carlo e Amedeo di Castellamonte: la duchessa Maria Cristina vi abitò fin dal 1630. E proprio a lei si deve lo scenico arco di ingresso sulla facciata con lo stemma sabaudo. Sulla figura della nobildonna francese circolavano voci maligne, che narravano di un Castello del Valentino luogo di incontri amorosi con gentiluomini e servitù che finivano in fondo ad un pozzo gettati dalla nobile amante, la quale sembra che si fece costruire anche un passaggio sotterraneo, vera e propria galleria che attraversava anche il letto del Po, per collegare il Castello alla Vigna Reale, teatro d'incontri amorosi tra lei e il suo consigliere Filippo di Agliè.
Nel XIX secolo il castello subì piccoli cambiamenti architettonici e di connessione nel tessuto urbano cittadino, ma venne anche depredato del suo splendido arredo secentesco dai soldati francesi napoleonici. Seguirono anni di abbandono e di degrado, quando nel 1860 venne scelto per la facoltà di Ingegneria torinese. Oggetto di restauri in questi ultimi anni, sta ritrovando l'antico splendore.
Basilica di Superga
La Basilica di Superga sorge sull'omonimo colle ad est di Torino. Fu fatta costruire dal re Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine Maria, dopo aver sconfitto i francesi che assediavano Torino nel 1706. Il progetto è del messinese Filippo Juvarra e risale al 1711.
Attraverso una grande scalinata si accede al pronao della Basilica, di ispirazione classica (Pantheon di Roma), come la pianta centrale sormontata da un cupola. Ai lati del corpo centrale si elevano due bellissimi campanili, nei quali è visibile l'influenza del Borromini. La Basilica di Superga ospita le sontuose tombe dei Savoia e delle loro consorti, oltre ad un certo numero di bambini di casa Savoia. Fin dalle origini infatti essa fu concepita come mausoleo di casa Savoia, idealmente collegata, sull'asse Est-Ovest, al Castello di Rivoli, luogo designato alle nascite degli eredi della dinastia.
La parte posteriore del complesso basilicale è stato colpito il 4 maggio 1949 dall'aereo in arrivo da Lisbona, che trasportava la squadra di calcio del Grande Torino: nell'incidente morirono i giocatori e i tecnici della squadra, i giornalisti al seguito e i membri dell'equipaggio. I muri distrutti dall'impatto sono ancora visibili, in quanto si è deciso di non ricostruirli. Oggi il tragico evento è ricordato da un museo all'interno e da una lapide sul retro dell'edificio, meta di pellegrinaggi di sportivi e non; ogni 4 maggio infine si celebra una messa solenne in ricordo delle vittime.
Porte Palatine
Le Porte Palatine sono una costruzione romana che consentiva l'accesso da settentrione ad Augusta Taurinorum, la civitas (città) romana che oggi prende il nome di Torino. Gli imponenti resti dell'antica struttura sono visibili al centro di un'area aperta, l'odierna Piazza Cesare Augusto.
Un progetto di ridisegno dell'area, commissionato dalla Città di Torino e firmato dagli architetti Aimaro Isola, Giovanni Durbiano e Luca Reinero, è attualmente (2006) in fase avanzata di realizzazione. Il nuovo Parco Archeologico intende in primo luogo riportare le Porte Palatine alla loro funzione primaria, consentendo al visitatore un ingresso ideale nella zona più antica e ricca di Storia della città. L'intera area corrispondente a Piazza Cesare Augusto diviene così un giardino, delimitato da opere murarie e filari di alberi. Nella parte antistante Corso Regina Margherita si è innalzato un bastione simile a quello che Napoleone fece demolire nel 1800, destinato ad ospitare nottetempo i carretti del vicino mercato di Porta Palazzo.
Palazzo Carignano
Il Palazzo Carignano è un edificio storico costituito da due diversi corpi di fabbrica situato nel centro di Torino. Insieme con Palazzo Reale e Palazzo Madama fa parte dei più importanti palazzi storici della città. Ospita attualmente il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Nelle vicinanze si trovano la Biblioteca Nazionale Universitaria e il Teatro Carignano.
L'edificio si affaccia sull'omonima piazza e con la facciata laterale del Palazzo dell'Accademia delle Scienze e l'imponente retro della Chiesa di San Filippo Neri crea un unicum architettonico di straordinario valore.
Cappella della Sacra Sindone
La Cappella della Sacra Sindone o Cappella del Guarini è una mirabile opera architettonica dell'architetto Guarino Guarini, costruita a Torino alla fine del XVII secolo.
La cappella fu commissionata a Carlo di Castellamonte dal duca Emanuele Filiberto di Savoia per conservare il prezioso telo della Sindone che la famiglia ducale sabauda costudiva da alcuni secoli. Esternamente la cappella si presenta come un edificio a pianta quadrata che compenetra sia il Duomo che Palazzo Reale. Sopra la base si innalza un tamburo in mattoni a pianta poligonale con 6 grandi finestroni ad arco, incorniciati da lesene e protetti da un tetto che morbidamente si adagia sugli archi. Al di sopra vi è una copertura a cappella sorretta da costoloni su cui sono installate numerose urne in pietra. Tra i costoloni sbucano morbidamente linee arcuate orientaleggianti che disegnano numerose aperture a semicerchio, fino a salire alla parte terminale della cupola, un piccolo tamburo circolare finestrato e prolungato con una struttura a cannocchiale (estranea al progetto originale, che prevedeva una cuspide a spirale.
Ma è internamente che il genio barocco del Guarini si concretizza: ai lati dell'altare maggiore del Duomo si aprono due portali in marmo nero che introducono a due cupe scalinate con bassi gradini semicorcolari. Alla fine delle due scalinate si entra in due vestiboli circolari paralleli delimitati da colonne in marmo nero.
Da qui si accede alla cappella, a pianta circolare, dove al centro svetta l'altare barocco (opera di Antonio Bertola) che conserva, in una teca d'argento e vetro, la Sindone. Il pavimento presenta un disegno in marmo nero e bianco che sottolinea l'importanza dell'altare, mentre grosse stelle di bronzo incastonate nel marmo bianco riflettono la luce proveniente dall'alto.
Chiesa della Gran Madre di Dio
La Gran Madre è una delle chiese più importanti di Torino. La chiesa, una delle più amate dai torinesi, sorge ai piedi della collina torinese, in una posizione molto suggestiva vicino al fiume Po. Di fronte a lei si presenta piazza Vittorio Veneto, una delle piazze più importanti della città.
Il tempio fu eretto per festeggiare il ritorno del re Vittorio Emanuele I di Savoia il 20 maggio 1814 dopo la sconfitta di Napoleone. Sul timpano della chiesa è presente l'epigrafe «ORDO POPOLUSQUE TAURINUS OB ADVENTUM REGIS» («La città e i cittadini di Torino per il ritorno del re»), scritta dal latinista Michele Provana del Sabbione.
La basilica si trova rialzata rispetto alla piazza dove sorge. Per raggiungere la chiesa si deve salire una scalinata, al termine della quale ci si trova su una piazzetta. Appena terminata la scalinata, alla sua destra e alla sua sinistra, sono presenti due statue, rappresentanti la Fede e la Religione, realizzate da Carlo Chelli. La statua della Fede ha in mano un calice che, secondo la tradizione esoterico-occultistica, si manifesta come un segnale della presenza del Santo Graal a Torino, in particolare lo sguardo della statua indicherebbe la direzione in cui è nascosta la coppa. Prima dell'ingresso della chiesa è presente un pronao esastilo, realizzato da Ferdinando Bonsignore tra il 1827 e il 1831. A piedi della scalinata sorge una statua dedicata a Vittorio Emanuele I di Savoia. L'architettura della chiesa riprende quella del Pantheon.
Torino di notte
Da qualche anno Torino sta scoprendo una nuova vocazione come luogo di divertimento per giovani e meno giovani. Alcune sue aree sono state strappate al degrado e sono diventate meta preferita per le sere e le nottate torinesi.
Il lungo Po, chiamato Murazzi, è il luogo preferito per la movida estiva. Vi si possono trovare numerosi locali: ristoranti, disco-pub, librerie, che dall'aperitivo fino a notte fonda offrono la possibilità di divertirsi ed incontrarsi.
Un altro luogo centrale è il Quadrilatero Romano, l'area centrale più antica della città, dove sono sorti numerose osterie, vinerie, ristoranti che propongono il meglio dell'enogastronomia cittadina. Esso è considerabile il quartiere "artistico" della città, vista l'elevata presenza di artisti (residenti e non).
Altra zona nata come luogo di loisir, è Borgo Dora. A ridosso di Porta Palazzo, il più grande mercato scoperto d'Europa, è il luogo delle mille contraddizioni: è il centro della nuova immigrazione araba, aveva sede l'Arsenale militare, ora diventato Arsenale della Pace, sede del Sermig, è presente il grande complesso fondato dal Cottolengo: la Piccola Casa della Divina Provvidenza. Fra le piccole vie recuperate dal degrado si possono trovare antiche botteghe di artigiani, antiquari, osterie, pub. È la sede delle notti bianche torinesi.
Un ultimo luogo è certamente il Parco del Valentino chiamato affettuosamente dai torinesi "Valentino" in cui si trovano diversi locali per ogni gusto, tutti immersi nel verde.
Provincia di Torino:
Agliè
Agliè (Ajè in piemontese) è un comune di 2.572 abitanti della provincia di Torino e dista 35 km dal capoluogo. Anticamente era chiamata Alladium (da Ala Dei, ala di Dio da cui prendono a tutt'oggi il nome i suoi abitanti, alladiesi).
È conosciuta per l'importante castello del XII secolo appartenente originariamente ai conti San Martino di Agliè. Trasformato nel XVII secolo in un palazzo signorile dal conte Filippo di Agliè, fu devastato durante l'invasione francese del 1706; venne poi acquistato nel 1765 da Carlo Emanuele III di Savoia per essere ristrutturato in maniera radicale dieci anni dopo su disegno di Ignazio Birago di Bòrgaro. Residenza estiva dei Savoia, il castello presenta una facciata monumentale con due rampe di accesso e con un ampio giardino con fontana.
La chiesa parrocchiale del 1775 è stata costruita su disegno sempre di Ignazio Birago. Agliè è famosa anche per la Villa Meleto, casa di campagna di Guido Gozzano.
Ala di Stura
Ala di Stura è un comune di 477 abitanti della provincia di Torino e dista 54 km dal capoluogo. Piccolo comune alpino di una delle tre Valli di Lanzo (dà il nome alla Valle d'Ala), è un centro turistico molto frequentato e dotato di strutture per gli sport invernali. Il centro abitato sorge sulla riva sinistra del torrente Stura di Ala che in località Mondrone dapprima cade per 10 m formando un laghetto e poi precipita in un orrido - detto della Gorgia - profondo 65 m.
Nel centro abitato sorge una torre del XV secolo chiamata "Torre della dogana" su cui si trovano affreschi che riproducono le armi dei Savoia e alcuni fregi.
Nella frazione Martassina si trova il Santuario della Grotta di Lourdes edificato nel 1912. Al suo interno si trova una statua della Madonna, realizzata dallo scultore Leonardo Bistolfi.
Angrogna
Angrogna è un comune di 777 abitanti della provincia di Torino e dista 55 km dal suo capoluogo. Situato in Val Pellice, occupa tutta la valle dove scorre il torrente Angrogna. È assieme a Torre Pellice il più importante centro della Chiesa Valdese.
Le sue vicende storiche sono non a caso centrate su questo culto del quale nel medioevo qui si insediarono alcune comunità. Nel 1532 in località Cianforan si tenne il sinodo delle chiese valdesi di Francia, delle Calabrie e delle Puglie. In tale occasione venne decisa l'adesione alla riforma protestante e la stampa della cosiddetta Bibbia di Olivetan che avrebbe visto la luce tre anni dopo.
Con l'inaugurazione del culto pubblico ebbero inizio però anche dure persecuzioni nei confronti dei suoi seguaci. La frazione di Pradeltorno - roccaforte naturale per la sua conformazione geografica - fu il centro della resistenza valdese nell'arco di tempo che va dal XV secolo al XVIII secolo. A mettere pace nel territorio occorse l'intervento di Carlo Alberto di Savoia che concesse ai valdesi, il 17 febbraio 1848, la libertà di culto. A testimonianza delle persecuzioni resta tutt'oggi una sorta di catacomba conosciuta con il nome di ghieisa d'la tane.
Ad Angrogna sorge anche il più antico tempio valdese delle valli di Pinerolo edificato nel 1555, più volte distrutto e ricostruito. Sulla piazza principale della cittadina un monumento chiamato La peira d'la rasoun (La pietra della ragione) ricorda di quando i debitori insolventi venivano posti alla berlina.
Altri monumenti degni di rilievo sono in località Serre il monumento eretto a memoria del sinodo del 1532 e a Pradeltorno la chiesa gotica eretta nell'Ottocento e la Scuola dei Barba, in cui nel medioevo venivano formati i predicatori valdesi (chiamati appunto Barba). Da ricordare infine che Angrogna è un comune bireligioso e bilingue: vengono parlati cioè tanto l'italiano che il francese.
Avigliana
Avigliana è un comune della provincia di Torino in Piemonte posto all'imbocco della val di Susa ad una ventina di km dal capoluogo in una conca naturale attorno ai laghi posta fra il monte Pirchiriano sul quale sorge la Sacra di San Michele e monte Cuneo.
Avigliana conserva ancora numerose testimonianze medievali, in particolare il borgo posto intorno a piazza Conte Rosso presenta ancora alcuni edifici del XIII secolo, nel centro della piazza vi è un pozzo del 1300 in buone condizioni di conservazione, poco distante si trovano la coeva Torre dell'Orologio che ospitò il primo orologio pubblico del Piemonte ed il secondo italiano. Nella chiesa di San Giovanni, sempre nei pressi della piazza, sono presenti numerose opere del Defendente Ferrari. Altra chiesa interessante è quella di San Pietro di architettura romanico gotica. Sul paese dominano le rovine del castello distrutto nel XVII secolo al quale si può accedere con un breve percorso dalla piazza Conte Rosso.
Tra le attrattive di origine naturale sono da segnalare i due piccoli laghi di origine morenica chiamati lago Piccolo e lago Grande. La zona paludosa attorno ai laghi è andata a costituire il parco naturale dei Laghi di Avigliana fin dal 1980 ed ospita numerose specie di uccelli tra cui aironi cenerini, germani reali, gallinelle d'acqua.
Bardonecchia
Bardonecchia (Bardonnèche in Occitano) è un comune di 3.037 abitanti della provincia di Torino, situato in Alta Valsusa al centro di una conca che dista circa 90 km dal capoluogo. Nell'abside della chiesa parrocchiale di S. Ippolito, con facciata rifatta nel 1827, si trova un coro ligneo adorno di antichi stalli del XV secolo trasportati dal'abbazia della Novalesa; nell'interno, ad una navata, si conservano una vasca battesimale del 1571 e un'antica croce d'argento.
Nel Museo civico sono custoditi cimeli locali tra cui degli sci del XIX secolo. In località Millaures, sulla sponda sinistra del Bardonecchia, vi è la chiesa di S. Andrea (1477) con un grande affresco sulla facciata. Nelle sue vicinanze si trova la Cappella di Horress con interno affrescato nel 1506. Una pregevole icona di legno è conservata nella chiesa di Les Arnauds, località a metà strada tra il Borgonuovo e Mélezet.
Con l'apertura del traforo ferroviario del Frejus l'economia di Bardonecchia subì una trasformazione radicale assumendo una notevole importanza quale ultima stazione italiana sulla linea ferroviaria Torino-Modane. Dopo il 1925, con l'enorme sviluppo dello sport dello sci e l'aumentata frequenza dei villeggianti estivi, l'economia di Bardonecchia ha subito un'ulteriore caratterizzazione traendo da queste due voci la maggior parte del reddito locale.
Le attività sportive invernali si accentrano in particolare in cinque zone distinte: Colomion, Jafferau, Mélezet, Les Arnauds e Bramafan, con un comprensorio di 140 km di piste da discese e 17 km di piste da fondo.
Bricherasio
Bricherasio è un comune di 4.016 abitanti della provincia di Torino. Si trova all'imbocco della Val Pellice.
Chiesa di Santa Maria: la barocca chiesa parrocchiale di Santa Maria fu costruita nel 1602, in sostituzione della primitiva parrocchiale sita sulla collina e devastata dalle invasioni francesi di fine Cinquecento.
Ha pianta longitudinale, con tre navate sorrette da pilastri; quella centrale ha una volta a botte affrescata nell'Ottocento, le due laterali hanno volte a crocera e in ogni campata sono completate da un altare laterale. Le volte sono sorrette da pilastri e capitelli privi di funzione portante e lesene in finto marmo rosa alleggeriscono per mezzo degli effetti coloristici tipici dell'architettura barocca.
Al suo interno trovano posto un fonte battesimale in marmo con copertura in legno del 1699 ed un altare con icona lignea dorata del 1725 raffigurante il trionfo della Vergine. Inoltre al suo interno si trovano alcuni quadri quali un "Estasi di S. Giovanni" di Lorenzo Delleani, una "Madonna" del Barbavara, un "Calvario" del Marietti e "Due santi oranti" del Morgari. Di particolare interesse è anche l'organo ottocentesco dei fratelli Collino.
Il campanile che l'affianca risale al 1828-32 ed era in origine dotato di una cuspide in piombo rimossa nel 1860 e mai più sostituita per via dei danni causati dall'infissione di quattro bandiere tricolori.
Chiesa di San Bernardino: fu ricostruita all'inizio del Settecento in forme barocche, con pianta centrale, cupola, elegante coro ligneo; l'interno è mosso da lesene binate.
Chiesa della Madonna del Castello: la chiesa della Madonna del Castello fu eretta nel Settecento al posto delle distrutte fortificazioni bricherasiesi, col simbolico intento di edificare un luogo di pace al posto della sede di tante sofferenze. La costruzione, di gradevoli forme barocche con uno slanciato campanile, è ancora oggi meta di passeggiate e pellegrinaggi che percorrono la scalinata in pietra che la collega alla piazza centrale del paese.
Palazzi di Piazza Santa Maria: alcune costruzioni secolari fanno da cornice alla piazza della chiesa parrocchiale. Vi sorgono le forme eleganti di palazzo Belmondo (XVIII-XIX secolo), sede di una delle famiglie nobili più antiche del paese, palazzo Barberis (XVII-XIX secolo) e il palazzo del comune, edificato tra il XVII e il XVIII secolo, dotato di un ampio porticato e di un vero gioiello quale il soffitto cassettonato ligneo della sala di rappresentanza.
Le Case del Quattrocento: del primo nucleo della "Villa nova" di Bricherasio restano solamente due case con mattoni a vista in via Molarosso. Dotate di tipiche finestre con arco a sesto acuto e di un porticato rappresentano le ultime vestigia della Bricherasio medievale.
La Casa Brignone: posta nella via omonima, la dimora diede i natali al generale Filippo Brignone (1812-1877), conquistatore di Spoleto, combattente a Custoza e senatore del Regno. E' una semplice casa a due piani con balconata in ferro.
Palazzo Cacherano: i Cacherano di Bricherasio, signori del paese dal 1360 al 1797, non si limitarono a costruire lo splendido palazzo Bricherasio di via Lagrange a Torino, ma in paese risiedettero dapprima in una dimora ai piedi della collina e poi, a partire dal '500-'600, nell'attuale palazzo Cacherano all'ingresso del paese. Circondato da un ampio parco, il palazzo possiede eleganti forme barocche: un ordine inferiore di arcate ed uno superiore di lesene conferiscono movimento alla casa signorile.
Palazzo Ricca di Castelvecchio: proprietà di una famiglia capace di far grande fortuna con il commercio della lana e di assurgere poi ai fasti nobiliari, il palazzo si trova all'imbocco del paese, dalla parte del lato orientale di piazza Santa Maria, nel quartiere di Porta Pinerolo. Edificato nel Seicento, presenta sulla via su cui si affaccia un elegante scorcio di architettura barocca che fece dire ad un sindaco bricherasiese dell'Ottocento che il luogo in cui sorgeva era "la contrada più civile del borgo, ove si suole fare la passeggiata".
Villa Daneo: risalente al 1700, il palazzo si trova un po' discosto verso il margine sud-est del paese, in via Campiglione. Appartiene alla famiglia del senatore del Regno Edoardo Daneo ed è costruito secondo i dettami di una signorile casa padronale.
E' sede estiva del consolato di Danimarca per il Piemonte e la Valle d'Aosta.
Bruino
Bruino è un comune di 7.928 abitanti della provincia di Torino.Situato a 20 km ad ovest del capoluogo, sorge sulla riva destra del torrente Sangone, all'imbocco dell'omonima valle.
Castello di Bruino: le tracce storiche di un primo forte rurale si trovano nel Diploma Imperiale di Guglielmo II di Olanda del 1252.L'attuale costruzione, in decadenza, è originaria del XVI secolo.
Chiesa San Martino Vescovo: L'attuale costruzione sorse nel 1594, come testimonia la lapide commemorativa all'interno del Battistero che reca anche la firma del committente, Carlo della Rovere Conte di Rivalta e Bruino.Precedentemente si fa menzione di una chiesa e di un monastero benedettino a Bruino già dal 1011, dipendenti dall'Abbazia di Novalesa.
Cappella di Rivarossa: altro edificio di culto bruinese, è menzionato negli stessi atti della parrocchiale di Bruino, e si presume più antica.
Buttigliera Alta
Un'occasione di visita la fornisce la precettoria di Sant'Antonio di Ranverso. La chiesa appartenente a questo complesso religioso risale al 1121. Il complesso include, tra le altre cose, una macina per il grano ricevuta in dono dai monaci il 7 giugno 1188 da Umberto III di Savoia. Insieme al mulino, egli donò anche un bosco. In questo luogo già sorgeva precedentemente un ospedale. Tutti gli anni, viene qui allestito un presepe vivente.
Canischio
È il paese dominante la valle del Gallenca, il fiume che costeggia la cittadina, è sovrastato dal monte Soglio e dalla Cima Mares, ai primi del 1900 contava 1550 abitanti aveva una banca e una miniera d'oro (ancora visitabile) di proprietà di una società inglese che provvedeva al suo sfruttamento.
Nella valle del torrente Gallenca, affluente dell'Orco, in due piccoli centri, Prascorsano e Canischio, vengono segnalati alcuni maestri minori, preziosi per farci conoscere il substrato culturale ed artistico di questi luoghi appartati, che, in quanto tali, ci hanno conservato fedelmente la temperie culturale dell'Alto Canavese, nel '400 e agli inizi del '500, in un periodo "di ripresa di quota della pittura piemontese, con Macrino d'Alba, Martino Spanzotti, Defendente Ferrari, Gerolamo Giovenone" (A. Cavallari Murat).
Partendo dalla Piazza di Canischio dopo pochi minuti si trova in località Rua di Sotto, la cappella campestre di San Grato, architettonicamente molto semplice, con un piccolo portichetto sorretto da colonne sulla facciata. Nell’interno, sul fondo dell’abside e sulle pareti che si raccordano direttamente alla volta a botte (caratteristica preromanica), si svolge un ciclo di affreschi tardo quattrocenteschi, noto come opera del "Maestro di Canischio". L'affresco più importante si trova sulla parete absidale ed è una Pietà con una Maria Madre in gramaglie e raccolto sulle ginocchia il Cristo morto.
È dominante la figura della Vergine, con una smorfia di dolore sul volto e le braccia aperte: sulle sue ginocchia giace il corpo irrigidito del Cristo che spicca lugubremente sulle vesti scure della Madre che pare volerlo rinchiudere in un ultimo gesto protettivo il volto della Vergine, incorniciato dal cappuccio, è stravolto dallo sconforto e rigato di lacrime; anche nel Figlio morto l’artista esprime tutte le sue capacita veristiche, memore del messaggio jaqueriano.
Sulle pareti sono raffigurati i Santi Rocco, Antonio, Bernardo da Mentone e Grato. Qui risulta più formale il modo di comporre le figure dei Santi inquadrate da edicole con archi a tutto sesto che formano come delle nicchie. Prevale l’intento decorativo: i volti sono atteggiati a grande serenità e vi e molta cura nelle vesti minutamente indagate nei particolari decorativi. Occorre notare soprattutto i due Santi sulla sinistra, San Bernardo da Mentone e San Grato.
Il culto di San Bernardo da Mentone è assai diffuso proprio in questa zona con numerose cappelle a lui dedicate anche in alta quota; era ritenuto il santo che aveva cacciato i demoni dalle Alpi e la sua iconografia raffigura sempre un diavolo incatenato alla sua stola.
Castagneto Po
Punti di interesse nel comune sono la chiesa di San Genesio (ricostruita agli inizi del 1900, conserva un interessante campanile romanico che risale al 1000; nei pressi della chiesa è presente una sorgente di acqua sulfurea - attualmente non accessibile), e la riserva naturale del Bosco del Vaj, caratterizzata dalla presenza (ormai rara nella collina torinese) di faggeti ad una quota inferiore ai 600 metri di altitudine.
Cesana Torinese
La chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista, alta sul borgo, ha ancora tre absidi e il campanile della costruzione romanica (XII secolo). Il portale è del 1518; il soffitto ligneo del XVII secolo. Vicino alla chiesa vi è una fontana del XV secolo. Nella casa Alliaudi soggiornò per parecchio tempo Vittorio Alfieri. A Bousson la chiesa parrocchiale, dedicata a Nostra Signora della Neve, ha un portale tardo-gotico in pietra di scuola francese e uno slanciato campanile.
L'economia del paese è oggi fortemente legata al turismo, in particolar modo invernale. È infatti sede di un'importante stazione sciistica facente parte del comprensorio della Via Lattea.
Chieri
Medio Evo
Il Duomo risale agli albori della storia della città. Il sito sul quale sorge, presentava già in epoca romana la presenza di un tempio, probabilmente dedicato alla dea Minerva, Tra il IV ed il V secolole parti rimanenti dell'edificio vennero utilizzate per la costruzione di una chiesa cristiana, dedicata alla Vergine. Nel XI secolo il vescovo di Torino Landolfo, colpito dalla grave condizione di abbandono di tanti comuni della sua diocesi, diede vita ad una eccezionale opera di ricostruzione, che interessò Chieri tra il 1011 ed il 1037, fece costruire oltre al castello di San Giorgio, anche una nuova chiesa di Santa Maria. Questo edificio in stile romanico a tre navate era di dimensioni più ridotte rispetto a quello attuale e sopravvvisse fino al 1405, quando si decise l'erezione di una nuova cattedrale. Ignoto il nome dell'architetto anche se si ipotizza che possa trattarsi di Bernardo da Venezia. Il Duomo a tre navate a cui si affiancano quindici cappelle laterali, fu terminato in soli trent'anni, potendo essere consacrato nel 1437. Sulla facciata in mattoni rossi spicca la grandiosa "ghimberga", cioè il portale marmoreo. Su di essa vi era, fino a pochi anni fa una statua in marmo policromo della Vergine con Bambino, la Madonna del melograno. Ora restaurata e posta all'interno del duomo ha sempre rappresentato uno dei migliori pezzi di scultura gotica che si ammirino in Piemonte ; al suo posto è stata posta una copia. Nelle cappelle si conservano dipinti di gran pregio risalenti sia all'epoca barocca che all'epoca fiamminga. All'inizio del 1880 grazie ad alcuni lavori di restauro ad opera dei pittori Gamba e Castaldi furono riportati alla luce nella Cappella della Madonna, una serie di affreschi attribuibile al Jacquerio.
La Cripta, secondo alcuni parte del duomo landolfiano, secondo altri risalente alla chiesa paleocristiana precedente [14]. Sulla volta sono raffigurati la Madonna con il Bambino, affiancata dagli apostoli, Pietro e Paolo.
La Cappella Gallieri si trova alla base del campanile. Fu edificata tra il 1414 ed il 1418. Verso il 1420 fu dipinta da un maestro ignoto una serie di affreschi sulle Storie di San Giovanni Battista. Gli affreschi, restaurati negli anni 50 del novecento rappresentano la più importante testimonianza iconografica del quattrocento presente a Chieri. Nella cappella è esposto attualmente quello che rimane del tesoro del Duomo, comprendente reliquiari in oro e argento risalenti ai secoli XII-XV : il tesoro venne rubato nel 1973 e da allora ne è stata recuperata solo la metà.
Il Battistero posto sul lato destro del Duomo, la sua esistenza è attestata fin dal Duecento. Inizialmente era staccato dal duomo al quale venne unito solo nel Quattrocento. Nel 1432 passò sotto il patronato dei Tana che ne fecero per un certo tempo un sepolcro. Nel 1829 la volta crollò senza danneggiare comunque i preziosi affreschi raffiguranti la Passione di Cristo in essa contenuti, forse opera del pittore piemontese Guglielmo Fantini.
La Chiesa di San Giorgio, situata in cima al colle[15], sorge sulle rovine di un antico castello del X secolo[16]. All'inizio del XII fu costruita una chiesa gotica, il campanile della quale fu ricavato dalla torre Landolfiana. Venne distrutta da un incendio nel 1412 e ricostruita nel 1442. La nuova chiesa a differenza della precedente venne costriuta rivolta verso la città. L'attuale facciata risale al 1752 ed è opera di Bernardo Vittone. Fra le opere in essa conservate spicca una Resurrezione di Cristo, di Gugliemo Caccia detto "Il Moncalvo" (1568-1625). Il campanile fu resturato nel 1676 e fu allora che venne rivestito da una cupola orientaleggiante. Al tempo della repubblica di Chieri fungeva da Torre Civica e quando il comune era in pericolo, il messo vi saliva in cima e al grido di "San Giorgio" radunava la popolazione per i combattimenti.
La Chiesa di San Domenico, risalente al XIV secolo e unita al vicino monastero. Inizialmente era una chiesa gotica a tre navate, ma nel corso del XIV secolo vennero costruite ai suoi fianchi numerose cappelle patrizie. La chiesa conserva diversi antichi tesori, tra cui pregiate opere del Moncalvo, la Resurrezione di Lazzaro e della Moltiplicazione dei pani, al quale fu affidata nel 1614 la decorazione del coro. Vi sono inoltre presenti opere dello Spanzotti.
La Chiesa di San Guglielmo risale al XIII, in cui nel 1328 si riunì il Consiglio di Credenza, l'organo più importante della Repubblica Chierese.
La Chiesa di San Leonardo Nuovo, costruita nel Quattrocento, a tre navate con volta retta da colonne piriformi. Venduta durante l'occupazione francese, nell'Ottocento venne trasformata in officina.
Periodo Barocco
Il Santuario dell'Annunziata risale al secondo Seicento. Sorge sul luogo occupato in precedenza da una cappella quattrocentesca, costruita attorno ad un affresco raffigurante l'Annunciazione alla quale si attribuirono virtù miracolose, quando nel 1651 un giovane sordomuto riacquistò la parola dopo aver pregato di fronte ad esso. Grazie a questo episodio si decise la costruzione del moderno santuario, tra il 1651 ed il 1655 su progetto di Andrea Costaguta, architetto di Madama Reale Maria Cristina.
La Chiesa di San Filippo risale anch'essa all'epoca barocca ; costruita tra il 1664 ed il 1673 su disegni dell'architetto di Lugano Antonio Bettini. La facciata invece è risalente al 1759 e realizzata dal chierese Mario Ludovico Quarini. La chiesa è ad una sola navata con quattro cappelle laterali. Nella prima si trova una tela di Claudio Beaumont[17], raffigurante San Francesco di Sales che prega la Vergine.
La Chiesa di San Bernardino realizzata tra il 1675 e 1683 ed ampliata nel 1694 su progetto di Bernardino Quadro, il quale morì prima di completare i lavori. Vennero ripresi solo nel 1740 quando Bernardo Vittore eresse la cupola, terminando i lavori nel 1792 con la facciata del Quarini. Nella chiesa sono conservate diverse opere del Moncalvo tra cui una Incoronazione della Madonna, nella quale il pittore ha raffigurato sullo sfondo Chieri, così come appariva alla fine del Cinquencento.
Fra le altre chiese realizzate nel periodo barocco troviamo la Chiesa di Santa Margherita, terminata nel 1671 su progetto di Francesco Lanfranchi e la Chiesa di Santa Maria della Pace terminata attorno al 1660.
XVIII Secolo
La Chiesa di San Antonio Abate, venne edificata sul sito di una precedente chiesa gotica. Il progetto venne affidato prima al Juvarra[18], ma a causa delle scarse risorse economiche venne rimandato al 1767 e coommissionata all'architetto Giuseppe Giacinto Bays, al quale si pose la condizione di rispettare il progetto juvarriano. La chiesa è a navata unica con cappelle laterali, la volta ornata con stucchi e centro dipinta con la Gloria di Sant'Antonio, opera del pittore Vittorio Blanseri, un allievo del Beaumont.
La Chiesa di Sant'Andrea, era considerata dallo stesso Juvarra uno dei suoi capolavori. Venne costruita tra il 1728 ed il 1733 accanto all'ononimo covento. Durante l'occupazione francese venne adibita a cotonificio. Fu distrutta nel 1811[19] per evitare che fosse nuovamente adibita al culto.
L'arco di Piazza Umberto I - E' una delle più note e tipiche costruzioni della città, conoscendo nei secoli diverse modificazioni. Eretto nel 1580, in onore di Emanuele Filiberto, il quale morì quando ancora l'arco non era terminato. Nel 1586, per la nascita di Filippo Emanuele , primogenito di Carlo Emanuele , l'arco subì i primi restauri. Nel 1761 un nuovo crollo rese necessario un consistente rifacimento affidato al Vittone. Nel 1837, venne sottoposto ad un nuovo restauro e nel 1876 vi venne posto un orologio.
Il museo enologico - A Chieri, nella frazione Pessione ha sede il Museo "Martini" di storia dell' Enologia, creato da Lando Rossi di Montelera proprietario della Martini & Rossi, noto stabilimento famoso nel mondo per la produzione di Vermouth. Diviso in 16 sale i reperti sono organizzati in modo da permettere al visitatore di prendere visione delle forme e dei modi assunti dalla cultura del vino nelle diverse civiltà succedutesi dall'antichità ad oggi, per un arco di tempo di venticinque secoli.
Chiomonte
Da vedere: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria, con pregevoli sculture lignee e affreschi; l'antica Chiesetta di Santa Caterina, risalente al XII secolo; la Chiesa di Sant'Andrea (fraz. Ramats), restaurata di recente; il Museo Archeologico; la Pinacoteca G. A. Levis, ricca di opere del pittore chiomontino; le fontane in pietra che costellano il paese, alcune risalenti al XVI secolo; la Chiesa di San Bartolomeo, in frazione Frais, visitabile durante la festa del Santo patrono. Chiomonte, oltre che al pittore Levis, ha dato i natali all'ammiraglio Andrea Agnes des Geneys, fondatore della marina sabauda nei primi dell'800; in suo ricordo la cittadinanza ha eretto un bel monumento nell'omonima piazza.
Per gli appassionati di escursioni in montagna si consigliano gite:
alle fortezze del Gran Serin e dell'Assietta, dove si svolse un'importante battaglia nel '700 contro i Francesi (3 ore dal Frais);
al Gran Pertus (grande buco), opera idraulica di notevole importanza realizzata a metà '500 dal chiomontino Colombano Romean, e ai Quattro Denti, formazioni calcaree sulla cresta della montagna (3 ore da Ramats), proseguendo eventualmente per Cappella Bianca (1 ora) o per il Rifugio L. Vaccarone, aperto solo in estate (2 ore).
Cirié
Duomo di San Giovanni Battista. Dichiarato monumento nazionale nel 1887, si trova nella centralissima piazza San Giovanni, oggi pedonale. Bellissimo esempio di gotico piemontese, viene realizzato nel corso del XIV secolo. È affiancata da un campanile a quattro piani, la cui sommità si presenta con una guglia centrale e quattro pinacoli posti negli angoli. All'interno della chiesa si trovano alcune opere d'arte di gran pregio, fra cui una pala ovale conosciuta come la Madonna del Popolo, attribuita alla bottega del pittore chivassese Defendente Ferrari e un bel crocefisso in legno di scuola bizantina, databile fra il XII e il XIII secolo. Sopra l'altare maggiore è posto un trittico su legno realizzato nel 1531 da Giuseppe Giovenone da Vercelli. Per esso, racconta Angelo Sismonda nelle sue Notizie storiche di Cirié, il re Carlo Alberto offrì quattromila lire per arricchire la Pinacoteca Reale, ma il comune di Cirié non accettò la proposta.
Claviere
Claviere (in occitano: Clavieras; in francese: Clavières) è un piccolo comune di 163 abitanti della provincia di Torino. Si trova in Alta Valle Susa a 1760 metri di quota, sul versante italiano del colle del Monginevro, a 94 km dal capoluogo.
La fonte principale di reddito è il turismo: Claviere è un frequentato centro estivo (alberghi di ogni categoria, impianti per tennis, nuoto, campo di golf a nove buche) e soprattutto invernale, con attrezzature sportive che comprendono 5 seggiovie quadriposto, uno skilift, sci club, trampolino da salto, pista da pattinaggio sul ghiaccio. Fa parte del comprensorio sciistico della Via Lattea e fra le piste più interessanti comprende: la Serra Granet-La Coche;
la pista rossa Gimont;
la pista nera del Col Boeuf;
le piste del Col Saurel;
i muri di Sagnalonga.
È collegato, attraverso gli impianti dei Monti della Luna, con Cesana Torinese, mentre un anello per lo sci di fondo, oltre alle piste e agli impianti di risalita, collega Claviere a Monginevro, e un panoramico sentiero escursionistico aggira la mole dello Chaberton e conduce alla vetta della montagna.
Cuorgnè
Nel centro sono notevoli: la torre dell'Orologio, la torre quadrata (forse di antica origine romana) e la torre Carlevatto, rotonda (entrambe del '300 e di circa pari altezza), la chiesa parrocchiale di S. Dalmazzo, del 1805-10, con un dipinto bizantino (nostra Signora di Rivassola), quella della SS. Trinità (oggi centro multimediale), con un ancona del Perucca (1691) e quella di S. Giovanni, con dipinti del Bassetti da Orta.
Osservando la pianta del borgo si possono riconoscere facilmente nel tessuto urbano verso oriente i bastioni di difesa, d'epoca medievale, che circondano tutto il centro storico, e mostrano a tratti larghe muraglie. Lungo la bastionata corre ancora la strada periferica interna alle Mura, la cosiddetta Cursera, dalla quale di diramano i camminamenti pedonali.
Il Museo Archeologico contiene importanti reperti, dalla preistoria all’epoca romana, ritrovati in scavi nell'Alto Canavese e di un quadro dell'antica storia antica del territorio.
Essendo stata Cuorgnè in passato sede di amministrazione della giustizia, le sentenze capitali venivano eseguite sotto i bastioni, nel largo ancora oggi denominato "Rondò della forca". Importante esempio di archeologia industriale è quello della Manifattura cuorgnatese, in restauro.
Exilles
Exilles (Esille durante il dominio fascista) è un comune di 285 abitanti della provincia di Torino si trova in Alta Val Susa. È noto soprattutto perché vi sorge l'omonimo Forte. L'abitato di Exilles ha origine antichissima: grazie alla sua posizione strategica il sito attualmente occupato dal Forte era abitato già in epoca primitiva e poi in epoca celtica. Il villaggio è sorto ai piedi del castello, poi fortezza.
Principale attrattiva artistica di Exilles è il suo Forte. Il Forte di Exilles rappresenta uno dei più importanti sistemi difensivi del Piemonte, insieme al complesso fortificato di Fenestrelle, che venne impiegato a fasi alterne sia dai Savoia e sia dai Francesi. La sua posizione al centro di una strettoia della Valle infatti lo rendeva una minaccia sia per gli eserciti che scendevano dall’Alta valle che per quelli che risalivano dal fondo valle.
Intorno al Forte nacquero nei secoli molte leggende, ma forse la più famosa di tutte è quella relativa ad un misterioso personaggio ivi rinchiuso (la costruzione fungeva anche da carcere) tra il 1681 e il 1687. Secondo la tradizione, esso potrebbe identificarsi con la Maschera di Ferro, personaggio la cui identità non è a tutt'oggi nota.
Da vedere la Chiesa di San Rocco costruita nel 1660 su impianto romanico e la parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo originaria del XI secolo a tre navate con pregevole portale gotico e un importante campanile tardoromanico.
Feletto
Il Torrione: sorge nelle vicinanze della parrocchiale. Forse antico rimasuglio dell'antico castello medioevale. Adattato prima a torre campanaria (funzione che mantiene tutt'oggi), dopo diventato sede del Municipio. Adesso ospita nelle sue sale la sede della Pro Loco felettese e una banca.
Monumento ai Caduti: sorge nelle vicinanze del cimitero, a ricordo di tutti i felettesi morti durante le due guerre mondiali.
Ponte Rosso: rimasuglio di due archi di un vecchio ponte a cinque arcate, costruito in mattoni, che doveva unire Feletto con Lusigliè e gli altri paesi dell'altra riva dell'Orco. Si trova subito dopo il nuovo ponte della provinciale che unisce Feletto ad Agliè.
La parrocchiale: dedicata a Santa Maria Assunta, sono conservate al suo interno le spoglie di San Vittorio martire. La posa della prima pietra risale al 6 aprile del 1693, ultimata nel 1706 in forme barocche fu consacrata l'8 ottobre del 1750 dal cardinale Vittorio Amedeo Ignazio delle Lanze abate di Fruttuaria. Essa è costituita da un'unica navata, è ricca di altari, statue e di grandissimo pregio è il Polittico di Defendente Ferrari. Molto prestigioso è l'organo Serassi, uno tra i più grandi da loro prodotti.
Chiesa di S.Eusebio: visibile dalla Ex Statale 460 di Ceresole si trova un rudere di un antico romitorio e di una ancor più antica chiesa già intitolata a questo santo.
Fenestrelle
È celebre soprattutto per il forte costruito lungo la montagna. Considerato la muraglia cinese d'Italia, il complesso è costituito in realtà da una serie di più forti, ciascuno dei quali in passato era probabilmente indipendente e collegato al precedente e al successivo sia da sentieri esterni sia da lunghe scale interne che sviluppano complessivamente circa 4000 gradini.
Il forte è stato costruito per fermare eventuali eserciti francesi che avessero tentato di invadere il Piemonte attraverso la Val Chisone. Quando l'insieme di edifici passò in mano francese, vennero edificate opere destinate a bloccare una eventuale avanzata piemontese. La storia testimonia come il forte non sia mai stato teatro di battaglie, anche se ospitò carceri disumane.
Da alcuni anni sono iniziate opere di restauro e al suo interno vengono realizzate visite guidate e organizzate rappresentazioni teatrali e culturali all'interno delle mura.
Giaglione
Giaglione (Dzalioun nel dialetto locale) è un paese in alta Val di Susa posto circa 6 km dopo Susa (60 da Torino), sulla strada che porta al valico del Moncenisio. Dopo esser vissuto per molti anni dei frutti dell'agricoltura montana, ultimamente ha scoperto una vocazione turistica. Interessante il Castello superiore, purtroppo ridotto a pochi ruderi, risalente al 1230. Nella frazione di S. Stefano si trova una piccola Cappella che racchiude tré preziosi affreschi del XV sec. Rappresentanti i vizi, le virtù e le pene dell'inferno. Nei dintorni merita una visita la zona naturalistica della val Clarea.
Ivrea
Ivrea (in piemontese Ivrèja) è un comune di 24.095 abitanti della provincia di Torino; è definita la "Capitale del Canavese".
"Il Castello". Celebrato anche dal Carducci ("Ivrea la bella / che le rosse torri specchia / sognando a la cerulea Dora / nel largo seno, / fosca intorno è l'ombra di re Arduino."), il castello delle tre torri è un po' l'emblema della città. Fatto edificare (1357) da Amedeo VI di Savoia; realizzato interamente in mattoni, a pianta trapezioidale con quattro torri circolari poste a suoi vertici, era stato pensato come fortificazione difensiva (funzione che poi non svolse rivelandosi insufficiente, con l'introduzione della polvere da sparo, a sostenere i colpi dell’artiglieria). Adibito a ricovero, un fulmine fece esplodere, nel 1676, una delle quattro torri utilizzata come deposito di munizioni: non venne più ricostruita. Già utilizzato come carcere, oggi è sede di mostre e manifestazioni.
"Il Duomo". La prima edificazione del duomo risale al secolo IV (forse sui resti di un antico tempio pagano). Ricostruito verso l'anno 1000 per iniziativa del vescovo Warmondo, si conservano oggi, dell'antica fabbrica romanica, i due campanili, le colonne visibili nel deambulatorio dietro l'abside e la elegante cripta affrescata (contenete un antico sarcofago romano, che la tradizione vuole abbia poi conservato le spoglie di San Besso, copatrono di Ivrea assieme a San Savino). L’attuale facciata in stile neoclassico è della metà del XIX secolo. Nel deambulatorio si trova un affresco raffigurante una Resurrezione miracolosa di un bambino, dipinto della seconda metà del XV secolo, attribuito al pittore tardogotico Nicolas Robert, del quale non si conoscono opere certe. In sacrestia due belle tavole di Defendente Ferrari.
"Biblioteca Capitolare". Situatata nei locali del Seminario, nei pressi del Duomo, conserva una importante collezione di "codici miniati" compresi tra il secolo VII ed il secolo XV . Tra essi il Sacramentarium Episcopi Warmundi dell'anno 1002, codice membranaceo di 444 pagine, con molteplici miniature e lettere iniziali auree.
"Chiesa di San Bernardino". La chiesa di modeste proporzioni (che si erge nell'area del circolo sportivo e ricreativo dell'Olivetti) è in stile gotico. Venne fatta costruire, assieme all’annesso convento, a partire dal 1455, dell'ordine francescano dai Frati Minori. Conserva al proprio interno uno splendido ciclo di affreschi sulla Vita e Passione di Cristo, realizzato tra il 1485 ed il 1490 da Giovanni Martino Spanzotti: esso rappresenta il punto più alto della sua produzione artistica. Sono anche presenti affreschi tardogotici di minor valore, oggi dubitativamente attribuiti al pittore lombardo Cristoforo Moretti.
"Santuario di Monte Stella". Luogo devozionale posto su di una verde e tranquilla collina che si erge nei pressi della piazza del mercato, lungo la quale si snoda una Via Crucis. Proseguendo in salita oltre al Santuario, si giunge alla "Cappella dei Tre Re", nella quali si trova, recentemente restaurato, un affresco (Natività e Santi Rocco e Sebastiano) di scuola spanzottiana.
Museo Civico "P.A. Garda". Conserva reperti archeologici, etnografici ed artistici (tra di essi un Presepe ligneo databile verso il 1470, proveniente dalla "Cappella dei tre Re"). Il museo è soprattutto importante per la preziosa collezione di lacche giapponesi e di altri oggetti d’arte orientale donata nel 1874 alla città di Ivrea da Pier Alessandro Garda.
"Museo all'aperto di architettura moderna" (MAAM). Inaugurato nel 2001, con l'intento di valorizzare il "lascito culturale" della Olivetti, che si distinse sin dagli anni '50 per i progetti di avanguardia realizzati nel campo dell'urbanistica e della architettura industriale e civile. Il percorso museale si snoda lungo la via G. Jervis, raggiungendo gli altri siti contigui sui quale si affacciano i principali edifici la cui costruzione venne affidata dal Gruppo Olivetti ad architetti prestigiosi.
Il territorio comunale assieme a quello di alcuni comuni limitrofi ospita un'area di indubbio interesse naturalistico caratterizzata dalla presenza di cinque laghi di origine morenica.
I bacini in questione sono: lago San Michele ad Ivrea;
lago Campagna a Cascinette d'Ivrea;
lago Sirio tra Ivrea a Chiaverano;
lago Pistono e lago Nero a Montalto Dora.
Ivrea è nota per il suo carnevale storico nel quale ha luogo la celebre "battaglia delle arance".
Leinì
Il Chiosso - Il complesso architettonico del Chiosso è costituito da un insieme di fabbricati di caratteri ed epoche diverse, strutturato per costituire una corte chiusa, funzionale alla destinazione agricola che lo ha caratterizzato per la lunga parte della sua storia. Situato su un'area compresa tra la principale via di attraversamento del concentrico e la strada provinciale che da Torino conduce nel Canavese. La consistenza attuale del fabbricato è frutto di successive mutazioni di destinazione. Il complesso produttivo preesistente, acquistato negli ultimi anni del XVII secolo da Carlo Amedeo Provana di Druent, venne trasformato in dimora signorile. Successivamente l'edificio subì altri passaggi di proprietà, il primo dei quali a favore dei Conti Provana di Frossasco.
Villa Violante - L'edificio, caratterizzato da particolarità architettoniche ed artistiche di fine settecento, è situato nelle vicinanze del perimetro del centro storico, nel settore est del territorio comunale tra via Carlo Alberto e Via Volpiano. Il generale Guglielmo Violante (1864-1941), colonnello degli Alpini, fu votato per anni a dirigere il comune di Leinì in qualità di sindaco e successivamente si podestà. In seguito alle disposizioni impartite nel testamento del generale Violante, la villa venne trasferita con pertinenza al comune di Leinì per essere adibita ad attività sociali, culturali e scolastiche.
Ex Capirone - La nascita di questa istituzione risale al 1719 quando fu fondata la Congregazione di Carità, ad opera di Padre Carlo Francesco di San Giorgio, Gesuita. Oltre ad assistere i poveri con la distribuzione di alimenti, nel 1721 viene fondato un primo ricovero, con 4 letti, ad uso degli infermi più bisognosi. Nel 1721 viene aperta la prima casa di riposo che viente sistemata dove ora si trova la Farmacia dell'Ospedale. Il ricovero ebbe vita in quel luogo fino al 1861. Nel 1839 Don Piero Capirone fece donazione alla Congregazione di Carità di una casa e di terreni. Come ringraziamento la casa di riposo venne intitolata al sacerdote. Nel 1861 la casa di riposo si trasferisce nei locali costruiti appositamente in via Carlo Alberto, successivamente occupati dalla Croce Rossa Italiana. Nel 1970 l'infermeria Capirone viene trasferita negli attuali locali, costruiti grazie alla donazione di terreni fatta all'Ente Comunale di Assistenza e curata dall'Amministrazione della Casa. Nel 1982 l'Ente Morale Capirone cessa la propria esistenza e la gestione passa all'Amministrazione Comunale Leinicese fino al gennaio 2001.
Parrocchia di San Pietro e Paolo - La chiesa parrocchiale di San Pietro e Paolo, situata in piazza Don Matteo Ferrero, venne edificata attorno all'anno 1000 come chiesa dell'antico cimitero. Sull'altare maggiore è ancora presente la data 1139, ma è del 1391 l'elevazione a parrocchia della chiesa. La struttura originaria è identica a quella attuale, con le medesime misure, ma priva di due navate. Nel 1486 cominciarono i primi lavori di ristrutturazione, proseguiti successivamente nel 1548 e terminati definitivamente nel 1722 con l'inaugurazione del nuovo campanile. Il 1855 vede il crollo della volta della chiesa con la distruzione di numerosi dipinti. Tra i quadri intatti vi è il più antico e prezioso, l'Adorazione dei Magi, attribuita al Defendente Ferrari. Quest'opera è stata ritirata nel 1954 per ordine della Sovraintendenza delle gallerie del Piemonte per essere restaurato. Nei primi anni del 1900 la chiesa si rivela ormai insufficiente di fronte all'ingente flusso di fedeli, e con il teologo Don Giorgio Gioda si decide di prolungare l'edificio di due arcate. I nuovi lavori iniziano le 1907 e si concludono nel 1913 con la benedizione del cardinale Agostino Richelmj.
Chiesa di San Rocco - La cappella di San Rocco sorge all'angolo fra viale Italia e via Bonis, all'ingresso del paese. In origine era adibito a lazzaretto, per isolare i colpiti dall'epidemia di peste nel 1690 e nel 1695. Al termine dell'epidemia, nel 1703, venne deciso di elevare una cappella in ricordo di tutti i morti seppelliti nel lazzaretto. Due secoli dopo, per ricordare i caduti della Grande Guerra, il terreno circostante venne intitolato Parco della Rimembranza, con l'installazione di lapidi riportanti i nomi dei caduti.
Locana
Tra le località di Perebecche e Prà, a pochi chilometri da Locana risalendo la S.S. 460, si dipartono altre due aeree geografico-paesaggistiche degne di nota, i valloni di Valsoera e di Piantonetto. La zona è ricca di percorsi naturalistici e di importanti tracciati tappe del G.T.A. (Grande Traversata delle Alpi) e dell'A.V.C. (Alta Via del Canavese), di recente sistemazione, che permettono trekking di più giorni essendo dotati di rifugi e bivacchi.
Lugnacco
Il paese è situato nel vallone di Chy in un ambiente naturale ricco di pascoli, di boschi e di vigneti terrazzati che scendono verso Loranzè.
Il nucleo dell'antico abitato con la "Cappella del Carmine" e la "Torre Campanaria" che si ergono a fianco di vetuste cascine, con ballatoi in legno ed archi in pietra intonacata, parla di un paese ricco di storia.
La principale testimonianza storica, di una comunità che nel periodo medievale doveva rivestire una certa importanza, è costituita dalla chiesa parrochiale della Purificazione di Maria Vergine, posta a breve distanza dall’abitato quasi un avamposto nella direzione di Vistrorio. Si tratta del luogo di culto più antico della Valchiusella, realizzato verosimilmente sui resti di un tempio pagano. Il campanile romanico in pietra, che sporge dalla superficie della facciata ed attraverso il quale – con soluzione architettonica singolare- si incunea lo stretto portale che dà accesso alla chiesa, risale al XI secolo.
La presenza di preesistenti culti pagani è stata confermata dalla identificazione, nei pressi del cimitero posto a ridosso dell’abside della antica parrocchiale, di un "mehnir" risalente almeno all’età del Bronzo. Il singolare monolite di gneiss (lungo 3,85 metri, per una circonferenza di base pari a 1,20 metri ed un peso di circa 1,8 tonnellate) è segnato da regolari intagli longitudinali; la sua forma affusolata rivela la probabile connessione ad un qualche culto fallico ed a riti di propiziazione della fertilità.
Esso è stato recentemente infitto verticalmente nel terreno, di fronte al cimitero, in quella che fu verosimilmente la sua collocazione originaria.
Maglione
Nel 1650 venne distrutto il castello edificato dai Masino e di cui rimane solo la Torre quadrangolare che funge da campanile del cimitero attuale. Nel centro più antico si possono ammirare alcune belle abitazioni patrizie, il Palazzo comunale e i loggiati della canonica. La Parrocchiale di San Maurizio e vicino il Palazzetto dei Corgnati è un ottimo esempio di architettura barocca, adornata all'interno di quattro altari, il maggiore dei quali, assieme alla balaustra è in marmo. Interessanti sono la Chiesetta di San Grato e la Cappella di San Maurizio.
Il Museo d'Arte Contemporanea all'Aperto - Ideato nel 1985 dal registra Maurizio Corgnati, (ex marito della cantante Milva) è un museo veramente singolare. Propose agli abitanti la possibilità di vedere e apprezzare opere d'arte contemporanea al di fuori dei soliti ambiti elitari dei musei, senza vincoli di orario, biglietti, norme da osservare, semplicemente passeggiando per le vie del paese. Fu in grado, e con successo, di invitare anno dopo anno artisti italiani e stranieri delle tendenze artistiche più diverse affinché affrescassero esterni di edifici messi a disposizione dei proprietari o installassero sculture in diverse piazze del paese. Ora per quasi tutti i mesi dell'anno il turista, e , perché no, anche il cittadino di Maglione ha la possibiltià di passeggiare per il paese, tra vie, viuzze e piazze per soffermarsi ad osservaere gli artisti mentre dipingono le loro opere d'arte, fermarsi a parlare con loro, chiedendo spiegazioni circa le loro opere, il tutto in un'atmofera tranquilla e pacata dove l'avanguardia si sposa in un contrasto complementare con l'architettura tradizionale.
E' veramente affascinante il melting pot tra opere tradizionali e le avanguardie: tra le prime i Santi grato e Maurizio raffigurati da Mauro Chessa sul fianco della chiesa a loro dedicata, o l'interpretazione di Eugenio Comencini fa della Rivoluzione Francese come una grande festa popolare. Tra le opere d'arte più interessanti troviamo le severe geometrie del Muro ad acqua di Roberto Caracciolo, i colori straordinariamente espressionisti di Bert van Zelm e le stupefacenti monocromie di Piero Riggeri.
Attualmente le opere create sono ben 115, spicca fra le sculture il Monumento al contadino di Pietro Gilardi costruito con l'aiuto degli anziani coltivatori di Maglione. Da altre opere emerge l'aspirazione e la speranza di pace come nelle sottili lastre metalliche dello scultore Klaus Munch che dalla pietra sembrano quasi spiccare il volo verso lontane migrazioni.
Moncalieri
Tra i suoi monumenti, sicuramente il più famoso è la residenza sabauda. Infatti nel castello di Moncalieri si è scritta un'importante pagina del Risorgimento italiano con la firma del Trattato di Moncalieri, rappresentato anche sulla Porta Navina. Quest'ultima è l'unica porta difensiva rimasta intatta in città. Essa era parte integrante di mura che, insieme ad altre tre porte, difendevano la città medievale. Da sempre risulta l'accordo ideale tra il centro storico e il ponte vecchio, di importanza strategica per chiunque intenda entrare a Torino da sud. Molte sono le chiese che si trovano nell'abitato, ricordiamo: Santa Maria della Scala, gotica colleggiata della città, che conserva le spoglie del patrono; San Francesco, come la precedente si affaccia sulla piazza principale del centro storico ed è del XVIII secolo; Santa Croce, che dà poi il nome all'ospedale di Moncalieri e di molti comuni a sud di Torino; Sant'Egidio e la Chiesa del Gesù di epoca barocca. Ancora la romanica Santa Maria a Testona e l'ammirevole Santissima Trinità, in neogotico, a Palera. Inoltre nella piazza principale si trova il secondo simbolo della città: la fontana di Saturnio e numerosi edifici nobiliari (come il palazzo Duck) che, con il palazzo comunale (rimaneggiato il stile barocco), corniciano piazza Vittorio Emanuele II, donandole un suggestivo aspetto medievale. Di notevole interesse anche il Real Collegio Carlo Alberto, dove studiavano i rampolli di casa Savoia. Sulla sommità di questa struttura si erge uno storico osservatorio meteorologico, voluto da Padre Denza. Sul territorio sono presenti anche altri castelli, come Castelvecchio a Testona, dai chiari lineamenti medievali del XV secolo e il castello di Revigliasco (Moncalieri), del XVIII secolo. Se infine si è attratti dall'esoterico, non è da perdere il Castello de La Rotta, importante, non tanto per il valore architettonico, ma per la supposta presenza di spiriti, che lo rendono il posto più infestato d'Italia.
Moncenisio
Il paese è costruito attorno alla chiesa parrocchiale di San Giorgio e nei pressi si trovano due piccoli laghi alpini. Il paese è anche luogo di partenza per interessanti escursioni sui numerosi sentieri che attraversano le montagne, sia d'estate, sia d'inverno con ai piedi le racchette da neve (ciaspole).
Il Colle del Moncenisio (Col du Mont Cenis in francese) è un passo delle Alpi situato, dopo le rettifiche al confine ottenute dalla Francia a titolo punitivo dopo la II guerra mondiale, in territorio francese che unisce la Val di Susa, in provincia di Torino, con la regione della Moriana, compresa nel dipartimento francese della Savoia. Sul colle è stata costruita una grande diga per la produzione di energia elettrica, divisa tra Italia e Francia. Il colle è anche un luogo interessante dal punto di vista turistico nella bella stagione grazie alla possibilità di effettuare escursioni. Il punto più alto della strada che attraversa il colle è situato a 2100 metri.
Montaldo Torinese
Nel paese sorge un Castello di origini antiche, che ha subito molte trasformazioni nel corso degli anni; l'attuale edificio, imponente, che domina il paese è sede un istituto dei barnabiti. La prima menzione del castello è del 1187 in un documento nel quale il vescovo di Torino investiva di prerogative alcuni signori locali a condizione che questi circondassero di mura almeno la metà del castello. Questo è un atto molto importante in quanto costituisce un vero è proprio Statuto comunale, dove in breve sono definite norme di diritto civile, militare e penale. Intorno all'antica parrocchiale è sorto un cimitero e la chiesa è stata trasformata in cappella cimiteriale.
Montalenghe
Chiesa di S. Pietro: del XIII secolo rimaneggiata verso la fine dell'XIX secolo; Chiesa della Beata Vergine delle Grazie: attuale chiesa parrochiale, risale al 1760; Il Castelvecchio (detto anche Castellazzo), antico castello situato sulla cresta collinare sovrastante il paese, realizzato presumibilmente tra il XI e il XII secolo, di cui oggi restano le rovine.
Il cosiddetto Castello, una villa settecentesca con un vasto parco nel cuore del paese, conserva il Cedro del Libano più alto e vecchio d'Italia con i suoi 300 anni e più di vita.
Nichelino
La maggior attrazione culturale e turistica è senza dubbio la Palazzina di caccia di Stupinigi, costruita da Filippo Juvarra per conto dei Savoia e dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.
La pianta è a quattro bracci a croce di Sant’Andrea. Bellissimo il giardino e affascinante il lungo viale che conduce alla palazzina, arrivando da Torino, fiancheggiato da cascine e scuderie. Il nucleo centrale è costituito da un grande salone centrale di pianta ellittica da cui partono quattro bracci più bassi a formare una croce di Sant'Andrea. Nei bracci sono situati gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. Il cuore della costruzione è il grande salone ellittico sormontato dalla statua del "Cervo", opera di Francesco Ladatte.
La costruzione si protende anteriormente racchiudendo un vasto cortile ottagonale, su cui si affacciano gli edifici di servizio. L'interno è in Rococò italiano. Tutto è sfarzoso e raffinato e costituito di materiali preziosi come lacche, porcellane, stucchi dorati, specchi e radiche. Tra i pregiati mobili eseguiti per la palazzina vanno ricordati quelli dell'intagliatore Giuseppe Maria Bonzanico, di Pietro Piffetti, e di Luigi Prinotto. L'edificio conserva decorazioni dei pittori veneziani Giuseppe e Domenico Valeriani, di Gaetano Perego, e del viennese Christan Wehrlin. Vanno ricordati inoltre gli affreschi di Vittorio Amedeo Cignaroli, Gian Battista Crosato e Carlo Andrea Van Loo.
La palazzina ha 137 camere e 17 gallerie, occupa una superficie di circa 31.000 metri quadrati, mentre 14.000 sono occupati dai fabbricati adiacenti, 150.000 dal parco e 3.800 dalle aiuole esterne.
Nole
Chiese:
Chiesa parrocchiale di S. Vincenzo Martire (parzialmente crollata insieme a tutto il campanile il 15-11-2006);
Chiesa, già parrocchiale, di S. Giovanni Battista di frazione Grange.
Cappelle:
Madonna delle Grazie;
Madonna della Neve;
S. Grato;
S. Rocco;
S. Sebastiano;
S. Firmino;
S. Giovanni di frazione Vauda;
Santuario di S. Vito (compatrono di Nole).
Foresta fossile sulle sponde della Stura di Lanzo.
Novalesa
Tra i luoghi interessanti in questo paese della val Cenischia, l'Abbazia della Novalesa, da poco restaurata, in paese la parrocchia di Santo Stefano, e tutto intorno molte cascate che d'inverno sono utilizzate dagli arrampicatori su ghiaccio.
L'abbazia di Novalesa o abbazia della Novalesa è un'antica abbazia fondata nell'VIII secolo. Gli edifici conservano tracce di tutte le epoche passate. Nella chiesa costruita nel secolo XVIII, sulle fondamenta di quella romanica preesistente, si notano residui di affreschi tra i quali è da notare la lapidazione di Santo Stefano (secolo XI). Le due ali superstiti del chiostro sono del secolo XVI. Nei pressi del monastero ci sono quattro cappelle: di Maria (secolo VIII con rifacimenti del XI), di SS. Salvatore (metà secolo XI), di San Michele (secoli VIII e IX) e finalmente di San Eldrado (e San Nicola) che possiede due splendidi cicli di affreschi (fine secolo XI) con episodi della vita dei due Santi.
Oulx
Oulx sorge al centro della Alta Val di Susa alla confluenza tra la Dora Riparia e la Dora di Bardonecchia, a circa 76 km da Torino. Alle pendici del monte Cotolivier (2105 m.), è dominato a nord dal monte Seguret (2910 m.) e si trova a valle del comune di Sauze d'Oulx, con cui è collegato da una strada provinciale.
Nei pressi della stazione ferroviaria sorge il complesso dell'Abadia: la chiesa del Sacro Cuore di Gesù (1886) sorge sul luogo dove sorgeva fin dal X secolo un oratorio dipendente dalla Abbazia della Novalesa, poi erta a rango di Prevostura con il nome di Plebs Martyrum, gravemente danneggiata da un incendio alla fine del XVI secolo, riattata nel 1609 e crollata nel 1854.
Nel Borgo Vecchio degna di nota è la Torre Delfinale (o Torre dei Saraceni) (XII sec.), oggi in fase di restauro; in cima al borgo sulla strada per Sauze d'Oulx la parrocchiale di Santa Maria Assunta del XV sec., ampiamente rimaneggiata nel 1862.
Pavarolo
Il Castello domina la collina di Pavarolo ed è una costruzione imponente risalente al XIV secolo, modificata nel corso dei secoli da fortificazione ad abitazione residenziale. Vennero tolte le merlature e le antiche aperture ad arco acuto, di cui è ancora rilevabile qualche traccia, sostituite da una serie di finestre rettangolari, il castello mostra nella bertesca, la torretta pensile a forma di cilindro munita di feritoie che domina uno spigolo del castello.
Ai piedi del Castello, si innalza isolata dagli edifici adiacenti, la Torre, simbolo del paese, rappresentata anche nello stemma del comune. L'edificio che presenta alla base un'apertura dalla quale svetta una scalinata, ha dato adito a diverse ipotesi circa la sua origine e la sua funzione: torre di difesa, porta d'accesso al recinto che circondava il borgo. Sicuramente nel XVIII secolo , fu trasformato in campanile e dotato di un orologio.
A poca distanza dalla Torre si trova la Parrocchiale di Santa Maria dell'Olmo. La costruzione barocca a tre navate sorge molto probabilmente nel sito della primitiva Parrocchiale di San Secondo. Il Santo è rappresentato in un affresco dipinto sulla volta della navata centrale, che presenta sullo sfondo lo stesso comune, riconoscibile per i suoi monumenti caratteristici ( castello, chiesa, torre) . La Vergine dell'Olmo invece è raffigurata in un quadro posto dietro l'altare maggiore.
Nel territorio sono anche presenti, oltre a un cospicuo numero di piloni votivi, la Cappella di San Defendente, costruita verso la metà del Seicento, con il campanile eretto nel secolo successivo, la Cappella di San Grato, meta un tempo di grande devozione, ed infine la Cappella di San Sebastiano che conserva all'interno un Cristo crocefisso in ferro, opera dello scultore Romano Campagnoli.
Pinasca
La chiesa parrocchiale di Pinasca, dedicata all'Assunta e consacrata nel 1753 è la più grande di tutta la valle mentre la Chiesa parrocchiale di Dubbione, dedicata a S. Rocco, porta la data del 1847. Al centro di Dubbione c'è il ponte Annibale che scavalca il rio Grandubbione: storia, mito e leggenda un mix dedicato al generale cartaginese in transito verso Roma. Ma Pinasca possiede un monumento di carità, un imponente caseggiato a forma di "U" : il Cottolengo.
È frequentato centro di villeggiatura estiva, con escursioni ai Colli di Besson (1466 m) e dell'Asino (1300 m) e al monte Cucetto (1692 m).
Pinerolo
Pinerolo (Pinareul in piemontese) è un comune di 33.269 abitanti della provincia di Torino. A Pinerolo ha sede l'unica scuola italiana dove apprendere il mestiere del maniscalco: la Scuola Militare di Mascalcia, fondata nel 1882.
Piazza Vittorio Veneto (più nota come Piazza Fontana): è il punto di ritrovo centrale dei pinerolesi; progettata nel 1738, venne realizzata spianando i fossati antistanti le mura seicentesche. Questa vasta area fu fino al 1830 la piazza d'armi della cittadina, una delle più estese d'Italia; oggi è sede dei mercati settimanali (mercoledì e sabato). Al suo interno sono collocate una fontana con vasca monoblocco in pietra di Malanaggio e la statua in marmo dedica al generale Filippo Brignone, eroe di Palestro, opera di Odoardo Tabacchi (1879).
Sul lato nord di Piazza Vittorio Veneto si affaccia il Palazzo del Comune: originamente arsenale della fortezza cittadina, negli anni del fascismo ne venne ristrutturata la facciata e costruita la torre civica. Ospita il Museo Civico (cimeli bodoniani, armi, monete, dipinti ottocenteschi di scuola locale) e la notevole Biblioteca Comunale Alliaudi (oltre 100.000 volumi, manoscritti, incunaboli, e un prezioso fondo di libri rari).
Sul lato est si trova Palazzo Vittone, dal nome dell'architetto Bernardo Vittone, allievo di Filippo Juvara, che lo progettò nel 1740. Fu commissionato dal re Carlo Emanuele III per accogliervi l'Ospizio dei Catecumeni. Dal 1816 fu poi destinato a collegio municipale, poi vescovile ed infine dal 1867 collegio civico. Oggi è sede di importanti musei ed istituzioni culturali.
Numerose sono le case medievali: tra di esse, il Palazzo dei Principi d'Acaia o Castel Nuovo, costruito nel 1318 e più tardi modificato; la quattrocentesca Casa del Senato; la Casa del Vicario, costruzione in cotto del XVI secolo.
Il Duomo, dedicato a San Donato e già ricordato nel 1044, ripreso nei secoli XV, XVI e XVIII e ancora restaurato nel XIX, si presenta in forme gotiche con tre rosoni e tre portali in facciata dei quali quello centrale sormontato da un'alta ghimberga. Nell'interno conserva acquasantiere gotiche e il coro, un pulpito e un leggio in legno, intagliato nel '600. Il campanile, del 1425, è rimasto incompiuto.
La chiesa di San Maurizio, già ricordata nel 1078, venne ricostruita nel 1470 e restaurata nel 1897: ha un campanile tardo romanico del 1336 e conserva affreschi del XV secolo, una Assunzione di Petrini e una Natività della Vergine di Beaumont. Attiguo alla parte posteriore della chiesa, e rivolto in direzione opposta, è il santuario della Madonna delle Grazie, che sorge in posizione panoramica.
Del 1438, e in parte conservata con il campanile coevo, è la chiesa di San Domenico, che ha resti di affreschi del XV secolo.
Una delle poche chiese barocche è quella di San Rocco, a una navata con presbiterio ellittico, eretta nel 1744 da Giuseppe Gerolamo Buniva: la sagrestia è attribuita a Bernardo Vittone. Del XIX secolo sono il Teatro Sociale (1842) e il Tempio Valdese (1855-60), edificato dopo l'editto di emancipazione di Carlo Alberto.
Pino Torinese
Al centro del paese sorgono la Parrocchiale della Madonna del Carmelo e la Chiesa di Sant'Andrea Corsini. Con il tempo hanno subito numerosi restauri, ma rimangono comunque i simboli del borgo, e dominano dall'alto della collina.
La parrochiale ha una facciata composta da un portico a cinque arcate che non appartiene all'originale progetto risalente al Seicento. L'interno si presenta con una navata unica con volta a botte e otto cappelle laterali ; il presbiterio poligonale, posto a sinistra della chiesa, consente l'accesso al chiostro,mentre il coro è l'unica testimonianza della precedente chiesetta quattrocentesca. Nella parrocchiale è presente un quadro raffigurante Sant'andrea e la Madonna del Carmelo, dipinta dal Caravoglia nel 1659. Il quadro si inserisce nel contesto di una balaustra in marmo e dell'altare maggiore costruiti dall'architetto Edoardo Mella. Nel 1880 viene affidato alla custodia delle suore del cottolengo il Convento dei carmelitani.
Il Castelvecchio è un'importante edifico eretto alla fine del XVII secolo e si trova sulla strada che porta verso Cambiano. E' una costruzione solida e quadrata adorna con un cornicione sostenuto da mensole con gli angoli dotati di belfredi o guardiole. Non si conosce esattamente l'origine del nome: alcuni affermano che derivi dal fatto che è stato costruito sui resti di un "vecchio" castello più antico, altri invece affermano derivi dalla famiglia chierese dei Veglio, in lingua piemontese "Vej".
Al piano terra è presente una sala ideata nel 1885 dall'archietto Eugenio Olivero, con uno stile molto simile a sale costruite nel Borgo Medioevale del parco Valentino di Torino. Nella sala vi sono alcuni affresci piuttosto originali e risalenti ai primi del Settecento raffiguranti una Deposizione di Cristo dalla croce, i Filosofi di Socrate , Democrito ed Eraclito, ed il Trionfo di Diana. Il castello è collegato mediante un passaggio coperto ai corretti della cappella, che si affaccia sulla Via San Felice, adorna di pitture barocche.
Pino Torinese è ricco di edifici realizzati tra il Sei ed il Settecento: Villa Balbiana, la Commenda San'Antonio, e numerose sono pure le cappelle private: La chiesetta del Poggio o del Podio.
Piossasco
Piossasco ha una importante storia medioevale come testimoniano i suoi tre castelli, i resti delle mura del ricetto ed il borgo di San Vito con la chiesa omonima. Dei tre castelli medioevali è attualmente perfettamente conservato solo il più recente (tardo |napoleonico chiamato castello dei Nove Merli, nome probabilmente originato da un' alleanza di nobili (i merli appunto) nata per difendere il territorio; questo nome è tuttora presente nel simbolo della cittadina (vedere lo stemma). Gli altri due castelli furono invece bombardati e distrutti durante l'avanzata francese ed in particolare durante il violento scontro della battaglia della marsaglia(4 ottobre 1693).
Piscina
Da segnalare il museo dell'Arte contadina "'L RUBAT" in via Umberto I 64, interessante raccolta di attrezzi e reperti della vita contadina prima della meccanizzazione. La Chiesa Barocca del XVIII Secolo, è opera dell'architetto Gerolamo Buniva ed è una pregevole espressione del Barocco Piemontese.
Lungo le vie del centro storico, possono essere rimirate delle opere pittoriche di arte moderna, apposte nel corso degli anni '90 nel corso delle iniziative dell'associazione "Piscina Arte Aperta". Oggetto negli anni passati di serena discussione sulla loro validità, bellezza e comprensione, come in generale avviene per l'arte moderna, sono ormai una caratteristica del paese.
Pragelato
Pitture e rilievi riproducenti il giglio e i delfini ricordano la dominazione francese. La chiesa parrocchiale alla Ruà, dedicata all'Assunta, venne eretta nel 1686-88 e conserve un dipinto di Gabriele Dufour (XVIII secolo).
Le borgate Troncea, Laval e Seytes conservano esempi di architettura tradizionale occitana.
Il comune ospita un centro di documentazione sulle meridiane e un museo del costume e delle tradizioni delle genti alpine.
Il comprensorio sciistico è composto da 7 impianti (due seggiovie, cinque skilift ed una funivia di collegamento con il comprensorio della Via Lattea) e comprende anche percorsi per lo sci di fondo ed una pista per il pattinaggio su ghiaccio. Per i turisti sono possibili escursioni anche nel vicinissimo Parco Naturale della Val Troncea.
Caratteristico è anche il tradizionale mercatino locale, che si svolge tutto l'anno ogni domenica mattina nel centro del paese.
Prali
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, a Villa, eretta nel 1462, fu rimaneggiata a più riprese. All'interno del tempio valdese si trova un museo storico che documenta le vicende della Val Germanasca dalla preistoria ai giorni nostri, ma soprattutto per gli aspetti religiosi.
A nordest di Ghigo, sulla strada per Indritti, è sorto tra il 1947 e il 1951, su iniziativa di Tullio Vinay e progetto di Leonardo Ricci, il villaggio di Agape (1530 m), ove ha sede un centro internazionale di studi valdesi e di soggiorno per giovani. L'opera, che fu costruita con il lavoro volontario di centinaia di giovani e il contributo di tutte le chiese evangeliche europee, rappresenta anche un esempio di architettura contemporanea che con l'uso di pietra e legno si inserisce con equilibrio nell'ambiente circostante. Nella borgata di Rodoretto si trova un piccolo museo etnografico della montagna.
Prali è punto di partenza per l'escursione all'Altopiano dei Tredici Laghi (2200-2600 m) e per le ascensioni alla Rocca Bianca (2379 m), al Cappello d'Envie (2618 m), alla Punta Cialancia (2855 m) e alla Punta Cornour (2688 m).
Il comprensorio sciistico comprende 4 impianti, una scuola nazionale di sci e una pista di fondo omologata. Un tratto delle miniere di talco oggi in disuso è stato trasformato in museo, con il progetto "scopriminiera".
Rivarolo Canavese
Castello di Malgrà - Venne edificato tra il 1333 ed il 1336 dal conte Martino di San Martino, feudatario che governava i territori di Agliè e Rivarolo. Rimase ai conti di San Martino sino alla metà del XVII secolo e fù poi soggetto a vari cambi di proprietà. Nel 1884–85 venne ristrutturato da Alfredo D'Andrade, noto architetto appassionato di memorie medievali. Dal 1982 è di proprietà del comune di Rivarolo Canavese.
Chiesa di San Michele Arcangelo -
Chiesa a pianta ottagonale edificata nel 1759 con una cupola a otto spicchi decorata a stucco, nella quale sorge un cupolino: è considerata uno dei capolavori dell'architetto torinese Bernardo Antonio Vittone. Conserva sull'altare maggiore una statua lignea tardo-gotica raccolta nel fiume Orco durante una sua inondazione.
Chiesa e Convento di San Francesco - E' la vestigia del quattrocento rivarolese più interessante. La tradizione popolare fa risalire la sua fondazione a Francesco d'Assisi. Contiene un importante affresco di Giovanni Martino Spanzotti rappresentante un'Adorazione del Bambino considerato il dipinto più importante della città. Attualmente l'edificio ospita una scuola privata.
Chiesa di San Giacomo -
Edificata nel 1775 su progetto dell'architetto Costanzo Michele. Pregevole facciata barocca in muratura a vista (restauro del 1991). Interno a tre navate con abside, notevole altare maggiore. Statua in legno della Vergine opera di Clemente, dipinto "Cena di Emmaus" del pittore eporediese Tullio Alemanni. A lato dell'abside, campanile sormontato dal gallo, simbolo cittadino.
Chiesa della Confraternita del SS. Nome di Gesù - Questa chiesa risale ai primi del' 600, ha subito successivi ampliamenti culminati nel 1677 con la costruzione dell'attuale campanile. Il suo nome si deve alla Confraternita nata in Rivarolo nel' 500, che qui si riuniva. L'interno della chiesa presenta eleganti tele raffiguranti La Vergine degli Angeli, Sant'Orsola e Sant'Erasmo. Custodisce le reliquie di San Vittore in una omonima cappella adiacente all'altare. Da non perdere un pregevole pulpito ligneo datato 1880.
Chiesa della Confraternita Di San Rocco e San Carlo -
Nasce da un voto del 1630 da parte dei Rivarolesi, durante un terribile peste che affliggeva il contado. L'attuale chiesa venne consacrata il 26 dicembre 1754. Si presenta a navata unica con decorazioni rococò di Giovanni Domenico Molinari. Nell'altare un' urna custodisce le reliquie di Santa Felicissima, martire romana, traslata nel 1754.
Via Ivrea -
Via tra le più eleganti del Canavese grazie ai pregevoli portici, sui due lati e alla pavimentazione in porfido. Anticamente era il centro vitale cittadino e veniva denominata Via Maestra. Attualmente oltre le chiese di S. Michele, Confraternita del SS. Nome di Gesù e S. Rocco e S. Carlo, troviamo la sede del Municipio e interessanti palazzi d'epoca quali Broglio, Toesca e Palma di Cesnola.
Piazza Litisetto -
Ha un bellissimo porticato in cotto, ristrutturato recentemente. La piazza vede la luce nel 1883 quale mercato avicolo e per questo localmente viene anche denominata Piasa del Buro. Sul lato nord ha sede l'Ufficio Turistico della città con annesse sale per mostre e attività culturali temporanee.
Rivoli
Il Castello di Rivoli (incompiuta reggia sabauda progettata dallo Juvarra) ospita il Museo di Arte Contemporanea che, a partire dal 1984, ha realizzato diverse mostre all'anno, tutte sulle più recenti forme delle arti visive contemporanee o su singoli autori. Sempre dal 1984, esiste la Collezione Permanente che viene incrementata mediante acquisizioni, donazioni e anche prestiti a lungo termine. Le opere della Collezione vengono esposte a rotazione. Il castello è provvisto anche di una ricca biblioteca specializzata che, tra l'altro, è alimentata da una rete internazionale di scambi di cataloghi di mostre con analoghe istituzioni. La struttura museale è impostata sul restauro e sulla ristrutturazione degli spazi progettati dall'architetto Andrea Bruno. Il castello è in posizione dominante sull'abitato e costituisce l'emergenza più orientale del cordone maggiore della Collina di Rivoli.
Salbertrand
Le principali attrattive di questo paese ricco di storia, cultura (baluardo della cultura Occitana dell’Alta Val Susa) e natura, sono le seguenti: Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand: stupendo territorio ricchissimo di flora e fauna alpina; Ecomuseo Colombano Romean: serie di itinerari e località che rappresentano perfettamente la vita e il lavoro salbertrandese di un tempo (mulino idraulico, carbonaia, forno, cava di pietra, visite guidate all’interno del parco del Gran Bosco e nel centro storico del paese, ecc…);
Centro storico: si snoda tra le due principali piazze del paese, ricco di edifici storici e tipica urbanistica;
Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista: esempio religioso unico in Alta Val Susa, racchiude in se arte romanica-gotica e pregiatissimi affreschi restaurati; Museo Religioso Parrocchiale;
Fontane in pietra del 1500 situate nel centro storico.
San Benigno Canavese
Campanile dell'Abbazia della Fruttuaria: imponente costruzione in pietra risalente ai primi anni dell'XI secolo (il cui restauro è terminato nel 2004).
Mosaico dei grifoni: Considerato una dei più notevoli esemplari di arte musiva del Piemonte, venuto alla luce durante i lavori di posa dell'impianto di riscaldamento insieme ai resti delle fondazioni dell'abbazia romanica. Dal 1995 è aperto al pubblico (visite guidate la domenica pomeriggio) con il percorso di visita che si snoda al di sotto dell'attuale pavimento appunto tra ciò che rimane dell'abbazia di Guglielmo da Volpiano (abbattuta nel 1700 e sostituita da quella attuale).
Ricetto: Del ricetto medioevale (1400) rimangono, oltre all'assetto delle vie, una delle tre porte ed una delle torri d'angolo. Su alcune facciate si possono ancora vedere tracce di finestre bifore.
Meridiane: In Via Miaglia, sulla facciata di una casa, si possono ammirare quattro meridiane risalenti al 1699. L'interesse è dato dal trovare affiancati quattro diversi sistemi di misura del tempo (francese, italico, canonico, babilonese).
Ala Mercato: Struttura in mattoni risalente al 1700.
San Carlo Canavese
Le costruzioni più importanti sono il castello di La Piè di Liramo del 1020 circa e la chiesa di Spinerano del 1118. Del 1621 è la costruzione della chiesa di San Carlo. Importante momento per lo sviluppo della Vauda fu la costruzione della bealera nel 1485. Canale da utilizzare per l'irrigazione. Tutt'oggi esistente, è una derivazione della Stura di Lanzo e nasce a Balangero. Nei pressi troviamo la Riserva Naturale orientata della Vauda.
San Mauro Torinese
Il primo documento scritto in cui compare il nome di Pulchra Rada (lett. "bella rada", l'antico nome di San Mauro) risale al 4 maggio 991: vi si legge che Anselmo, marchese del Monferrato, si impegna a ricostruire l'abbazia dei monaci benedettini distrutta nel corso di un'invasione dei Saraceni. L'abbazia sorse su un preesistente insediamento romano risalente al periodo di fondazione di Augusta Taurinorum (l'attuale Torino), intorno all'VIII - IX secolo, e divenne il nucleo centrale del primo centro abitato che si costituì intorno ad essa. A capo della comunità era l'abate che amministrava la vita religiosa e civile locale. La presenza del fiume Po, che attraversa il paese e da cui viene presa l'acqua per il canale che alimenta la centrale elettrica nei pressi di Chivasso, e della collina, oltre all'esistenza di testimonianze storico-artistiche di pregio quali l'abbazia millenaria, il castello di Sambuy, la Torre di Moncanino, e nelle immediate vicinanze la basilica di Superga, hanno contribuito a mantenere particolarmente interessante ed attraente questa località che, in passato, fu luogo di villeggiatura.
Santena
Santena è un comune di pianura situato a sud-est di Torino, alla destra del fiume Po. E' attraversato dal fiume Banna che divide in due la città.
L'urbanistica è caratterizzata da due piazze principali: la prima, simmetrica ed elegante si trova di fronte al castello che fungeva da dimora estiva dei marchesi Benso di Cavour. La seconda situata di fronte alla chiesa di Santi Apostoli è dedicata alla memoria del marchese Compans di Brichanteau.
L'attuale Parrocchiale dei Santi Apostoli Pietro e Paolo fu costruita negli anni Venti del nostro secolo su progetto dell'architetto Giuseppe Gallo in sostituzione della vecchia chiesa del XVIII secolo, troppo piccola per poter ospitare un grande numero di fedeli durante le funzioni religiose.
La dimora dei Cavour a Santena è uno dei castelli più importanti del Piemonte soprattutto per perché costituisce un unicum straordinario, ricco di memorie storiche, arredi, biblioteca e archivi. Fu costruito per volontà di Carlo Ottavio Benso di Santena tra il 1712 e il 1720 su progetto dell'architetto Farncesco Gallo. Estinta la linea maschile dei Benso di Santena, con la morte di Gianfrancesco Filiberto nel 1746, nel 1760 il castello passò ai Benso di Cavour che ne fecero la loro dimora. Fu in tali anni oggetto di restauri. Un secolo più tardi per volontà del marchese Ainardo il castello fu ampliato e completamente ristrutturato. Fu l'architetto Melchiorre Pulciano a dirigere i lavori. Alla morte di Ainardo figlio del marchese Gustavo di Cavour e della marchesa Lascaris di Ventimiglia, il castello passò in eredità al cugino conte Roussy di Sales. La sorella, marchesa Giuseppina Alfieri ultima discendente della famiglia Benso di Cavour, nel 1876 riacquistò il castello e tante memorie cavouriane. Successivamente fu ereditato dalla figlia Luisa Alfieri, sposa del marchese Emilio Visconti Venosta. Nel 1947 il marchese Giovanni Visconti Venosta donò il complesso alla città di Torino.
I dintorni di Santena sono luoghi ricchi, oltre di bellezze naturali, anche di opere architettoniche di grande valore artistico. Verso levante, lungo la strada che porta a Poirino sorge l'antico Castello di San Salvà. Il nome dell'edificio deriva da quello dei canonici del Santo Salvatore di Torino, i quali ebbero il dominio su Santena tra il 1029 ed il 1191. Il castello a pianta quadrata si eleva su un altura ed è adornato da tre piccole torri e da una più grande porta a nord-est incoronata a bertesca, con ballatoio e merli. Su di esso è incastonato un orologio. Lungo la strada statale che da Torino porta ad Asti, poco oltre il ponte di Cambiano, sorgono i resti del Castello di Ponticelli. La tradizione indica tale castello come dimora estiva del ramo cadetto dei marchesi Benso, divenuti in seguito conti di Cavour. Verso Villastellone sorge invece la frazione della Trinità. Il nome della località deriverebbe da quello di una graziosa cappella dedicata alla Santissima Trinità e costruita nel XVII secolo.
Sauze d'Oulx
Centro agricolo e turistico dell'alta Valle di Susa, dove questa si allarga a formare la conca di Oulx, situato sulle pendici occidentali del monte Genevris (2536 m). L'abitato comprende due parti distinte: il vecchio borgo tipicamente alpino e, più in alto, la parte nuova formata da ville e alberghi. Nel territorio comunale è compresa la località di sport invernali di Sportinia (2137 m) posta su un ripiano coperto in parte da conifere sul versante settentrionale del monte Triplex (2507 m).
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista è del XVI secolo, con un campanile pseudo-romanico; nell'interno conserva una vasca battesimale in pietra verde (che reca scolpito lo stemma dei Delfini di Francia) e un'ancona lignea settecentesca della scuola di Mélezet. Sul campanile si erge un'elevatissima cuspide centrale a sezione ottagonale. Nella frazione di Jouvenceaux si trova la Cappella di Sant'Antonio Abate, con affreschi del XV-XVI secolo, attribuiti alla scuola dei fratelli Serra. Lo chalet del Lago Nero, progettato da Carlo Mollino, è considerato uno degli esempi più pregiati di architettura alpina del ‘900 ed è oggi sede di iniziative legate al Premio Grinzane Civiltà della Montagna.
Sestriere
Sestriere si trova sul colle omonimo che mette in comunicazione la Val Chisone e la Valle di Susa. La chiesa parrocchiale di Sant'Antonio abate, a Champlas du Col, risale al XII secolo, ma venne ricostruita nel 1839 e restaurata completamente all'inizio del Novecento. Al suo interno si trovano un pulpito del 1747 e un retablo in legno del XVII secolo. La chiesa di Sant'Edoardo, a Colle Sestriere, fu voluta da Giovanni Agnelli in memoria del figlio Edoardo, morto in un incidente aereo nel 1935. Progettata da Vittorio Bonadè-Bottino in stile pseudo-romanico e costruita in gneiss dioritico, ha un portale in bronzo massiccio di Arturo Dazzi; nell'interno di trovano un Crocifisso e un'Addolorata scolpiti in marmo da Edoardo Rubino, una statua di Sant'Edoardo in porfido rosso ed una Via Crucis in bronzo dorato di Francesco Messina, ed una statua della Vergine dell'Accoglienza di Tonino Scuccimarra. Nel 1914 è stato eretto un obelisco che commemora la strada fatta costruire cent'anni prima da Napoleone per mettere in comunicazione il Piemonte e l'Alta Savoia. La Cappella della Regina Pacis e stata costruita tra il 1922 e il 1924 per ricordare i caduti della Val di Susa e della Val Chisone nella prima guerra mondiale. I due alberghi a torre con rampe interne elicoidali sono tra i primi del genere e costituiscono un interessante esempio di architettura moderna.
L'economia di Sestriere dipende quasi esclusivamente dal turismo, che si avvale di un'attrezzatura alberghiera di prim'ordine. Fa parte, insieme ai comuni di Claviere, Sauze d'Oulx, Cesana e Sansicario, del comprensorio sciistico della Via Lattea. Le sue piste più interessanti, sede anche di competizioni internazionali, sono: Banchetta, Fraiteve, Sises. Complessivamente le piste sono 146, servite da 92 impianti di risalita, per una lunghezza di 400km, 120 dei quali innevati artificialmente.
Susa
Fondata dai Galli, passata ai Romani nel I secolo come libera adesione all'impero di Augusto, come testimonia il fregio scolpito sull'arco tuttora esistente a ricordo dell'alleanza, era allora chiamata Segusium. Piazza Savoia, la piazza principale, fu costruita sopra l'antica città tanto che si ritrovano reperti archeologici dell'epoca romana. Del Medioevo rimane la casa De Bartolomei con un campanile di stile medievale. Fu Napoleone a conferirle il titolo di città. Nel suo centro storico risiede una comunità immigrata da Paola, in Sud Italia.
Luoghi di interesse: Anfiteatro romano ("Arena romana"); Arco di Augusto; Castello della marchesa Adelaide; Cattedrale di San Giusto; Scavo archeologico di Piazza Savoia.
La cattedrale di Susa è dedicata a San Giusto. Situata nel centro storico della città, il suo campanile è visibile al di sopra dei borghi di case ammassate disordinatamente. Fu costruita nel 1100 circa e in seguito rimaneggiata. Fino al 1772, quando divenne sede vescovile, la chiesa era parte di un'abbazia benedettina. La cattedrale è in stile romanico. La facciata ha decorazioni in terracotta ed è unita alla porta Savoia (IV sec.) sul lato destro. A metà del lato destro si trova il bel campanile a sei livelli di finestre (monofore, bifore, trifore e quadrifore). La cattedrale è a croce latina divisa in tre navate. All'interno trova posto un battistero (di epoca anteriore alla chiesa). Al suo interno c'è la statua della marchesa Adelaide (ma più probabilmente si tratta di una Maddalena), moglie del marchese Ottone I di Savoia, dal quale discende la dinastia reale dei Savoia. Nel lato Est della chiesa (ossia il lato che guarda Torino) c'è una piccola acquasantiera posizionata lì nel 1688. Vi è nella cattedrale la Cappella dell'Angelo, dove vengono messi i bambini piccoli durante la Messa.
Torre Pellice
Edifici e istituzioni di Torre Pellice testimoniano la sua realtà di capitale del mondo valdese. Si possono ricordare la Foresteria, il Museo con ricca documentazione delle storica e etnografica, la Casa valdese, che ogni anno ospita il Sinodo, poi il tempio neoromanico del 1852, il Collegio (oggi Liceo Europeo) costruito nel 1835, il Convitto valdese eretto in memoria dei 500 valdesi caduti nella prima guerra mondiale, la Casa valdese della gioventù e la Casa delle Diaconesse, sede centrale delle sorelle infermiere all'opera nei numerosi istituti di assistenza. La città ha due importanti biblioteche, una annessa al Museo con oltre ventimila volumi, e un'altra presso la Casa Valdese che conserva oltre cinquantamila libri, molti dei quali rari, come la preziosa Bibbia di Olivetano del 1535), preziosi incunaboli e collezioni bibliche. Presso il Collegio Valdese si trova l'Erbario Rostan, che raccoglie la flora alpina delle valli pinerolesi. Appena fuori dall'abitato, l'Ospedale valdese è il primo istituto assistenziale edificato in favore delle popolazioni valdesi nel XIX secolo. In posizione dominante si trovano i ruderi del forte di Santa Maria, fatto incendiare da Catinat nel 1690. L'abitato ospita un busto di Edmondo De Amicis, opera di Leonardo Bistolfi e un monumento in bronzo al pastore-condottiero Enrico Arnaud scolpito da Davide Calandra e Emilio Musso. Nel 1989 è sorto il Centro Culturale Valdese, con l'obiettivo di conservare e promuovere il patrimonio documentario e relativo alle lingue minoritarie della zona. La Galleria Civica d'Arte Contemporanea "Filippo Scroppo" raccoglie circa quattrocento opere di pittura, scultura e disegno di artisti italiani del dopoguerra (tra i quali Carena, Cordero, Gallizio, Levi, Menzio, Paulucci, Rambaudi, Ruggeri.
Le vicende storiche hanno fatto di Torre Pellice un centro internazionale, definito da Edmondo De Amicis «la Ginevra italiana», e questa vocazione internazionale si riflette nel multilinguismo. Tutta la val Pellice è caratterizzata dalla presenza di quattro parlate contemporanee: l'italiano, lingua ufficiale fin dal 1560, il francese, lingua ufficiale della Chiesa Valdese per due secoli, l'occitano, lingua letteraria nel Medioevo, e il piemontese, lingua popolare e commerciale.
Traversella
Risalendo il corso del Chiusella, l'ultimo comune che si raggiunge è Traversella. L'abitato si estende su una dorsale terrazzata che parte dalla confluenza del torrente Bersella con il Chiusella e risale verso l’alto sino agli 827 metri della piazza con la chiesa parrocchiale di Santa Croce. Il suo territorio è molto montuoso. Dall'abitato di Traversella sale verso nord ovest, raggiungendo laghi ed pascoli alpini, sino ai 2820 metri del Monfandi. Gli edifici del borgo antico sono quasi interamente costruiti, come usuale in tutta la Valchiusella, in pietra. La loro architettura assai rustica si caratterizza per la presenza di lobbie (ballatoi in legno utilizzati per far seccare pannocchie di mais, castagne ed altri prodotti della valle), finestre ad archi e tetti coperti con le caratteristiche lose (lastre di pietra piatte e sottili).
Nel valloncello del Bersella si trovano giacimenti minerali di ferro (magnetite, ma anche pirite) e, in misura minore, di rame. Gli avvenimenti geologici che hanno dato luogo a tali formazioni hanno prodotto altresì minerali silicalizzati (granati, cloriti, epidoti, pirosseni, ecc.) che fanno di Traversella un sito ben noto agli appassionati di mineralogia. Qualche studioso suppone che le miniere di ferro fossero già noti ai Romani. Lo sfruttamento delle miniere di ferro rappresentò sin dal medioevo una risorsa economica importante per la comunità locale, ed i diritti di estrazione furono per lungo tempo materia di contesa con i feudatari locali. Sulla conservazione della memoria storica del lavoro in miniera si incentra un progetto ecomuseale della Regione Piemonte comprendente il "Centro Minerario di Traversella". Presso il museo è conservata una ricca collezione di minerali e di attrezzi e macchine utilizzate per il lavoro in miniera. E’ possibile effettuare visite guidate nelle gallerie che si snodano nelle viscere della montagna.
Il territorio montuoso del Comune ha consentito lo sviluppo di alcuni impianti per gli sport invernali (impianti di discesa dei Palit, sopra Fondo; pista da sci di fondo a Cima Bossola, pista di sci nordico a Fondo), e per l'alpinismo (palestra di roccia del C.A.I.nei pressi del rifugio Piazza). Interessante è anche la possibilità di pratiche escursionistiche. Tra di esse va menzionato il "Percorso G.T.A." (Grande Traversata delle Alpi).
Usseglio
Il panorama del comune è tipicamente alpino: tra le montagne che svettano, si nota a sudovest il Rocciamelone, la cui cima è possibile raggiungere anche da questo versante; la Punta Lunella a sud; la Croce Rossa a nord; ma soprattutto il monte Lera, la cui inconfondibile forma è caratteristica del paese. Ci sono vari laghi nel territorio comunale, sia naturali che artificiali. Il più grande di questi ultimi è quello di Malciaussia, creato tra le due guerre quando venne costruita una diga per fare una centrale idroelettrica, sommergendo tra l'altro la vecchia frazione. Sulle montagne a nord ci sono anche il lago della Rossa, uno dei più alti di Italia (oltre i 2600 metri!) e quello della Torre; a sud, il piccolo lago Nero.
L'industria turistica invernale è basata principalmente sullo sci. A Pian Benot ci sono alcuni impianti di risalita per chi preferisce lo sci alpino, mentre nella pianura viene tracciato un anello di sci di fondo da dodici chilometri sul lato sud della valle, che tocca le varie frazioni. D'estate si possono fare varie escursioni in montagna: Usseglio è tappa della Grande Traversata delle Alpi (GTA).
Venaria Reale
La reggia di Venaria Reale è una delle maggiori residenze sabaude in Piemonte. Probabilmente la più grande per dimensioni, è paragonabile quanto a struttura alla reggia francese di Versailles che fu costruita tenendo a mente il progetto della dimora reale piemontese. La reggia di Venaria fu progettata e costruita in pochi anni (1658 - 1679) su progetto dell'architetto Amedeo di Castellamonte. A commissionarlo era stato il duca Carlo Emanuele II che intendeva farne la base per le battute di caccia nella brughiera collinare torinese. Lo stesso nome in lingua latina della reggia, Venatio Regia, viene fatto derivare dall'arte venatoria. L'insieme dei corpi di fabbrica che costituiscono il complesso, enorme se si considera l'estensione (80.000 mq di piano calpestabile), include il parco ed il borgo storico di Venaria, costruiti in modo da formare una sorta di collare che rievoca direttamente la Santissima Annunziata, simbolo della casa sabaudo. Al borgo si unirono ben presto molte case e palazzi di lavoratori e normali cittadini che vollero abitare nei dintorni della Reggia, fino a far diventare Venaria Reale un comune autonomo della provincia di Torino. La scelta del sito fu favorita dalla vicinanza degli estesi boschi detti del Gran Paese, ricchissimi di selvaggina: un territorio che si estende per un centinaio di chilometri fino alle montagne alpine, giungendo a sud e a est in prossimità del capoluogo Torino.
Il complesso è imponente: accedendo dall'entrata principale si viene accolti nella corte d'onore, nel centro della quale sorgeva una fontana detta del cervo, la facciata principale in intonaco con cornucopie conchiglie e frutti risulta sulla parte destra come "sfregiata" da una cesura di mattoni a vista che delimitano la parte secentesca da quella settecentesca, successiva all'intervento del primo architetto di corte Amedeo di Castellamonte. La parte sinistra del complesso presenta l'intervento del secondo architetto di corte Michelangelo Garove 1699-1713 in sintesi la realizzazione di due torrioni con tetti detti alla "Mansart" ricoperti di Scandole, mattonelle pentagonali multicolori in ceramica, uniti da una Gran Galleria erroneamente indicata a metà del XX secolo, come quella di Diana. Lo splendido giardino all'italiana diviso in tre terrazze collegate con scenografiche scalinate e architetture (come la torre dell'orologio del primo cortile) che le collegano: la fontana dell'Ercole, il teatro ad emiciclo e i parterres. Dopo che l'1 ottobre 1693 i francesi distrussero alcune costruzioni, Vittorio Amedeo II commissionò un ulteriore intervento sulla reggia che venne ristrutturata secondo i canoni francesi.
Poi alla morte di Michelangelo Garove avvenuta nel 1713 seguì nel 1716 la ricostruzione per opera di Filippo Juvarra, della Gran Galleria e parallelamente la costruzione della chiesa di Sant'Uberto (1716-1729), incastonata tra i palazzi tanto da non permetterne la costruzione della cupola, che venne affrescata come trompe-l'oeil all'interno, la scuderia e la citroniera 1722-1728, oltre che un rimaneggiamento in stile francese delle facciate. Gli ultimi lavori furono realizzati tra la seconda metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento (scuderie e maneggio, scala della Reggia di Diana, galleria di Sant'Uberto) dopodiché la Reggia fu quasi dimenticata a favore della Palazzina di caccia di Stupinigi (1729), più conforme ai nuovi gusti delle corti europee.
Dimenticata dai Savoia, trasformata in caserma tanto da trasformare la Gran Galleria in scuderie per l'esercito sabaudo nel XIX secolo e oggetto di vandalismo dalla popolazione di Venaria e dagli eserciti che invasero l'Italia fino alla seconda guerra mondiale, dal 1999 è stata oggetto di un enorme progetto di restauro finanziato da enti locali e dall'Unione Europea, che non si può ancora dire ultimato, nonostante l'immane mole di lavoro già svolta (il termine dei lavori è previsto per il 2008).
Vico Canavese
Il paese di Vico Canavese si stende lungo le prime pendici della Torretta delle Cime, circondato da ampie distese prative e, più in alto, da boschi ove prevale il castagno o la betulla. Sul crinale che sovrasta il paese si trovano le cave di diorite, pietra usata per costruzioni ed ornamenti edilizi. La chiesa parrocchiale (dedicata a San Giovanni Battista, patrono del paese) fu interamente costruita nel Seicento (mentre le decorazioni della facciata e quelle delle tre navate interne sono di epoca posteriore). Notevole il campanile in pietra che si erge a fianco dell’abside, il cui stile è severamente romanico con tre ordini di ampie bifore. Sul palazzo del Municipio, una lapide, con i simboli della squadra, del compasso e della cazzuola, ricorda il contributo che i rappresentanti borghesi delle libere professioni (notai ed avvocati) diedero ai moti carbonari del 1821. Caratteristiche sono le vecchie case – in larga misura ristrutturate senza tradire troppo i tratti tipici della architettura dell’alto Canavese – con lobbie, (ballatoi in legno), finestre ad archi, scale esterne in pietra e tetti coperti con lose (lastre di pietra piatte e sottili). Le viuzze lastricate che si inoltrano nel cuore del paese, attraversano frequentemente i tipici vultun (brevi sottopassi con volta a botte sormontati dalle abitazioni). Caratteristiche sono anche, lungo tali viuzze, le vecchie fontane di pietra.
Vigone
Luoghi d'interesse: La sala dei ricordi: museo che si trova in vicolo del teatro e custodisce una raccolta di spettacoli viaggianti e di organi meccanici. L'Archivio storico comprende unità archivistiche a partire dal 1285 al 1950. La Biblioteca Luisia sita in via Umberto I, 7. Donazione Baretta: mostra di pittura permanente annessa alla Biblioteca Luisia nella quale sono conservate 47 opere del pittore vigonese Michele Baretta. La Rotonda: costruzione situata nella zona dei viali pubblici. Si tratta di una ghiacciaia costruita nel 1825. Terminata la sua funzione di ghiacciaia fu trasformata in abitazione di tipo popolare. Ora è sede della pro-loco e di varie mostre. Teatro Selve: tipico teatro all'italiana ottocentesco. Le Chiese: Pieve di santa Maria De Ortis: risale al IX secolo. In essa sono conservati una serie di preziosi affreschi risalenti ai secoli XIV e XV recentemente restaurati. Chiesa della Confraternita del SS nome di Gesù: fu edificata nel 1644 a ricordo della peste del 1630 Chiesa di Santa Caterina: fu costruita intorno agli anni 1460 in stile gotico lombardo. Conserva una interessante raccolta di dipinti del XVII e XVIII secolo. Chiesa di San Defendente Chiesa di San Bernardino: costruita inizialmente nel 1504 e poi ricostruita nel 1684 Chiesa di Santa Maria del Borgo: imponente chiesa in stile neoclassico costruita nel 1832 su una precedente chiesa gotica. Di particolare rilievo le decorazioni del soffitto ad opera del pittore Enrico Reffo
Villar Dora
La Torre del Colle (Tur du Col), di epoca romanica, è un possente torrione cilindrico situato presso l’omonima borgata alle pendici della collina della Seja. Questo faceva probabilmente parte di un complesso sistema di vigilanza che comprendeva castelli, torri, forti e casematte dislocati lungo tutta la valle. Il Castello di Villar Dora rappresenta invece l’insediamento più antico del paese, situato in un punto rialzato da cui si possono dominare con lo sguardo i dintorni. Qui nel basso medioevo vi era un complesso di torri unite da una cinta muraria, ma la struttura attuale risale al XV secolo quando, per volere dei feudatari della famiglia Provana, furono costruiti il palacium, l’ala di Margaretha de Rotariis e la torre. La dipendenza detta Ca’Bianca risale al XVII secolo, mentre i giardini furono realizzati per ultimi nel XIX secolo. Si ritiene che la chiesa parrocchiale sia stata fondata già attorno all'VIII secolo d.C. ad opera dei monaci benedettini della Novalesa. Originariamente edificata in stile romanico, fu successivamente ristrutturata secondo lo stile barocco nel XVII secolo.
Viù
Luoghi di interesse: Le Porte di Viù sono due monoliti calcarei alti un decina metri, posti sulla strada che porta al comune, e rappresentano idealmente l'accesso alla Valle di Viù. La parrocchiale di San Martino Vescovo, al cui interno è possibile ammirare due altari barocchi di pregevole fattura, una terracotta raffigurante la Crocifissione ed un busto del Marchese di Barolo. Il grande Pinocchio in legno, situato nella piazza centrale del paese.
Volpiano
La Chiesa parrocchiale - Questa chiesa è nata come cappella del Castello, fatta costruire per ordine di re Arduino, nel 1014 circa, da Guglielmo da Volpiano. La chiesa parrocchiale presenta le linee di uno stile semigotico ma è stata ricostruita molte volte, a causa di continui ampliamenti e ristrutturazioni. La chiesa a tre navate ha una bella ed elegante facciata con degli affreschi del Reffo. L'altare è in stile barocco ed è costruito con marmi. La statua nella parte a destra dell'altare (dopo una colonna d'archi), rappresenta una madonna con Gesù bambino in braccio ed è stata costruita da Stefano Clemente, autore del Gesù in croce che si trova dietro all'altare. Nella chiesa c'è anche un organo a quarantatre canne, costruito in stile moresco intorno all'anno 1884. I dipinti sono stati fatti dai pittori Morgari, Reffo, Defendente Ferrari. Il campanile è in stile bizantino ed è munito di un ottimo concerto di campane.
La Chiesa della Confraternita - La chiesetta è stata costruita intorno all'anno 1731 su disegno dell'architetto Antonio Maria Lampo in puro stile barocco e venne chiamata Chiesa nuova (Gesia neuva). È il monumento più pregevole del paese e tra le migliori costruzioni barocche della zona. Venne costruito con i materiali di recupero, provenienti dalla mura del castello. Il progetto dell'architetto Lampo risente delle sperimentazioni spaziali che lo Juvarra stava sperimentando in quegli anni. La chiesa presenta una pianta centrale leggermente ovale a cui segue un breve corridoio di passaggio ad uno spazio ovale più piccolo dove è situato l'altare e un bel coro ligneo lungo la parete di fondo. Sopra la porta d'ingresso c'è l'organo a canne.
La Chiesa di San Rocco - Nel 1683 la comunità volpianese dopo una epidemia di peste decise di ricostruire una vecchia cappella in onore di San Rocco, protettore dalla peste. All'interno della cappella si trovano 5 dipinti eseguiti su tela, uno dei quali rappresenta San Rocco e San Sebastiano. Sopra l'altare c'è un crocifisso che risale al 1600. Anche in questa chiesa c'è un organo costituito da 300 canne, alcune ricostruite, altre originali. L'organo è stato restaurato intorno al 1900, infatti è caratterizzato dai tasti in avorio tipici dell'epoca.
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Parco nazionale del Gran Paradiso
Il Parco nazionale del Gran Paradiso fu istituito nel 1922. È il piú antico Parco Nazionale italiano. Si estende a cavallo delle regioni Valle d'Aosta e Piemonte.
La storia del Gran Paradiso è strettamente intrecciata con la salvaguardia del suo animale simbolo: lo stambecco (capra ibex ibex).
Questo ungulato, un tempo largamente diffuso a quote elevate, oltre il limite del bosco, su tutto l'arco alpino è stato oggetto di caccia indiscriminata per secoli. I motivi per cui lo stambecco era una preda così ambita dai cacciatori erano i più disparati: la succulenza delle sue carni, alcune parti del suo corpo erano considerate medicinali, l'imponenza delle sue corna ricercate come trofeo e persino il potere afrodisiaco attribuito ad un suo ossicino (la croce del cuore) spesso utilizato come talismano. All'inizio del XIX secolo si riteneva che questo animale fosse ormai estinto in tutta Europa finché l'ispettore forestale valdostano Delapierre (detto anche Zumstein, secondo la parlata di Gressoney) scoprì che negli impervi e scoscesi valloni che discendono dal massiccio del Gran Paradiso ne sopravviveva una colonia di circa cento esemplari. Il 21 settembre 1821 il re di Sardegna Carlo Felice emanava le Regie Patenti con le quali ordinava:«Rimane fin d'ora proibita in qualsivoglia parte de' regii domini la caccia degli stambecchi». Questo decreto, che salvò lo stambecco dall'estinzione, non fu ispirato da valori di protezionismo ambientale, non contemplati nella mentalità dell'epoca, ma bensì da mere speculazioni venatorie. La rarità di questi esemplari ne rendeva la caccia un lusso che il sovrano concedeva solo a sé stesso.
Nel 1850 il giovane re Vittorio Emanuele II, incuriosito dai racconti del fratello Fernando, che durante una visita alla miniera di Cogne era stato a caccia, volle percorrere di persona le aspre valli valdostane. Partì dalla valle di Champorcher, valicò, a cavallo, l'omonima finestra a quota 2828 m. e raggiunse Cogne, lungo questo tragitto uccise sei camosci ed uno stambecco. Il re rimase colpito dalla abbondanza di fauna e decise di costituire in quelle valli una riserva reale di caccia.
Furono necessari alcuni anni affinché i funzionari di Casa Savoia riuscissero a stipulare centinaia di contratti in cui i valligiani e i comuni cedevano al sovrano l'utilizzo esclusivo dei diritti venatori (relativi alla caccia al camoscio ed ai volatili, poiché la caccia allo stambecco era vietata, per i valligiani, già da un trentennio) ed in alcuni casi persino dei diritti di pesca e di pascolo (vale a dire che i montanari non potevano più portare ovini, bovini e caprini sui pascoli d'alta quota riservati d'ora in poi alla selvaggina). Nasceva così ufficialmente, nel 1856, la Riserva Reale di Caccia del Gran Paradiso il cui territorio era più ampio dell'attuale parco nazionale; infatti comprendeva anche alcuni comuni valdostani (Champorcher, Champdepraz, Fénis, Valgrisenche, Brissogne) che in seguito non furono inseriti entro i confini dell'area protetta.
I valligiani, dopo i primi malumori, cedettero volentieri i loro diritti al sovrano, comprendendo che la presenza dei sovrani in quelle valli fino ad allora quasi al di fuori del mondo avrebbe portato benessere per la popolazione locale. Re Vittorio promise che avrebbe fatto "trottare i quattrini sui sentieri del Gran Paradiso". Fu istituito un corpo di vigilanza composto di circa cinquanta addetti denominati Reali Cacciatori Guardie, furono restaurate chiese, argini e case comunali, furono costruiti casotti per i guardaparco e case di caccia più grandi utilizzando manovalanza locale. Tuttavia, l'opera più importante che cambiò il volto delle valli aostane e canavesane fu la fittissima rete di mulattiere selciate fatte costruire per collegare i paesi con le case di caccia e quest'ultime tra di loro (coprivano una distanza di oltre 300 km). Queste strade furono progettate per permettere al re ed al suo seguito di spostarsi comodamente a cavallo all'interno della riserva. La maggior parte di esse è ancor oggi percorribile. Superano dei ripidi versanti con innumerevoli, ampissimi tornanti mantenendo sempre una lieve e costante pendenza. Si snodano in buona parte oltre i duemila metri ed in taluni casi superano i tremila (Colle del Lauson 3296 m. e Colle della Porta 3002 m.). I punti più impervi sono stati superati scavando il tracciato nella roccia. La carreggiata è lastricata di pietre, sostenuta da muri a secco costruiti con notevole perizia e presenta una larghezza variabile da uno ad un metro e mezzo.
Il tratto meglio conservato si trova in Valle Orco; dal Colle del Nivolet, dopo un primo tratto a mezzacosta, la mulattiera reale scavalca i colli della Terra e della Porta, tocca la casa di caccia del Gran Piano (recuperata di recente come rifugio) per poi scendere al paese di Noasca.
Vittorio Emanuele III, più colto e meno affabile con i valligiani del nonno, cambiò orientamento e decise, nel 1919, di cedere allo Stato i territori del Gran Paradiso di sua proprietà con i relativi diritti, indicando come condizione che si prendesse in considerazione l'idea di istituire un parco nazionale per la protezione della flora e della fauna alpina. Il 5 agosto 1947, con decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, venne istituito l'Ente Parco Nazionale Gran Paradiso con un consiglio di amministrazione composto da 13 elementi ed un corpo di guardie giurate alle sue dirette dipendenze.
Monti:
Il Gran Paradiso è l'unico massiccio montuoso interamente in territorio italiano. Dai suoi contrafforti discendono degli impervi valloni che originano sei valli (Valle di Cogne, Valsavaranche, Valle di Rhemes, Valle Orco, Valle Soana e Valle di Champorcher). La fascia che va dai tre ai 4000 m. è ammantata di candidi ghiacciai, più estesi sul lato valdostano. Si tratta di ghiacciai perenni ma relativamente recenti essendosi formati durante la "piccola glaciazione" del secolo XVII.
Dalla cima più alta (4061 m.) parte la dorsale che divide Cogne da Valsavarenche la quale, scendendo verso Aosta, si impenna nelle due vette dell'Herbetet (3778 m.) e della Grivola (3969 m.). Sul versante piemontese si stagliano verso il cielo il Ciarforon (3642 m.), la Tresenta (3609 m.), la Becca di Monciair (3544 m.). Queste montagne sono facilmente individuabili, da un occhio esperto, anche dalla pianura torinese. Il Ciarforon è una delle vette più singolari delle Alpi: sul versante aostano è ricoperto da un'enorme calotta ghiacciata; dal Piemonte appare come uno spoglio monte di forma trapezoidale.
La Torre del Gran San Pietro (3692 m.) e i Becchi della Tribolazione (3360 circa) si trovano nell'alto vallone di Piantonetto; il punto di osservazione privilegiato è il rifugio Pontese al Pian delle muande di Teleccio.
Dalla Punta di Galisia (3346 m.), un monte sulla cui sommità si incontrano i confini di Piemonte, Valle d'Aosta e Francia, si stacca in direzione sud-est un crinale fatto di cime frastagliate e appuntite che culminano nell'imponente bastionata rocciosa delle tre Levanne (3600 m. circa): sono le dentate e scintillanti vette che ispirarono l'ode "Piemonte" al poeta Giosuè Carducci che nel 1890 ebbe modo di venire da queste parti mentre presiedeva gli esami di maturità a Cuorgné.
La Granta Parei (3387 m.) è la montagna simbolo della Valle di Rhemes: segna il punto più occidentale del parco.
Le vette del settore orientale del parco sono più basse; tra di esse spiccano la Torre Lavina (3274 m.) e la Rosa dei Banchi (3164 m.). Quest' ultima è molto frequentata dagli escursionisti per l'aereo panorama che offre verso la Valle Soana e la Valle di Champorcher.
Le cime del parco nazionale fanno parte ovviamente delle Alpi Graie.
Laghi:
I laghi più grandi e suggestivi del parco si trovano nella zona circostante il Colle del Nivolet. Dai due Laghi del Nivolet, antistanti il rifugio Savoia nell'omonimo pianoro, nasce il torrente Savara che, dopo aver pecorso la valle cui dà il nome (Valsavarenche), confluisce nella Dora Baltea nei pressi di Aosta. Superato il gradino erboso che sta sopra il rifugio ci addentriamo nei piani di Rosset dove scorgiamo i laghi naturali più spettacolari dell'intera area protetta: il Lago Leità dalla particolare forma allungata e il Lago Rosset con il suo caratteristico isolotto. Quest'ultimi costituiscono la sorgente del torrente Orco che scorre verso il Piemonte e sfocia nel Po vicino a Chivasso. Poco distante dai piani di Rosset vi sono i Lacs des trois becs (tre grandi e due piccoli) e proseguendo ancora un po' il Lago Nero (o Lago Leynir). La "regione dei grandi laghi" è il cuore del parco nazionale: dalle sponde di questi specchi d'acqua il colpo d'occhio spazia su tutte le principali vette del Gran Paradiso e delle Levanne.
In Val di Rhemes troviamo il piacevole Lago di Pellaud: è ubicato all'interno di un bel lariceto ad una quota relativamente bassa (1811 m.).
In Valle di Cogne vi sono due interessanti laghetti: il Lago Lauson (Valnontey) ed il Lago Loie (2356 m., vallone di Bardoney).
Sul versante indritto della Valle Orco, lungo il tracciato della mulattiera reale, poco sotto il Colle della Terra, tra le morene troviamo il Lago Lillet. Data l'altitudine (2765 m.) questo lago, tranne che per un breve periodo estivo, rimane sempre gelato. Nei suoi paraggi si possono incontrare, nella stagione propizia, branchi di stambecchi, cuccioli e caprettini di pochi mesi. Il Lago Lillet è raggiunto anche da un ripido sentiero che sale dalla borgata Mua di Ceresole.
Uno degli angoli meno conosciuti del parco è il Lago di Dres (2073 m.). Si trova sul versante inverso della Valle Orco, quasi all'estremo confine meridionale del PNGP. E' uno dei pochi punti del lato piemontese dove si può scorgere la vetta ed il ghiacciaio del Gran Paradiso far capolino oltre le alte cime canavesane.
Cascate:
Data la forte acclività che caratterizza i valloni del Gran Paradiso va da sé che i torrenti che li solcano originino lungo il loro impetuoso fluire numerose cascate che ingentiliscono l'aspro paesaggio del parco. Le più spettacolari sono quelle di Lillaz, frazione di Cogne. Anche sul versante piemontese vi sono alcune pittoresche cascate facilmente osservabili dai turisti: quella sovrastante l'abitato di Noasca oppure quella formata dal torrente di Nel all'altezza della borgata Chiapili di sotto. Nei pressi delle baite di Chiapili di sopra, la borgata più alta di Ceresole Reale, altre due fragorose cascate fanno bella mostra di sé.
Flora:
Nella parte più bassa del parco, come livello altimetrico, sono presenti boschi di latifoglie composti da Pioppo tremulo, nocciolo, ciliegio selvatico, acero montano, quercia, castagno, frassino, betulla, sorbo degli uccellatori. Le faggete, in una fascia tra gli 800 e i 1200 mt., si trovano soltanto sul versante piemontese tra Noasca, Campiglia e Locana. Tra i 1500 e i 2000 mt. vi sono le foreste di aghifoglie. Il pino cembro (Pinus cembra) è largamente diffuso in Val di Rhemês mentre l'abete bianco (Abies alba) si trova solo in Val di Cogne presso Vieyes, Sylvenoire e Chevril. In tutte le valli troviamo il sempreverde abete rosso (Picea abies) ed il larice ([[Laris europaea]]). Quest'ultimo è l'unica conifera d'Europa che perde gli aghi nel periodo invernale. I boschi di larice sono molto luminosi e permettono lo sviluppo di un folto sottobosco composto da rododendri, mirtilli, lamponi, gerani dei boschi, fragole di bosco.
Impossibile elencare la sterminata varietà di fiori che da marzo ad agosto ravvivano con i loro colori i diversi ambienti del parco. Ci limiteremo ad alcuni esempi. Il giglio martagone (Lilium martagon), tipico del bosco, e il giglio di San Giovanni (Lilium croceum), che sboccia nei prati, fioriscono all'inizio dell'estate. Il velenosissimo aconito (Aconitum napellus) si trova lungo i corsi d'acqua. Tra la fascia più alta dei boschi e i 2200 mt. vi sono distese di rododendri con i loro caratteristici fiori a campanula color ciclamino.
Oltre i 2500 mt. tra le roccie trovano il loro habitat la sassifraga, l'androsace alpina, l'artemisia, il cerastio e il ranuncolo dei ghiacci (Ranunculus glacialis). Anche la stella alpina e il genepy si trovano a queste altezze ma sono rarissimi. Le torbiere e le zone umide sono colonizzate dall'erioforo i cui candidi batuffoli preannunciano la fine dell'estate.
Fauna:
L'animale simbolo del parco è lo stambecco presente in circa 3500 unità. Il maschio adulto può pesare dai 90 ai 120 kg. Le corna, un tempo ambito trofeo, presentano delle nodosità nella parte anteriore e possono arrivare anche a 100 cm. La femmina, più piccola, ha delle corna più liscie lunghe appena 30 cm. I branchi sono composti da soli maschi oppure da femmine e cuccioli. I maschi anziani vivono isolati. Il periodo degli amori coincide con i mesi di novembre e dicembre; in questo periodo gli stambecchi maschi che hanno raggiunto la piena maturità sessuale si battono tra di loro squarciando il silenzio dei valloni con l'inconfondibile rumore delle cornate udibile anche dal fondovalle. La femmina rimane fertile per pochi giorni. La gravidanza dura sei mesi. A primavera inoltrata, la stambecca si ritira su qualche cengia isolata dove darà alla luce (maggio, giugno) un piccolo, talvolta due. Lo stambeco ha un carattere mite ed imperturbabile e si lascia facilmente osservare dall'uomo.
Il camoscio, invece, è diffidente, elegante nei suoi balzi, veloce e scattante. Di dimensioni minori (massimo 45-50 kg), se ne contano oltre 7000 esemplari. Le sue corna, non imponenti come quelle dello stambecco, sono sottili e leggermente uncinate. Questo ungulato non è più in pericolo di estinzione in quanto l'assoluta mancanza di predatori naturali ne ha favorito la crescita numerica e l'eccessiva colonizzazione del territorio (durante l'inverno scendono a valle danneggiando il sottobosco, attraversano le strade asfaltate, arrivano a cercare il cibo a pochi metri dalle case) tanto da rendere necessarie, a volte, delle azioni di caccia selettiva per ridurne il numero.
Il parco non è un ecosistema così perfetto come si potrebbe pensare. I predatori naturali, come detto, sono del tutto assenti: l'orso e il lupo estinti da secoli, gli altri sono stati perseguitati ai tempi della riserva. Il compito delle Reali Cacciatori Guardie era quello di proteggere la selvaggina non solo dai bracconieri ma anche dagli animali ritenuti nocivi e il re ricompensava con laute mancie l'abbattimento di una lince, di un gipeto, di una volpe o di un'aquila. Si giunse così, all'incirca nel 1912-13, all'estinzione della lince europea e del gipeto barbuto; oggi si contano ancora 4-5 coppie di aquile mentre discretamente presente resta la volpe. Negli ultimi anni si è cercato di reintrodurre la lince.
Un altro animale molto diffuso nel parco è la marmotta (se ne contano circa 6000 unità). Vive in tane sotterranee con diversi cunicoli come vie d'uscita. Predilige le praterie e le poche aree pianeggianti (numerosissime al Piano del Nivolet). E' un roditore e ai primi freddi cade in un profondo letargo che dura quasi sei mesi. Inconfondibile il suo verso: un fischio che la marmotta "sentinella" emette, drizzandosi in verticale, quando avvista un pericolo o un animale estraneo al suo ambiente seguito dal repentino fuggi fuggi degli altri componenti del branco.
Fanno parte della fauna del Gran Paradiso anche numerosi volatili: poiane, picchi, cincie, pernici bianche, gracchi, sparvieri, astori, allocchi, civette ecc... Nei laghi e nei torrenti nuotano due specie di trote: una autoctona, la trota fario, l'altra alloctona, la trota iridea. Nei boschi di aghifoglie capita talvolta di rinvenire dei mucchi di aghi di conifere alti anche mezzo metro: sono i nidi della formica rufa. Tra i rettili ricordiamo le vipere (vipera aspis, tipica delle zone asciutte, e vipera berus che si trova presso i corsi d'acqua) e le salamandre (nera e pezzata).
Sacra di San Michele
La Sacra di San Michele è un complesso architettonico collocato sul monte Pirchiriano, all'inizio della Val di Susa sopra gli abitati di Avigliana e Chiusa di San Michele. È il monumento simbolo della Regione Piemonte. Solo di recente ristrutturato, è affidato alla cura dei padri Rosminiani.
Secondo alcuni storici già in epoca romana esisteva, nel luogo dove sorge ora l'abbazia, un presidio militare che controllava la strada verso le Gallie. Successivamente anche i Longobardi installarono un presidio che fungesse da baluardo contro le invasioni dei Franchi.
Per quanto concerne la data di fondazione della Sacra, alcuni studiosi sono orientati ad identificare negli anni 999-1002 il periodo in cui si avviò la realizzazione di questa abbazia mentre per altri la data di nascita dovrebbe essere anticipata agli anni 983-987. In sostanza quindi l'origine vera e propria della costruzione risale al tempo in cui visse Giovanni Vincenzo tra la fine del X secolo e l'inizio dell'XI secolo.
Accanto al sacello più antico, Giovanni Vincenzo ne realizzò un altro che è l'ambiente centrale della cripta. Gli studiosi tendono ad attribuire questo ambiente a Giovanni Vincenzo in quanto le nicchie, gli archetti e le colonnine richiamano motivi analoghi propri dell'architettura bizantina, e l'eremita probabilmente soggiornò nella città di Ravenna o in una qualche diocesi del ravennate. Nei decenni successivi fu costruito un piccolo cenobio che ospitava pochi monaci e poteva accogliere qualche pellegrino. Questa costruzione è dovuta alla magnanimità e alla fede di Ugo di Montboissier.
Nei decenni successivi la struttura dell'abbazia, affidata ai Benedettini, si sviluppò progressivamente dando asilo ai pellegrini e protezione alle popolazioni della zona. Nel XI secolo fu infatti costruito l'edificio della foresteria, staccato dal monastero, e in grado di accogliere i numerosi pellegrini che, percorrendo la via Francigena, vi salivano per trovare ristoro fisico e spirituale. Un grande impulso fu dato dall'abate Adverto di Lezat (Diocesi di Tolosa) chiamato da Ugo di Montboissier a dirigere il primo cenobio. Probabilmente l'architetto Guglielmo da Volpiano realizzò il progetto della chiesa posta sopra le tre preesistenti. Il periodo interessato da questo sviluppo è compreso tra il 1015 e il 1035.
Il Monastero Nuovo, oggi in rovina, venne edificato sul lato nord e aveva tutte le strutture necessarie alla vita di molte decine di monaci: celle, biblioteca, cucine, refettorio, officine... Questa parte del complesso si trova nel posto in cui probabilmente sorgeva il castrum di epoca romana. Di questa costruzione rimangono ora dei ruderi affacciati sulla Valle di Susa: era un edificio a cinque piani la cui imponenza è manifestata dai muraglioni, dagli archi e dai pilastri. Svetta, su tutte le rovine, la torre della Bell'Alda, oggetto di una suggestiva leggenda.
L'abate Ermengardo, che diresse il monastero dal 1099 al 1131, fece realizzare l'opera più ardita di tutta l'imponente costruzione: l'impressionante basamento che, partendo dalla base del picco del monte, raggiunse la vetta e costituì il livello di partenza per la costruzione della nuova capiente chiesa. Questo basamento è alto 26 metri ed è sovrastato dalle absidi che portano la cima della costruzione a sfiorare i 1000 metri di altitudine rispetto ai 960 del monte Pirchiriano. La nuova chiesa, che è anche quella attuale, è stata eretta su strutture possenti e sovrasta le più antiche costruzioni che sono state così inglobate. Questa costruzione dovette richiedere molti anni e il trascorrere del tempo è documentato nel passaggio che si trova all'interno delle campate tra il pilastro cilindrico e quello polistilo e nel variare del gusto che passa dal romanico al gotico sia nelle decorazioni che nella forma delle porte e delle finestre. Il lavoro durò a lungo e fu più volte interrotto a causa delle difficoltà che si incontravano nella realizzazione di un'opera tanto imponente: in particolare richiese molto tempo la costruzione del basamento e delle absidi che furono costruite per prime con la prima campata sostenuta da due pilastri rotondi. Tutto questo ha comportato, nelle navate, il sovrapporsi di ben tre tipi di architettura: - uno stile romanico con caratteristiche normanne, - uno stile romanico che si può definire di transizione, - ed infine uno stile gotico francese.
Merita a questo punto rilevare un elemento molto particolare, originato proprio dagli interventi fatti per adattare lo sviluppo architettonico al particolare ambiente costituito dalla vetta del Pirchiriano: siamo di fronte ad una chiesa in cui gli elementi costitutivi fondamentali sono rovesciati. In tutte le chiese la facciata è sempre localizzata frontalmente rispetto alle absidi poste dietro l'altare maggiore e contiene il portale di ingresso. Al contrario, la facciata della Sacra si trova nel piano posto sotto il pavimento che costituisce la volta dello Scalone dei Morti. La curiosità veramente unica dunque è che la facciata è sotto l'altare maggiore, è sovrastata dalle absidi con la Loggia dei Viretti ed è visibile dalla parte del monte rivolta verso la pianura Padana.
Sant'Antonio di Ranverso
Sant'Antonio di Ranverso è un'abbazia situata a Buttigliera Alta, in provincia di Torino. Il nome del monastero combina la dedica a sant'Antonio Abate e il toponimo di "Rivus Inversus", un canale situato a nord delle colline moreniche.
Il complesso fu fondato nel 1188 da Umberto III di Savoia e dato in uso all'ordine degli Ospedalieri dei Padri Antoniani, con l'intento di creare un punto di assistenza per i pellegrini e un centro di trattamento di coloro i quali erano afflitti dal "fuoco di sant'Antonio". La malattia era trattata con lardo di maiale, il quale, riducendo il contatto delle pelle con l'aria, dava qualche sollievo. Per questa ragione nell'iconografia di sant'Antonio Abate c'è quasi sempre un maiale.
L'abbazia fu rimodellata molte volte nel corso dei secoli, alterandone fortemente la forma originale. Comprendeva inizialmente un ospedale, di cui rimane solo una facciata, la precettoria e la chiesa. La chiesa stessa appare oggi nello stile gotico-lombardo, del rifacimento dei secoli XIV e XV. Adiacente alla chiesa vi è il campanile, eretto in stile gotico dal 1300.
All'interno i muri sono decorati con numerosi affreschi a partire dal XIII secolo, alcuni dei quali dipinti da Giacomo Jaquerio agli inizi del Quattrocento. Fra le opere di questo artista si conserva inoltre la scena "Strada verso il Calvario" nella sacrestia. Nel presbiterio vi è un bel lavoro di Defendente Ferrari del 1531, il quale include porte dipinte per la protezione dell'opera principale. Nel 1776 papa Pio VI assegnò la proprietà dell'abbazia all'ordine Mauriziano, a cui è affidata tuttora.
Forte di Fenestrelle
Il Forte di Fenestrelle è un complesso fortificato eretto nel secolo XVIII in località Fenestrelle in Val Chisone (provincia di Torino). Per le sue dimensioni ed il suo sviluppo lungo tutta il fianco sinistro della valle la fortezza è detta anche la grande muraglia piemontese.
Dal 1999 è diventata il simbolo della Provincia di Torino.
Progettato dall'ingegnere Ignazio Bertola con funzione di protezione del confine italo-francese venne completato solamente nel secolo successivo e non fu mai coinvolto in fatti d'arme correlati con la sua funzione.
Dopo un lungo periodo di abbandono è stato parzialmente restaurato ed aperto al pubblico. La costruzione, composta in realtà, da numerosi forti collegati da spalti, bastioni risalti e scale, ha una superficie complessiva di 1.300.000m2 sviluppandosi per oltre 5 chilometri su un dislivello di circa 700 metri, risulta essere la più estesa costruzione europea in muratura.
Forte di Exilles
Il Forte di Exilles rappresenta uno dei più importanti sistemi difensivi del Piemonte, insieme al complesso fortificato di Fenestrelle, che venne impiegato a fasi alterne sia dai Savoia e sia dai Francesi. La sua posizione al centro di una strettoia della Valle infatti lo rendeva una minaccia sia per gli eserciti che scendevano dall’Alta valle che per quelli che risalivano dal fondo valle.
Intorno al Forte nacquero nei secoli molte leggende, ma forse la più famosa di tutte è quella relativa ad un misterioso personaggio ivi rinchiuso (la costruzione fungeva anche da carcere) tra il 1681 e il 1687. Secondo la tradizione, esso potrebbe identificarsi con la Maschera di Ferro, personaggio la cui identità non è a tutt'oggi nota. Il primo a sollevare il problema fu Voltaire che, durante il breve periodo di permanenza nel carcere della Bastiglia (1717), apprese dell'esistenza di questo misterioso personaggio il cui volto era sempre coperto da una maschera di velluto ed era sempre ben trattato da alcune guardie che erano state preposte alla sua sorveglianza; Voltaire si appassionò alla sua storia, facendo delle ricerche che pubblicò in un suo libro. La permanenza della Maschera di Ferro ad Exilles è anche documentata da un carteggio, pervenuto fino ai nostri giorni, fra l'allora ministro francese della Guerra, Marchese di Louvois, ed il governatore della piazza di Pinerolo, dove la Maschera di Ferro soggiornò prima di Exilles e da dove il governatore stesso ne curò il trasferimento ad Exilles, continuando a seguirne da Pinerolo la prigionìa. Il carteggio tratta delle spese sostenute per il sostentamento (vitto e vestiario) del misterioso prigioniero. Da Exilles la Maschera di Ferro fu poi tradotta all’isola di Sainte-Marguerite, (la maggiore delle due isole, dette Îles des Lérins, al largo di Cannes) e qualche anno dopo alla Bastiglia.
Riserva Naturale orientata della Vauda
L'area è caratterizzata da un'ampia zona pianeggiante punteggiata di stagni e laghetti, con numerose bassure e ristagni di rii di drenaggio, che ricordano nell'insieme la Baraggia vercellese. Notevole interesse naturalistico rivestono le zone umide e a brughiera (relitti di brughiera pedemontana) caratterizzate da una vegetazione di tipo steppico a base di eriche e graminacee con l'associazione di numerose specie botaniche non rare, ma non eccessivamente diffuse. Anche l'aspetto archeologico riveste notevole interesse, pur essendo stati fatti fino ad ora, soltanto sporadici sondaggi che hanno comunque fatto rilevare la presenza di reperti longobardi.
Flora e fauna - E’ una zona di ampi spazi aperti caratterizzata dalla calluna (Calluna Vulgaris), un’ Ericacea e da altre erbe come la Graminacea Molinia (Molinia Coerulea), inframmezzate da macchie di alberi pionieri, in particolare la Betulla (Betulla Pendula) ed il Pioppo Tremulo (Populis Tremula). Numerose piante erbacee testimoniano la particolare povertà dei suoli ad es. la Festuca Tenuifolia. Molto comune è la bella Genziana pneumonanthe, che fiorisce a tarda estate. Fra la fauna della Vauda esistono molte specie umili, a larga diffusione, in teoria, ma in realtà interessanti perché ormai molto rare nelle aree di pianura. La specie più grande è il Copris Lunaris, questi sono insetti che lavorano in coppia e sono in grado di seppellire notevoli quantità di sterco nei nidi in cui allevano la propria prole, scavati nel terreno a dieci venti centimetri di profondità. Nella Vauda domina un’avifauna ormai in declino in tutta Europa: il canto dell’Allodola è intenso come in pochi altri posti del Piemonte, le Quaglie nidificano senza il rischio dello sfalcio dei prati, Ortolani e Strillozzi trovano ancora spazi per soddisfare le loro esigenze riproduttive.
Revigliasco
Revigliasco Torinese è una frazione di Moncalieri (TO) che si estende su una delle colline del Po presenti nella provincia di Torino. Revigliasco Torinese è un piccolo e antico paese che si eleva a 400 metri sul livello del mare, nella quiete delle soleggiate pendici della collina torinese. Il paese è stato definito la "riviera di Torino" per l’amenità del luogo, esposto a sud del Colle della Madddalena, e tanto soleggiato da garantire la crescita di piante tipiche della flora mediterranea.
Tra gli edifici degni di nota vi sono sicuramente la Chiesa Parrocchiale di San Martino del XVII secolo in stile barocco (che ospita al suo interno numerose opere pittoriche di notevole valore) e la Chiesa di Santa Croce (anch'essa del XVII secolo, tutt'ora prorpietà della Confraternita di Santa Croce. La tradizione vuole che sulla facciata della chiesa di Santa Croce vi fosse l'antico motto della Confraternita, "Ave crux, spes unica" (dal latino, significa "Salute a te o croce, sola speranza"). Inoltre da ricordare vi sono la Residenza del Barone Sagna (visibile dal grande rettifilo che conduce da Testona a Revigliasco) ed il castello del XVIII secolo, mentre un secondo castello del 1100 è stato abbattutto per costruirvi la scuola elementare/asilo Massimo D'Azeglio. Via della Ghiacciaia rappresenta l’angolo più intimamente medievale di Revigliasco. Stretta e breve, leggermente in salita, richiama immediatamente alla mente immagini di altri analoghi vicoli medievali piemontesi. Ristrutturata e valorizzata dopo il 1980, attualmente presenta diversi elementi architettonici risalenti ai secoli XIV e XV. In particolare, sulla facciata del palazzo che attualmente ospita gli uffici postali, spicca una bassa finestra ad arco gotico a cui si affianca un portone anch’esso con arco a sesto acuto. La via deve il suo nome all’esistenza di una grande ghiacciaia. Queste costruzioni erano un tempo utilizzate come celle frigorifere; ubicate sotto il livello del suolo, stivate di neve e di ghiaccio durante l’inverno (tramite aperture collocate presso la sommità), esse permettevano la conservazione dei cibi durante il resto dell’anno. Il notevole esempio di ghiacciaia visibile a Revigliasco è databile ai secoli XVII - XVIII e si presenta in buone condizioni di conservazione. Fino agli anni ‘50 del XX secolo era ancora utilizzata dal macellaio di Revigliasco per conservare le carni, con le stesse antiche modalità seguite nei secoli passati.
Castello di Masino
Il castello di Masino fu la residenza principale dei conti Valperga, antica famiglia del Canavese, e fino al rinascimento era difeso da alte mura e imponenti torri di guardia, poi abbattute per far posto a monumentali e splendidi giardini di fattezze romantiche e tipiche dell'Italia aristocratica. L'intero edificio è letteralmente ricoperto da affreschi, mobili di raffinatissima fattura e sede d'un museo di carrozze settecentesche davvero straordinario.
Il giardino del castello, gigantesco e lussurreggiante, è tipico dell'arte inglese e risalente al milleottocento, circonda per intero la rocca, e si estende per diversi ettari di terreno, solcata da una strada che percorre per intero i suoi boschetti e che arriva fino alla vicina località di Strambino.
L'appartamento di Madama Reale, così chiamato per la lunga permanenza di Giovanna Battista di Savoia Nemours, fu fatto costruire attorno al 1670 dal principe Francesco I di Masino appunto per la reggente di casa Savoia, seguendo il modello del Castello Ducale di Agliè e di Castello Reale di Racconigi. La stanza da letto è un vero capolavoro, ricco di preziose quanto fragili sete e di un raffinatissimo letto a baldacchino.
Castello di Moncalieri
L'imponente mole del Castello di Moncalieri sorge sulla sommità di una collina, nel centro storico di Moncalieri (TO). Intorno all'anno 1100 Tommaso I di Savoia costruì su questa collina un massiccio fortilizio per controllare l'accesso da sud a Torino. Nel corso della metà del XVI secolo sotto il dominio di Jolanda di Valois, moglie di Amedeo IX di Savoia, è ampliato per renderlo una villa di delizia. Nel corso di un secolo (dal 1600 al 1700) fu ampiamente rimaneggiato da Carlo di Castellamonte e in seguito ristrutturato internamente e decorato dallo stesso Castellamonte e altri artisti locali. La struttura attuale del castello è a ferro di cavallo rivolto verso nord, con quattro possenti torrioni angolari parallelipedi. I corpi laterali hanno cinque piani e le pareti in mattone presentano robusti contrafforti. Due corpi di fabbrica paralleli ai corpi laterali creano altrettante corti esterne adibite a scuderie e appartamenti della servitù. La facciata sud guarda un piccolo giardino all'italiana e presenta due torrette cilindriche, vestigia dell'antico castello quattrocentesco. Originale il belvedere all'ingresso nord. Il castello è stato per 300 anni sede intensa di vita di corte dei Savoia e primo castello ad essere occupato dai francesi nell'avanzata piemontese del 1798 che lo tennero fino alla Restaurazione. Tornato nelle mani di Vittorio Emanuele I e da lui passato a Carlo Alberto, il castello diventa sede dei giovani principi che qui studiano. Vittorio Emanuele II lo preferì a Palazzo Reale a Torino e fece arredare numerosi appartamenti secondo il suo gusto, oltre che continuare la tradizione e farne sede di studio per i suoi figli. Nel 1849 si scelse Moncalieri per la firma del famoso Proclama (dove Vittorio Emanuele II si appella agli elettori affinché appoggiassero al ruolo di Primo Ministro Massimo D'Azeglio) e fino al XX secolo fu residenza di regine madri e principesse reali, come Maria Clotilde e Maria Letizia. Oggi gli appartamenti delle due regine e di Vittorio Emanuele II sono conservati in buone condizioni. Dal 1921 il castello di Moncalieri è sede del I Battaglione dell'Arma dei Carabinieri che comunque permettono la visita agli appartamenti e ai saloni e mantengono un'atmosfera sabauda molto pittoresca. È terminato da pochi anni un restauro che ha ridato smalto a questa splendida dimora.
Duomo di Ivrea
Il Duomo di Ivrea, dedicato a Santa Maria, si erge su di una altura, nella parte vecchia della città, a due passi dal Castello dalle rosse torri.
Il Duomo di Ivrea ha una storia antichissima; si presume infatti che sia stato edificato sui resti di un precedente tempio pagano. La chiesa più antica, a pianta circolare e sormontata da una cupola, risale probabilmente all'età carolingia.
Oltre agli affreschi settecenteschi, il duomo di Ivrea racchiude altre e più interessanti opere d’arte. Nella cripta, dalle volte a crociera, sorrette da antiche colonnine con semplici capitelli, sono conservati antichi affreschi, di cui oggi riconosciamo solo quelli tardogotici dovuti all'opera di un onesto frescante eporediese del XV secolo, Giacomino d'Ivrea. Sempre nella cripta è conservato il sarcofago romano del questore Caio Atecio Valerio (I secolo d.C.) che la tradizione vuole abbia custodito le spoglie mortali di San Besso. Interessanti sono anche gli affreschi visibili nel deambulatorio, tra di essi si trova una scena di Resurrezione miracolosa dalla morte, dipinta della seconda metà del XV secolo, attribuito al pittore tardogotico francese Nicolas Robert, del quale – a dispetto dei tanti documenti di archivio che ne testimoniano la brillante carriera, ivi compresa la decorazione dell'Oratorio di Yolanda di Valois nel castello d'Ivrea - non si conoscono opere certe. In sacrestia sono conservate due belle tavole di Defendente Ferrari raffiguranti l'Adorazione del Bambino con Santa Chiara e clarisse (1519) e l'Adorazione del Bambino con il Beato Warmondo e donatore (1521)
Fruttuaria
Fruttuaria è un'abbazia fondata da Guglielmo da Volpiano nel territorio di San Benigno Canavese. La posa della prima pietra dell'abbazia avvenne il 23 febbraio 1003 con la consacrazione del vescovo d'Ivrea, Ottobiano, ed alla presenza di Arduino marchese d'Ivrea e re d'Italia e della moglie Berta.
Fruttuaria, completata nel 1006-1007 seguiva la regola benedettina riformata di Cluny. Nel 1027 Giovanni XIX, con bolla pontificia, pone l'abbazia, e tutti i suoi beni, sotto il controllo diretto di Roma. Il periodo di massimo splendore di Fruttuaria si colloca nei secoli XII e XIII (nel 1265 l'abbazia possiede 85 chiese in Italia ed altre in Francia ed Austria). Nel momento di massimo splendore alcuni documenti riferiscono il numero di 1200 monaci presenti nel monastero. Oltre a chiese e monasteri gli abati governano direttamente quelle che vengono comunemente dette "le quattro terre abbaziali" ossia gli attuali comuni di San Benigno Canavese, Montanaro, Lombardore e Foglizzo. Le terre di Fruttuaria battono anche moneta. Il declino inizia nel XIV secolo e giunge al suo culmine nel 1477 quando i monaci perdono il privilegio di nominare l'abate che viene sostitutito da un Abate Commendatario (che non risiede nell'abbazia) di nomina papale. Da quel momento Fruttuaria viene diretta da un Vicario. Nel 1585 Papa Sisto V decreta la soppressione del monastero sostituito da una Collegiata di preti secolari. L'ultimo monaco muore nel 1634. Nel 1710 Vittorio Amedeo II, duca di Savoia, occupa militarmente le "terre abbaziali", occupazione che termina nel 1741 con rinuncia papale al controllo su quelle terre. Nel 1749 diviene abate Commedatario Carlo Vittorio Amedeo delle Lanze che nel 1770 fa abbattere ciò che rimane della chiesa e del monastero romanici per edificare una nuova chiesa. Unico a salvarsi è il campanile. La nuova costruzione (architetti Vittone e Quarini) è in uno stile a cavallo tra il barocco ed il neoclassico e ricorda nella struttura interna Basilica di San Pietro in Vaticano. Nel 1979, durante i lavori di posa dell'impianto di riscaldamento, viene alla luce un pregevole mosaico risalente al 1066 raffigurante due grifoni. Ulteriori scavi portano alla luce le fondazioni della chiesa romanica. Nel maggio 2004, finalmente conclusi i lavori di restauro, è stato aperto al pubblico il percorso di visita che si snoda al di sotto del pavimento.
Santuario di Monte Stella di Ivrea
Il Santuario di Monte Stella di Ivrea costituisce uno dei luoghi di interesse storico ed artistico della cittadina piemontese. A pochi passi dall'affollata piazza del mercato ortofrutticolo, si snodano – lungo il pendio di una altura morenica, in un bosco di platani e di bagolari – le stazioni di una ottocentesca Via Crucis che salgono al Santuario della Madonna della Stella, meglio noto agli eporediesi come Santuario di Monte Stella.
Il santuario venne edificato nel 1627 ed ampliato poco più tardi nel 1658 a testimonianza della speciale devozione che si esprime, ad Ivrea ed in tutto il Canavese, nei confronti della "Madonna Nera"' di Oropa. Di tale secentesca costruzione rimangono oggi solo il campanile e una parete adiacente alla attuale chiesa, su cui si vedono i resti di una lunetta affrescata. La odierna chiesa dedicata alla "Madonna della Stella" ha forma di tempio a pianta circolare e venne edificato nel XIX secolo. Proseguendo oltre il tempio, lungo un ciottolato che sale sulla cima della collina dioritica, si arriva – in un posto suggestivamente panoramico – alla "Cappella dei Tre Re", meta di pellegrinaggio che si svolge nel giorno dell'Epifania e che – per antica deliberazione pontificia – vale ai fedeli una indulgenza planaria. L'antico rito della processione e della offerta dei ceri alla cappella, è stato, in tempi recenti, incorporato nelle celebrazioni dello "Storico Carnevale di Ivrea", che ogni anno ha il suo avvio proprio nella giornata dell'Epifania. La cappella, dalla architettura romanica estremamente sobria, fu edificata attorno il 1220: la tradizione vuole che sia stato San Francesco, di passaggio da Ivrea, a suggerirne la costruzione. Anche l'interno della cappella è alquanto spoglio. Sin verso il 1980, sull'altare della cappella era posto un delizioso Presepe composto da cinque statue in terracotta dipinta (opera databile verso l'ultimo quarto del XV secolo, eseguita da un ignoto scultore, il così detto "Maestro dell'Adorazione dei Magi di Ivrea") collocate in una sorta di "teatrino sacro" dal fondale dipinto, ad ampliare prospetticamente la scena dei Magi. Ora il Presepe è conservato presso il "Museo Civico Garda". Al di sotto dello scialbo che ricopre le pareti della cappella è recentemente affiorato un pregevole affresco, anch'esso databile verso la fine del XV secolo (ca 1480) raffigurante una Adorazione del Bambino con ai due lati le figure di San Rocco e di San Sebastiano (omaggio probabile allo scampato pericolo della peste scoppiata in quegli anni); affresco che, per molti elementi stilistici, richiama la lezione artistica di Martino Spanzotti.
PIATTI E PRODOTTI TIPICI IN AGRITURISMO IN PROVINCIA DI TORINO
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Prodotti Tipici:
Il Peperone di Carmagnola: conosciuta allora in Europa da poco più di un secolo, la pianta del peperone giunse a Carmagnola agli inizi del Novecento, introdotta da un orticoltore di Borgo Salsasio. Oggi il peperone di Carmagnola è una risorsa fondamentale per l'agricoltura e l'economia di questa zona ed è un alimento conosciuto ed apprezzato in Piemonte e in Italia per il suo colorito giallo intenso o rosso vivace, il suo profumo e le sue caratteristiche di qualità e genuinità. Vi sono quattro tipologie riconosciute dal Consorzio dei produttori che hanno denominazione di "Peperone di Carmagnola": il Quadrato (il bragheis), il Corno di bue (il lung), la Trottola e il Tumaticot. Il peperone di Carmagnola è stato adottato da Slow-Food come uno dei presidi della provincia di Torino.
Cercenasco: il territorio comunale ospita ancora nelle rogge e nei corsi d'acqua, anche se ormai limitatamente, la lampreda, nota anche come agnate, che ha dato in passato lustro ai ristoranti della zona per i piatti preparati con questo animale. Dolce tipico del comune è la baciaia, pasta di grano turco a volte aromatizzata con cacao, cucinata su una tipica piastra.
Vini:
Brichearasio: Pinerolese rosso e rosato, Doux d'Henry, il Ramiè, la Barbera, la Bonarda, la Freisa e il Dolcetto.
Caluso: Erbaluce di Caluso e il Caluso Passito.
Chiaverano: apprezzatissimo il suo rosmarino, che trova il clima e il terreno ideale per crescere rigoglioso e profumato, per il quale è nata addirittura l'Associazione per il Rosmarino. Conosciuti in tutto il Canavese sono i suoi tomini, un tipico formaggio prodotto da un'azienda artigianale del posto. Ubicata al centro del paese, da generazioni è attiva la rinomata distilleria Revel Chion la quale trasforma le vinacce prodotte dai contadini del posto, i suoi cioccolatini alla grappa sono esportati anche in America.
IL FOLKLORE E L'AGRITURISMO IN PROVINCIA DI TORINO
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Torino:
- Luci d'Artista - tradizionale evento d'arte contemporanea (gennaio)
- ARTissima - E’ l’evento più intrigante della stagione, dove si incontrano tutti quelli che contano nell’arte contemporanea, ma anche un’opportunità straordinaria per conoscere le ultimissime tendenze dell’arte, e, perché no, per comprare oggi i big di domani. Una fiera ad alto tasso di innovazione, ma da sempre attenta alla qualità: la manifestazione di riferimento per l‘arte emergente.
- Share Festival, Evento Internazionale di Arti e Culture Digitali
- Festival Internazionale Terra Madre - iniziativa nata nel 2004 per riunire, per la prima volta, i rappresentanti di oltre 1200 comunità del cibo rappresentative di modelli di produzione agro-alimentare sostenibili e di salvaguardia della biodiversità, della qualità organolettica ma anche del rispetto dell’ambiente e delle persone. Per la seconda edizione di Terra Madre sono giunti a Torino da tutto il mondo i delegati di 1700 Comunità del cibo provenienti da 150 Paesi, 1000 cuochi ed i rappresentanti di 250 Università. Terra Madre 2006 ha puntato l’attenzione su tre grandi temi: il sapere dei produttori, la loro esperienza, la creatività dei cuochi e la scienza.
- Torino Capitale Mondiale del Libro - Dopo Alessandria d'Egitto, Madrid, Nuova Delhi, Anversa e Montreal, l'UNESCO ha nominato Torino Capitale Mondiale del Libro per il periodo che va dal 23 aprile 2006 al 22 aprile 2007. Il riconoscimento ha premiato l'attività di promozione della lettura svolta dalla città attraverso la Fiera Internazionale del Libro, tra le più importanti manifestazioni europee del settore.
- Torino 2011 - La città si sta preparando alle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia. Al momento i progetti prevedono una vasta area espositiva che dalla nuova stazione ferroviaria di Porta Susa (che sarà completata nel 2008) si snoderà lungo il nuovo viale della Spina. Le precedenti celebrazioni (1961) erano state accompagnate da un'Esposizione Internazionale tenutasi nel quartiere appositamente creato di Italia '61.
Abbadia Alpina:
- La festa di Sant'Antonio abate la domenica più vicina al 17 gennaio quando, con la benedizione degli animali, viene celebrata con la cavalcata scremita la vittoria dell'abate sul conte di Savoia.
- La festa di San Biagio il 3 febbraio.
- La festa di Sant'Isidoro di Siviglia, patrono degli agricoltori il 4 aprile con la benedizione degli automezzi.
- La festa di San Bernardo intorno al 20 agosto, con rito celebrato nella cappella dell'omonimo santo.
- La festa della Madonnina celebrata alla fine di agosto e celebrata nell'omonima cappella.
- La festa di San Francesco celebrata ad inizio settembre nella sperduta località del pilone dedicato all'omonimo santo nella quale si benedicono i mezzi agricoli.
- La festa di San Martino celebrata nell'omonima cappella l'11 novembre.
- La festa patronele di San Verano celebrata nella chiesa arrocchiale la domenica più vicina al 14 novembre
- Il giro dei piloni in occasione dell'immacolata concezione, l'8 dicembre nel quale dopo il giro dei piloni della collina abbadiese si celebra la messa al pilone di Santa Maria della neve.
Airasca:
- Il primo lunedì di aprile, il paese è teatro della Fiera Primaverile, festoso mercato che pervade tutto il paese, al quale si affiancano gli stand delle associazioni di volontariato operanti in paese e i giochi delle giostre in piazza San Bartolomeo.
- In occasione del Carnevale, Airasca ospita una sfilata di carri allegorici provenienti da vari comuni limitrofi, che percorrono via Roma dalla Cappella San Rocco fino a via Stazione accompagnati da figuranti e maschere tradizionali piemontesi; le maschere di Airasca sono il Prajé (l'addetto alla manutenzione dei canali di irrigazione) e la Marghera (manifattura del burro).
Avigliana:
- Palio dei borghi di Avigliana (giugno)
Brandizzo:
- Febbraio - Marzo: Carnevale, è incoronazione delle maschere e della corte, “Sfilata notturna di carri allegorici”.
- Maggio - Giugno: Mercà dla Teila, seconda domenica del mese di maggio.
Brandizzo al Cinema, appuntamento del martedì sera, nelle ultime due settimane di maggio e nelle prime due di Giugno.
- Luglio - Festa del Borgo Orchidea;
Festa Patronale dei Santi Giacomo e Giovanni Apostoli
- Settembre - Ottobre: Autunno musicale, appuntamento del sabato sera, nell’ultima settimana di settembre e nelle prime tre di ottobre; Sagra della zucca, la terza domenica del mese di ottobre.
- Novembre: Concerto Bandistico di Santa Cecilia, eseguito dalla Banda della Società Filarmonica di Brandizzo.
- Dicembre, nel periodo delle festività natalizie: Natale in piazza; Bambini al cinema.
Bricherasio:
- Ogni anno si tiene nel mese di settembre la festa cittadina, chiamata Sagra dell'uva.
Canischio:
- Canischio è famosa per i funghi, le castagne e le trote che si pescano lungo i fiumi Gallenca e Bruino, per le passeggiate rilassanti e per la festa del santo patrono, San Lorenzo che si tiene nel mese di agosto che coinvolge il paese, per tre giorni, in festeggiamenti, balli tradizionali e gare di bocce.
- Altro evento molto interessante è la festa di San Bernardo che si tiene presso la cappella di Mares a 1500 m s.l.m., e che vede centinaia di persone la 3^ domenica di agosto fare una camminata/processione di due ore da Canischio a Cima Mares e alla cappella di San Bernardo per celebrare il Santo attraverso funzioni religiose e danze e musiche tradizionali che rispettano il folclore franco provenzale.
Carmagnola:
- Mercantico dell'antiquariato e dell'usato: la manifestazione è nata a Carmagnola nel 1987. Si svolge la seconda domenica di ogni mese, ad eccezione del mese di agosto nelle suggestive strade e piazze del centro storico ed aree limitrofe. Si tratta di un mercato del piccolo antiquariato, anticaglie, robivecchi, aperto in qualità di espositori sia a privati svuota cantine sia a commercianti. Gli espositori sono circa 400. E' visitato da migliaia di amatori provenienti da tutto il Nord Italia.
- Fiera Primaverile: Fiera dei sapori antichi, con macchine agricole, zootecnia, gastronomia.
- Ortoflora e Natura: la manifestazione dedicata al giardinaggio e all'orticoltura, tutti gli anni, nei primi giorni di aprile. Nel parco della Cascina Vigna in Via S. Francesco di Sales Vi aspetta nei primi due fine settimana di aprile una grande mostra mercato: piante verdi e da fiore, sementi e piantine per vivaisti, floricoltori, orticoltori, erbe aromatiche, fiori ed erbe di montagna, tappeti verdi, fiori nell'arredamento, arredi, attrezzature ed impiantistica per orti e giardini, impiantistica ed arredi per verde urbano e parchi.
- Sagra del Peperone: ogni anno, agli inizi di settembre, Carmagnola ospita la Sagra del Peperone, un evento importante non soltanto per la valorizzazione del prodotto tipico della città, ma anche perché ci permette di conoscere meglio le bellezze artistiche, le tradizioni e la cultura di Carmagnola. Da anni la Sagra riscuote un crescente afflusso di pubblico: oltre alla tradizionale esposizione di peperoni e ai relativi concorsi, alle degustazioni, alla sfilata di "Re Povron" e la "Bela Povronera" e alle esibisizioni dei gruppi Folkloristici carmagnolesi si affiancano serate musicali e spettacoli di vari gruppi nonché un'area commerciale dedicata agli espositori.
- Festa dell'Immacolata: suggestiva processione religiosa dell'otto dicembre. E' la festa del Santo Patrono di Carmagnola.
Chiomonte:
- La festa del patrono di Chiomonte è San Sebastiano, in cui i giovani del paese, vestiti con gli abiti tradizionali, portano in giro per il centro un apparato decorato "la puento" (la punta), in segno di buon auspicio per l'anno appena iniziato, mentre le ragazze ballano intorno.
Cuorgnè:
- In occasione delle idi di maggio, il paese ospita una rievocazione medievale denominata "Torneo di Maggio alla Corte di Re Arduino", con tanto di musica d'epoca, sfilate in costume, bagordi tipici protratti sino a tarda notte e torneo equestre.
Druento:
- 2 ottobre - festa patronale per N.S. Madonna del Rosario. In questa occasione per diversi giorni si susseguono festeggiamenti nella piazza principale del paese (Piazza Oropa) con l'allestimento di un piccolo Luna Park.
- Festa del Villaggio - festa di carattere commerciale in cui la domenica i negozi del centro (che viene chiuso al traffico) rimangono aperti.
- Miss Druento - manifestazione svolta nel Palazzetto dello Sport nata nel 2005 in cui viene eletta Miss Druento. Durante la serata si può assistere inoltre a sfilate di abiti per bambini e all'esibizione di artisti locali.
- Premio Letterario Druento - premio annuale a cui è possibile partecipare con racconti brevi, poesie e poesie in lingua piemontese.
Giaglione:
- La Danza degli Spadonari è di origine ancora oggi incerta, ma probabilmente può essere ricondotta ai riti pagani di propiziazione per favorire la fertilità della terra e l'abbondanza del raccolto. L'esibizione della Danza degli Spadonari avviene in concomitanza della festa patronale di San Vincenzo martire (il 22 gennaio), si ripete la domenica successiva e alle feste del Corpus Domini, della Madonna del Rosario il 7 ottobre e di Santa Caterina il 22 novembre. I protagonisti della festa sono i quattro giovani spadonari, le sei priore (tre coppie di età diversa) e la giovane portatrice del branch, una struttura in legno alta oltre 2 metri: un disco fissato alla base e due manici permettono alla priora di portarlo in equilibrio sulla testa durante la processione. Interamente ricoperto da una ricca decorazione di nastri, fiori e frutta, alla base accoglie una particolare forma di pane a ciambella preparato per l'occasione.
Grugliasco:
- Anche se san Rocco si festeggia il 16 agosto, a partire dal 2000 il Vaticano ha concesso ai grugliaschesi di spostare la festa patronale al 31 gennaio, in ricordo della prima processione effettuata per la fine della pestilenza per la quale era stata chiesta l'intercessione del santo. La chiesa principale comunque non è intitolata a san Rocco, bensì a San Cassiano Martire.
- Ogni prima domenica di giugno si celebra il Palio della Gru,che vede competere i veri borghi del Comune in una corsa rievocativa dei monatti che trainavano i carretti dei malati di peste. I carretti della corsa sostengono una gru (simbolo della città) e competono su un tracciato nel centro storico.
Ivrea:
- Ivrea è nota per il suo carnevale storico nel quale ha luogo la celebre "battaglia delle arance". L'origine del carnevale può farsi risalire al 1808, anno in cui il governo napoleonico comandò di riunificare i precedenti carnevali rionali in un'unica festa.
Si mescolano nel complesso svolgimento delle feste carnevalesche, costumi ed altri elementi folkloristici che recuperano fantasiosamente brani diversi della storia eporediese, dalle lotte contro l'odiato marchese del Monferrato (che la leggenda vuole sia stato ucciso dalla "Mugnaia", la reginetta del carnevale), all'eco delle rivolte popolari dei tuchini, sino ai simboli della rivolta giacobina (i "berretti frigi", gli "scarli", ecc.) ed alle divise dell’esercito napoleonico.
Locana:
- La festa patronale è il Cantellino che ricorda la Natività di Maria Vergine e cade la prima domenica di settembre.
Moncalieri:
- Tra le manifestazioni più importanti vi è sicuramente la festa patronale del Beato Bernardo. La stessa si svolge a metà luglio e culmina con la rievocazione storico-religiosa del XV secolo tra le vie cittadine. Ad animare questa processione vi sono piu' di trecento figuranti in vesti medievali. Importante è anche l'antichissima Fera dij Subiet,che vanta secoli di tradizone. Molti banchi posti nel centro storico mettono in mostra fischietti di ogni foggia.
- Inoltre, da ricordare la festa del cioccolato inserita nella manifestazione regionale Cioccolatò nel mese di marzo.
- Ancora il mercato dell'antiquariato ogni prima domenica del mese e la rassegna Mangiare Bene a Moncalieri nata dall'antichissiama Fiera del Bue Grasso, nel mese di dicembre.
Perosa Argentina:
- La festa del paese si svolge nel secondo weekend di agosto. Il patrono è San Genesio.
- L'Associazione Culturale Poggio Oddone organizza ogni anno la terza domenica di settembre, la rievocazione storica "Perosa Terra di Confine" con fiera del Plaisentif, il formaggio delle viole. La manifestazione richiama ogni anno migliaia di visitatori.
Pinasca:
- Festa patronale il 15 agosto (Assunta).
- Fiere 3° giovedì di maggio (fera del caplin-e di Pinasca), e 3° lunedì di novembre (fiera autunnale di Dubbione).
Pinerolo:
- Fiera Primaverile: l'ultimo lunedì di aprile;
- Mostra Mercato dell'Antiquariato Minore: primo fine settimana di maggio, ultimo fine settimana di settembre;
- Concorsi Ippici Nazionali ed Internazionali: maggio e settembre;
- Maggiolibri: durante il mese di maggio;
- Sestrierestorico: tappa pinerolese della Manifestazione di Regolarità per auto storiche, seconda quindicina di giugno;
- Arcipelago Estate
- Fiera Patronale
- Rassegna dell'Artigianato del Pinerolese: fine agosto;
- Rievocazione storica "La Maschera di Ferro": primo fine settimana di ottobre; La leggenda vuole infatti che il misterioso personaggio storico risiedette nella cittadella di Pinerolo; sul colle di San Maurizio c'è un piccolo monumento dedicato proprio a questa leggenda.
- Città d'arte a Porte Aperte: seconda domenica di ottobre;
- Capodanno in Piazza
Pino torinese:
- La festa più importante per il borgo si celebra il 4 febbraio ed è dedicata al patrono del paese Sant'Andrea Corsini.
- Madonna del Carmine, il 16 luglio
Settimo Torinese:
- Fiera d’Autunno: "Fera dij Coj" - Durante il terzo fine settimana del mese di novembre si svolge a Settimo la tradizionale "Fera dji Coj", "Fiera dei Cavoli", dedicata a uno dei prodotti tipici locali, il cavolo. Settimo può infatti vantare una produzione rilevante di questo ortaggio, avendo al suo attivo una varietà considerata tra le migliori attualmente sul mercato. Vengono riproposte diverse iniziative legate al "cavolo", con mostre, rassegne orto-floro-frutticole, zootecniche, delle macchine agricole, dell’artigianato e dell’hobbistica, con concorsi gastronomici, cene e iniziative varie. Legate a questa ricorrenza sono anche due figure tipiche: il "re dij Coj" (re dei cavoli) e la "regina dle verze" (regina delle verze) .
- Fiera di Primavera: la "Fera dl'Arleve" - Nel terzo fine settimana di maggio si svolge la "Fera dl’Arleve". Un appuntamento primaverile, riscoperto proprio nel 2001 dopo una pausa di diversi anni. Il significato della Fiera si trova nel nome stesso: Fera dl’Arleve, ovvero Fiera dello scambio. Nel passato, infatti, chiunque poteva partecipare vendendo o scambiando diversi prodotti. Proprio con questo spirito di recupero delle tradizioni e delle usanze tipiche settimesi è stata riproposta la Fiera che ogni anno è dedicata a temi e prodotti diversi.
Usseglio:
- La festa patronale è il 15 agosto, Assunzione di Maria Vergine. Ogni frazione ha comunque la sua cappella e il suo patrono: San Vito e San Desiderio a Piazzette, San Giacomo a Pianetto (per non sbagliare, si festeggiano sia il Maggiore che il Minore), San Rocco a Chiaberto, San Fedele e Sant'Antonio nella frazione capoluogo, San Pietro a Villaretto, San Lorenzo a Pian Benot, San Bernardo a Malciaussia, oltre che la Madonna della Neve all'Andriera e Sant'Anna sulla strada verso il lago della Torre.
- A metà luglio si tiene la Mostra mercato della Toma e dei formaggi tipici delle Valli di Lanzo, organizzata dalla Pro Loco locale e dal Comune.
Venaus:
- Nel mese di febbraio si può assistere alla danza degli Spadonari di antica origine (tipici anche del vicino comune di Giaglione che si svolge nel piazzale di fronte alla chiesa parrocchiale.
Villar Dora:
- Si narra che nel medioevo San Rocco, taumaturgo e pellegrino di origine francese, transitò per la Valle di Susa in viaggio verso Roma, fedelmente accompagnato dal suo cane. Egli è il Santo Patrono di Villar Dora, e la sua festa è celebrata il 16 agosto. In questa occasione, una banda musicale itinerante passa di borgata in borgata a distribuire i sonetti, brevi poesie scritte in piemontese, fermandosi nei vari cortili a suonare un pezzo ed a chiacchierare. Il giorno successivo, detto San Rôchett ("piccolo" San Rocco), è il momento della classica merenda sinoira (merenda e cena) all’aperto, storicamente effettuata nel bosco presso la fontana del Prajet, e più recentemente presso la vicina fontana della Cinà.
- Altre manifestazioni sono: la festa di San Pancrazio (e dell'omonima cappella), la Ciliegiata in primavera e la Castagnata in autunno. A dicembre (seconda domenica del mese) si svolge il Mercatino di Natale con bancarelle e manifestazioni tra piazza San Rocco ed il castello, e la sera del 24 ha luogo il Presepe vivente.
Fonti: tutti i contenuti di questa pagina sono tratti da WIKIPEDIA