La provincia di Vercelli, perlomeno per com'é definita oggi, si suddivide grossomodo in tre aree geografiche: 'Le Grange', ovvero le enormi distese risicole a sud del segmento Ferro-Stradale "Padana Superiore"; 'La Baraggia', ovvero l'area compresa fra la Padana Superiore e l'imbocco della Val Sesia, e la stessa Val Sesia.
La Valsesia è la zona della provincia di Vercelli maggiormente interessata dalle attività turistiche, grazie alla presenza del Sacro Monte di Varallo. Un forte richiamo è costituito anche dal fiume Sesia, uno dei più importanti corsi d'acqua in Italia per gli sport fluviali, e ad alcune località sciistiche, in particolare Mera e Alagna Valsesia.
ARTE E AGRITURISMO IN PROVINCIA DI VERCELLI
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Vercelli
Vercelli è una delle più importanti città d'arte del Piemonte. Il suo centro storico conserva numerose case torri medievali e antichi palazzi rinascimentali e barocchi, ma la città è nota soprattutto per la celebre Basilica di Sant'Andrea, capolavoro del Romanico-Gotico nel Nord Italia, e per i suoi importanti musei come il Museo Camillo Leone e soprattutto il Museo Borgogna, la più importante pinacoteca della regione dopo quella della Galleria Sabauda di Torino). Vercelli è inoltre un vivace centro culturale in quanto sede della più antica università del Piemonte risalente al ‘200.
Il Museo Francesco Borgogna è un sito museale situato in un elegante palazzo neoclassico in via Borgogna, a Vercelli.
Nel momento della sua istituzione il museo poteva già contare sulla attuale prestigiosa sede e sulle straordinarie raccolte di pittura, scultura, grafica ed arte decorativa messe assieme in più di trent’anni, per un totale di oltre 2000 oggetti. La passione collezionistica del Borgogna negli anni ’90 si era indirizzata in modo particolare verso la pittura antica: si consolidò in quegli anni il fondo di dipinti del Rinascimento e del Barocco italiano, nonché delle scuole fiamminghe ed olandesi che costituiscono la parte più notevole delle opere in esposizione nel museo. Il museo conobbe successivi ampliamenti degli spazi espositivi, fino ad arrivare agli attuali circa 3000 metri quadri, disposti sul piano terra e sugli altri due piani di Palazzo Borgogna. Per iniziativa di Vittorio Viale - grande esperto di storia dell’arte ed animatore della politica dei musei civici in Piemonte - nel 1933 il museo acquisì i dipinti di proprietà dell’Istituto delle Belle Arti, concernenti la pittura piemontese (e vercellese in particolare) del XV e del XVI secolo. Per tutti gli anni successivi le collezioni del museo si ampliarono costantemente, grazie ad acquisti, donazioni e depositi.
La chiesa di San Cristoforo in Vercelli venne edificata nel 1515 per iniziativa dell'Ordine degli Umiliati dopo l'abbattimento di una chiesa preesistente che risaliva al secolo XII.
La facciata è in stile rinascimentale, suddivisa da lesene doriche e da cornici; Nel Settecento essa subì significative modifiche. L'interno della chiesa è suddiviso in tre navate concluse dal transetto sul quale si erge la cupola, ricavata all'interno di un tiburio ottagonale visibile dall'esterno. Un'ampia balaustra in marmo policromo, realizzata su disegno di Filippo Juvarra, divide la parte riservata ai fedeli dalla zona presbiteriale. La chiesa di San Cristoforo merita un posto particolare nella storia dell'arte per le opere di Gaudenzio Ferrari che vi sono conservate, opere che furono eseguite tra il 1529 ed il 1534 e che rappresentano uno dei punti più alti della produzione pittorica dell'arista di Valduggia.
Alagna Valsesia
Il territorio di Alagna Valsesia, anticamente utilizzato come alpeggio, venne colonizzato nel XIII secolo dai Walser che vi costruirono le proprie case e ne fecero un abitato permanente. Questa popolazione, proveniente dal vicino Vallese in Svizzera, era dedita alla pastorizia e all'agricoltura, e con la sua cultura, le sue tradizioni e i suoi caratteristici edifici rurali lasciò un segno profondo in molte zone dell'alta Valsesia.
La Chiesa dedicata a San Giovanni Battista venne edificata nel 1511 ed eretta a parrocchiale nel 1564. Sul suo esterno si osservano alcune pitture dei fratelli Avondo e un bel portale d'entrata in stile gotico; l'interno invece alquanto basso, è a tre navate sostenute da sei grosse colonne di granito nero del luogo. A destra è rimarchevole un pulpito per essere di pietra ollare e di disegno antico. Parimenti a destra, l'altare laterale mostra una Madonna col Bambino, San Rocco e San Sebastiano, pregevoli statue attribuite a Giovanni d'Enrico. Lo storico hotel Monte Rosa Guglielmina, si trova di fronte alla Chiesa di San Giovanni, fu il primo costruito ad Alagna nel 1865. Il Teatro Unione Alagnese, situato a sud verso l'ingresso dell'abitato, è stato inaugurato il 30 dicembre 1900: all'interno si trovano le allegorie di Ars et Labor, opera del pittore valsesiano Camillo Verno (Campertogno 1870 - 1942). Il museo Walser, in frazione Pedemonte a nord dell'abitato, è allestito in una tipica casa Walser su tre piani del 1628: al suo interno sono ricostruiti con grande accuratezza gli ambienti di una antica casa (la stalla, la cucina, il fienile, ecc...), che illustrano come era la vita su queste montagne alcuni secoli fa.
Alagna Valsesia, al pari di Macugnaga, posta a settentrione dietro la costiera della Punta Grober, è uno tra i centri storici dell'alpinismo.
Riva Valdobbia
Piccolo comune della Valsesia, in provincia di Vercelli, collocato nella Val Grande, la valle principale della Valsesia, tra Mollia e Alagna Valsesia. È una interessante località turistica con un anello di sci di fondo. Alcuni km prima di entrare in paese è possibile osservare in tutta la sua maestosità la parete sud-est del Monte Rosa, che non è visibile invece da Alagna Valsesia. A ovest di Riva Valdobbia si apre la splendida Val Vogna, valle laterale solo in piccola parte percorsa da strade, che collega Riva Valdobbia con Gressoney-Saint-Jean attraverso il colle Valdobbia. Sul colle si ritrova il rifugio Ospizio Sottile, costruito nell'Ottocento per dare riparo ai viandanti. La via del colle era frequentata da persone che andavano a lavorare altrove durante il periodo estivo. Alcuni di questi perirono, sorpresi dal brutto tempo, di ritorno dai lavori estivi. Venne allora costruito l'Ospizio, dedicato al canonico Niccolao Sottile. Il suono della campana collocata sulla facciata del piccolo edificio serviva a indicare la via ai viandanti in difficoltà. Nella lingua locale "andare in obbia" (da cui Valdobbia) significava andare incontro ai parenti di ritorno.
Saluggia
Da molti secoli Saluggia è divisa in quattro "cantoni", ognuno dei quali ha una sua chiesa o cappella quale punto di riferimento. La Chiesa di San Giovanni è situata nel cantone omonino, e fu cappella dei feudatari conti Mazzetti. La Chiesa di San Rocco e San Sebastiano era stata costruita quale lazzaretto per gli appestati. Il cantone di San Giuseppe ospita la cappella costruita nel 1974 per la casa di riposo. La chiesa di San Bonaventura fu eretta in adempimento del voto fatto dai saluggesi per essere stati salvati da continui assalti spagnoli in tutto il borgo. Il fatto, ampiamente documentato, avvenne il 14 luglio 1643. La festa del cantone coincide con l'annuale fiera del paese, autorizzata dal re Carlo Felice nel 1829, che si tiene il 15 luglio.
Varallo Sesia
Anticamente chiamato Varade, sorge lungo le rive del fiume Sesia ed è diviso in due parti dal torrente Mastallone, che separa Varallo vecchia da Varallo nuova. Unisce attività industriali e turistiche. La città è dominata dal Sacro Monte di Varallo che attira ogni anno migliaia di turisti. Va segnalata la presenza nel mese di luglio di una grande manifestazione, l'Alpaà, che riempe le strade della città di Varallo di stand che rappresentano le attività economiche, sociali, culturali e turistiche dell'intera Valsesia, con l'aggiunta di spettacoli di ogni genere.
Arboerio è un nucleo situato a 617 metri di altezza e caratterizzato dall’antica chiesa dedicata ai martiri SS Quirico e Giulitta contenente un polittico di legno scolpito e dorato del principio del ‘600 ed il meraviglioso altare della Madonna del Rosario.
La Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Varallo fu fatta costruire, assieme all'annesso convento francescano, da padre Bernardino Caimi tra il 1486 ed il 1493, in contemporanea con l'avvio dei lavori al Sacro Monte. Il complesso architettonico formato dal convento e dalla chiesa segue l’impostazione tipica degli edifici religiosi destinati ad ospitare i Frati Minori; impostazione che si vuole dettata dallo stesso Bernardino da Siena. Lo stile della chiesa è il gotico, espresso qui in una versione alquanto sobria. Troviamo al suo interno la tipica suddivisione tra uno spazio riservato ai fedeli ed uno per i religiosi, separati da una parete di mezzo, con tre archi ogivali. Su questa parete Gaudenzio Ferrari ha dipinto nel 1513 una delle sue opere di maggior valore artistico.
Come avviene spesso nelle chiese francescane, l'aspetto esterno, alquanto spoglio, non lascia intuire la ricchezza delle opere d’arte che vi sono racchiuse. Verso il 1880 un visitatore del livello di Jacob Burckhardt affermava pieno di entusiasmo: "Quale splendore artistico si irradia da questa misera chiesa!" Nell'atmosfera raccolta della chiesa, con le sue arcate gotiche che reggono le nude capriate del tetto, lo sguardo di chi vi entra è immediatamente colpito dall'effetto scenico e dalla vivacità dei colori delle pitture presenti sulla grande parete divisoria. Gli affreschi realizzati da Gaudenzio Ferrari costituiscono uno dei capolavori della pittura rinascimentale tra Piemonte e Lombardia. Essi raccontano La Vita e la Passione di Cristo attraverso scene che occupano una superficie di 10,4 x 8 metri: venti riquadri di uguale grandezza illustrano – secondo un tradizionale schema geometrico pensato per assolvere alla funzione pedagogica di Biblia pauperorum – le vicende salienti del racconto evangelico, dalla Annunciazione alla Resurrezione di Cristo. Una ulteriore scena, di dimensione quadrupla, posta al centro della parete, rappresenta l'acme drammatico del racconto ed il punto di naturale convergenza dello sguardo dei fedeli: la Crocifissione di Cristo.
Villata
Il castello di Villata ha le caratteristiche di una grande costruzione fortificata a difesa dei raccolti e delle famiglie. L'impianto del castello è quadrilatero con un ingresso protetto da un'unica torre e una pustierla sul lato opposto. La torre, con porta e pustierla, era originariamente dotata di ponte levatoio, per varcare un fossato ora del tutto scomparso. L'insieme dell'edificio è ancora in buone condizioni.
LE ESCURSIONI IN PROVINCIA DI VERCELLI
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La provincia di Vercelli promuove una serie di percorsi di interesse turistico. Tali percorsi puntano sul patrimonio artistico e sulle particolarità enogastronomiche delle varie località della provincia.
Sacro Monte di Varallo
Il Sacro Monte di Varallo costituisce, tra i Sacri Monti esistenti, l'esempio più antico e di maggior interesse artistico. Esso consta di una basilica, 45 cappelle affrescate e popolate da più di 800 statue. Il Sacro Monte di Varallo è oggi considerato - assieme agli altri Sacri Monti che si ergono tra Piemonte e Lombardia - Patrimonio dell'Umanità, ed è anche riserva naturale della Regione Piemonte.
L'idea dell'edificazione del Sacro Monte, sopra una imponente parete rocciosa che sovrasta l’abitato di Varallo, viene concepita dal frate francescano Padre Bernardino Caimi già nel 1481. Alla base del progetto vi è il desiderio di riprodurre in loco, a beneficio dei fedeli, i luoghi emblematici della Terra Santa. Esso doveva rappresentare dunque un'alternativa rispetto al pellegrinaggio, divenuto ormai pericoloso, in una Palestina occupata dai Turchi; di qui l'espressione "Nuova Gerusalemme" che è stata successivamente impiegata per identificare il Sacro Monte. L'idea di un percorso devozionale sulle tracce della memoria dei luoghi sacri nei quali si era svolta la vita di Gesù , popolata con le scene del racconto evangelico, conteneva altresì l’intenzione pedagogica, cara alla spiritualità francescana, di promuovere l’immedesimazione dei fedeli con la figura di Cristo.
Nel 1486, ricevute - grazie anche ai buoni rapporti con Ludovico il Moro - le necessarie autorizzazioni e potendo contare su importanti donazioni, Padre Caimi ha la soddisfazione di vedere iniziare contemporaneamente, in Varallo, la chiesa di Santa Maria delle Grazie annessa al convento francescano, e, "super parietem", i lavori di costruzione delle prime cappelle del Sacro Monte.
Nel 1491 risultano gà terminate le cappelle del Santo Sepolcro, dell'Ascensione e della Deposizione (da quest’ultima proviene verosimilmente il bel Compianto ligneo, opera dei milanesi fratelli De Donati, ora alla Pinacoteca civica di Varallo).
La morte, nel 1499, di Padre Caimi non arresta affatto il programma di edificazione, stante anche la notorietà che il Sacro Monte iniziava ad avere come meta di pellegrinaggi devozionali e l’approvazione ricevuta dal Ducato di Milano.
Il vero regista, dal 1507 al 1528, dell’impresa del Sacro Monte è un pittore, scultore ed architetto che è nato in Valsesia e che conosce bene quali corde vibrino nel cuore degli umili, della gente abituata alla dura vita montanara: si tratta di Gaudenzio Ferrari. Il suo nome è indissolubilmente legato all'impresa del Sacro Monte di Varallo. Suo è il progetto di alcune cappelle, sue sono numerose bellissime statue (prima lignee poi plasticate in terracotta), suoi sono molteplici affreschi che fanno da sfondo alle scene sacre. Suo è, per così dire, il lascito poetico che non mancherà di segnare, per lungo tempo, le produzioni artistiche successive.
Alla partenza di Gaudenzio, il Sacro Monte ha ormai una relativa maestosità scenica. Cresce pertanto l'afflusso dei fedeli:tra i pellegrini illustri si ricorda Sant'Angela Merici, fondatrice delle Orsoline, il duca di Milano Francesco II Sforza, la futura madre di San Carlo Borromeo ed altri ancora; personaggi di rilievo che non mancano di sostenere la prosecuzione dell’impresa costruttiva.
Altri validi artisti subentrano al pittore di Valduggia, a cominciare dai suoi allievi Bernardino Lanino, Giulio Cesare Luini, Fermo Stella da Caravaggio; più tardi salgono al Monte Giacomo Paracca di Valsolda (l'artefice della crudelissima Strage degli innocenti), i fratelli Rovere detti i "Fiammenghini" ed altri ancora.
Negli anni 1565-68 i lavori proseguono sotto la direzione dell'architetto Galeazzo Alessi, che concepisce una nuova disposizione delle cappelle non più su base topologica (con l’evidenza dei luoghi di Nazareth, di Betlemme ed altri), ma cronologica, per seguire le tappe del cammino terreno di Gesù.
A partire dalla settima decade del Cinquecento è la figura di San Carlo Borromeo che prende a cuore la sorte del Sacro Monte. Il Santo milanese vi fa visita per ben quattro volte ed il suo carisma accresce ancor più il prestigio della "Nuova Gerusalemme". Un sacello presso la Cappella del Sepolcro ricorda il luogo in cui il Santo amava raccogliersi in preghiera. Anche i Savoia, a partire dalla visita di Carlo Emanuele I, nel 1584, dimostrano uno speciale interessamento nei suoi riguardi.
Dopo un qualche rallentamento dei lavori nell'ultima parte del XVI secolo, all'inizio del Seicento si ha una vistosa ripresa della costruzione del grandioso complesso che avviene sotto l'impulso e l'attenta sovrintendenza del vescovo di Novara Carlo Bascapè, che segue nella dottrina e nelle opere il magistero di San Carlo Borromeo.
Si aggiungono nuove cappelle dedicate ai momenti salienti della Passione di Cristo, alla cui decorazione sono chiamati artisti come il pittore perugino Domenico Alfano e lo scultore di origine fiamminga Giovanni Wespin, detto Tabacchetti; poi ancora un artista di prima grandezza nel panorama del panorama pittorico lombardo del primo Seicento, Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone.
Ma le tappe artisticamente più significative - che ruotano attorno alla cotruzione del Palazzo di Pilato con la Scala Santa, costruita sul modello di quella romana di San Giovanni in Laterano – hanno per protagonista una famiglia di artisti locali, provenienti da Alagna: si tratta dell'operosissimo architetto e scultore Giovanni d’Enrico e dei suoi fratelli pittori, Melchiorre ed Antonio. Quest'ultimo – più noto con il nome di Tanzio da Varallo – raggiunge i fratelli al Sacro Monte, di ritorno dal suo apprendistato romano, lasciando negli affreschi delle cappelle della Passione una forte impronta della sua drammatica ispirazione.
Sempre in quegli anni – esattamente nel 1614 – per impulso di Bescapè, ha inizio la costruzione della Basilica dell'Assunta, su disegni di Bartolomeo Ravelli e di Giovanni d’Enrico. La sua costruzione si sviluppa per tappe successive e si protrae sino al 1713. Nel 1649, dopo il completamento del presbiterio e del coro, si trasporta nella basilica l’antica statua lignea della Madonna Dormiente (posta attualmente nella settecentesca cripta - il cosi detto Scurolo - e riconosciuta come opera precoce di Gaudenzio Ferrari) che diviene oggetto di speciale devozione.
Nel 1678 anche la cupola della basilica poteva considerarsi terminata , con la collocazione al suo interno delle statue policrome in terracotta che la decorano in guisa di Paradiso, ideale punto terminale del percorso devozionale del Sacro Monte.
I secoli successivi, meno interessanti forse da seguire sotto il profilo artistico, vedono il completamento della facciata della basilica assieme a rifacimenti e ad alcune estensioni del complesso delle cappelle. Notevoli, a partire dal primo Novecento, sono i sempre più urgenti impegni manutentivi. L'ultimo, in ordine cronologico, ha riguardato il restauro nel 2006 il restauro della Cappella della Crocifissione.
Cappella della Madonna di Loreto (Roccapietra)
La cappella della Madonna di Loreto si erge in posizione isolata a metà strada tra la frazione di Roccapietra e l'abitato di Varallo. Essa riveste un particolare interesse artistico per la eleganza della sua architettura rinascimentale e per l'ampio apparato decorativo esterno ed interno. Alcune di tali decorazioni sono opera di Gaudenzio Ferrari eseguite tra il 1514 ed il 1521.
Alla prima rustica costruzione della cappella (XV secolo) è stato aggiunto, all’inizio del Cinquecento, un elegante loggiato di foggia rinascimentale: Giovanni Testori ha avanzato l’ipotesi che l’architetto possa esser stato lo stesso Gaudenzio Ferrari, impegnato in quegli anni nei lavori al Sacro Monte di Varallo.
I dipinti che ricoprono l'esterno, assieme alle eleganti geometrie del loggiato, conferiscono alla cappella - posta in mezzo al verde di prati e di boschi che le fanno da sfondo – una immagine di grande suggestione.
Nella lunetta posta al di sopra della porta di ingresso troviamo una prima opera di Gaudenzio Ferrari: si tratta di una toccante Natività con Giuseppe e Maria in atto di commossa adorazione , mentre – con iconografia inconsueta - il Bambino sembra divertito dalle carezze di un Angelo musicante.
Attorno alla lunetta – parzialmente recuperati dai restauri – troviamo una Assunta con Angeli ed i dodici Apostoli opere di pittori del novarese che tentano di porsi nella scia di Gaudenzio. Troviamo atri affreschi nelle volte del loggiato: si tratta di brani di Paradiso, Inferno e Purgatorio, ed ancora belle scene della Vita della Vergine dubitativamente attribuite a Giulio Cesare Luini, allievo di Ferrari, attivo anch’egli nei lavori al Sacro Monte.
All'interno della cappella troviamo, affrescate sulla volta, bellissime figure di Angeli reggigloria, in stretta affinità con lo stile del pittore di Valduggia. Sulle pareti altre scene della Vita della Vergine, eseguite nel 1542 da Giulio Cesare Luini.
Al di sopra dell’altare troviamo l’opera più suggestiva della cappella, dovuta alla mano di Gaudenzio: si tratta delle figure, eseguiti a fresco, di un soave Angelo annunziante e di una umilissima Vergine annunziata; tra esse è collocata la statua di una Madonna del Latte, in terracotta policroma.
Lago di Viverone
ll Lago di Viverone è posto a 230 metri sul livello del mare fra i comprensori di Biella, Vercelli e Ivrea nella zona collinare morenica della Serra. Ha una superficie di circa 6 Km con una profondità massima di 70 metri, il suo perimetro è di 10,5 km. La lunghezza è di 3.500 m e la larghezza 2.600 m. La parte del lago a sud ed a ovest è ricca di vegetazione mentre la parte nord è urbanizzata con alberghi, camping e spiagge. Anatre, germani reali, folaghe, svassi e gabbiani formano la maggior parte della fauna; la pesca è abbondante di coregoni, persici, tinche, lucci e pesci gatto. Una linea di navigazione di recente istituzione unisce i porti lacuali del Lido, Masseria, Comuna e Anzasco. Viverone è un importante fulcro per escursioni nel Biellese, Monferrato, Valle d'Aosta e passaggio obbligato per le gite d'Oltralpe.
Riserva naturale orientata delle Baragge
Baragge - Bessa - Area attrezzata Brich Zumaglia - Mont Prève è il nome con cui viene raggruppato un insieme di territori del Piemonte destinati a riserva naturale regionale e sottoposti a vincoli di tutela. L'area gode di particolari caratteristiche archeologiche, paesaggistiche, naturalistiche, floristiche e storiche e riguarda ventotto comuni di tre province: quella di Biella, quella di Vercelli e quella di Novara. Dieci sono le sub-aree interessate dalla macro-definizione. Il territorio delle riserve naturali è prevalentemente pianeggiante o collinare, ideali per escursioni podistiche (trekking) o a cavallo oppure ancora in bicicletta.
Le tre Riserve
- La Riserva Naturale Orientata delle Baragge è costituita da sette porzioni differenti di territorio attraversate da strade statali, provinciali e comunali che ne facilitano l'accesso da uno qualsiasi dei ventidue comuni interessati. Tali aree sono attraversate inoltre da una fitta rete di percorsi ciclabili.
La fitta brughiera caratterizzata da felci aquiline e brugo, alternata a vaste distese di prateria, che fa apparire la zona simile per certi versi alla savana africana, è posizionata su un altopiano ad un'altitudine che varia dai 150 ai 340 metri fra le province di Biella, Vercelli e Novara. Offre incomparabili scenari che, movimentati dalla presenza di numerose greggi di pecore, mutano nei colori con il mutare delle stagioni.
Il Baraggione che si estende fra Candelo e Cossato è quello più vasto e conosciuto, anche per la presenza di un antico Ricetto - quello di Candelo, appunto - costituito da un nucleo fortificato in epoca medioevale all'interno del quale si svolgono manifestazioni culturali.
Verso le Baragge vercellesi, a Castellengo, presso Cossato, è ubicato l'Ecomuseo del Cossatese e delle Baragge. Di rilievo l'antica chiesa dei santi Pietro e Paolo e il castello che la sovrasta.
Inclusi nel territorio delle Baragge biellesi sono anche la brughiera che sorge attorno a Verrone e il centro storico di Masserano (con il castello edificato dell'XI), il monastero cluniacense di Castelletto Cervo (XIII secolo) e il castello di Rovasenda.
La Baraggia novarese del Piano Rosa si estende sul lato orientale del fiume Sesia, nel triangolo Gattinara - Ghemme - Romagnano Sesia. Luoghi di particolare interesse storico-turistico sono, a Roasio, la chiesa romanica di Sant'Eusebio dei Pecurilli e, vicino a Romagnano Sesia, il santuario della Madonna di Rado.
- La Bessa, Riserva Naturale Speciale della Regione Piemonte si sviluppa per circa 7 chilometri quadrati ad una quota che oscilla fra i 270 e i 430 metri di altitudine. Territorialmente corre per tutta la sua estensione sul fianco biellese della collina morenica della Serra (tra le più estese d'Europa).
In tempo lontani fu sede di attività di ricerca dell'oro nei corsi d'acqua che scendono dalle vicine montagne, attività che prosegue anche oggigiorno ad opera di numerosi appassionati. Si calcola che in epoca romana - fra il II secolo a.C. e il I secolo a.C. - migliaia di persone lavorassero già nella zona. Ne sono testimonianza antichi scritti e numerosi manufatti e reperti archeologici ritrovati anche in tempi recenti.
Nonostante il paesaggio quasi lunare - fatto di ciottoli accatastati dal tempo (i cosiddetti ciapei) e profondi e lunghi valloni (le bunde) - è meta di escursioni sia a piedi che in mountain-bike.
Molto apprezzata è la visita ai numerosi casali della zona, in particolare a quelli della frazione di Vermogno di Zubiena - sede del Centro Visite e dell'Area attrezzata della Riserva - e di Mongrando, località considerata la capitale della Bessa e sede dell'Ecomuseo dell'oro.
Nel borgo medioevale di Magnano sono visitabili l'antico ricetto e la chiesa romanica intitolata a San Secondo martire, ove si svolgono in estate rassegne di musica classica.
La Bessa è raggiungibile dall'autostrada A4 Torino-Milano, uscita a Santhià e statale n. 143 per Biella.
- L'Area attrezzata Brich di Zumaglia e Mont Prève è distinguibile dalle doppie cime gemelle del Brich di Zumaglia (brich è termine che indica un territorio impervio) e del Mont Prève, due asperità a nord-ovest della città di Biella, proprio allo sbocco della Valle Cervo. Oltre al comune di Zumaglia, interessa quello di Ronco Biellese.
La riserva è raggiungibile dallautostrada A4 Torino-Milano, con uscita al casello di Santhià e prosecuzione lungo la strada statale 143 fino alla deviazione per Ronco Biellese.
L'altitudine massima è posta a 669 metri, ove sorge il castello fatto costruire in epoca fascista sui resti di un'antica rocca. Il castello - aperto in particolari circostante e sede di spettacoli teatrali itineranti estivi - è circondato da un boscoso parco nel quale è gradevole compiere passeggiate, ricco di particolari specie esotiche. Particolarmente apprezzabili sono gli elementi architettonici - monumenti, fioriere ed epigrafi - che decorano i viali che salgono alla cima del colle.
L'altra cima del complesso naturalistico è data dal Mont Prève, collina gemella del Brich zumagliese. Fitti boschi di castagno e robinia caratterizzano la tipica macchia di questa parte del biellese. LIPU ed ente di gestione dell'area hanno allestito, nei pressi della Cascina Alè (luogo di allevamento di numerose specie animali), una stazione di ambientamento per uccelli rapaci. Un percorso ginnico attrezzato completa la scenografia della riserva naturale.
Sacro Monte del Santuario di Sant'Anna di Montrigone
Il Sacro Monte del Santuario di Sant'Anna di Montrigone deve considerarsi parte di quel sistema di Sacri Monti prealpini che caratterizzò, particolarmente nel XVI e XVII secolo, il grande afflato di religiosità popolare che si espresse tra Piemonte e Lombardia.
L'altura di Montrigone – l’antico Monte Rigone sul quale ancora nel XIV secolo si ergeva un castello dei conti di Biandrate, poi distrutto da una rivolta di popolo contro i gravami imposti dai feudatari – è oggi inglobata nel territorio urbano di Borgosesia: non rispondendo più al requisito di ergersi in un luogo solitario, paesaggisticamente notevole, si fa un po’ fatica a capire come il complesso devozionale che vi è ospitato possa aver meritato, nella comparazione con quello di Varallo, l'appellativo di "Piccolo Sacro Monte".
Percorrendo la salita che, in mezzo ai pini, porta al Santuario di Sant'Anna si incontrano le 14 edicole, stazioni della Salita al Calvario (erette nel 1753 e affrescate dal pittore valsesiano Lorenzo Peracino), così che il sito potrebbe essere incluso tra i complessi devozionali dedicate alla Via Crucis. Le ragioni che spiegano la sia pur stentata inclusione nell'elenco dei Sacri Monti prealpini si apprezzano solo entrando nel santuario, ove si incontrano sei cappelle dedicate, ognuna, ad un episodio della Vita della Vergine, e popolate da un complessivo di circa 150 statue in terracotta policroma; alle cappelle si aggiunge, come in una sorta di cappella del Paradiso (evocante quella del Sacro Monte di Crea), la decorazione fittile della cupola con la Assunzione di Maria.
La decisione di costruire un santuario in cima all’altura di Montrigone (inizialmente dedicato alla Madonna delle Grazie, San Rocco e San Marco) fu assunta dai fedeli di Borgosesia trascinati dall'impegno organizzativo e finanziario che un mugnaio del borgo, Gian Battista Daij detto "Paniga", si assunse in prima persona. Si onorava in tal modo un voto fatto dalla comunità locale durante la terribile peste del 1629-31. La realizzazione dei gruppi statuari all'interno del santuario, e di quelli poi aggiunti sotto gli archi esterni, nelle nicchie scavate nella roccia (con le scene di Cristo Morto, Maddalena Penitente e San Giovanni Battista), mostra quale rilevanza, come modello di arte sacra capace di coinvolgere emotivamente i fedeli, dovessero avere a quel tempo, in tutta la diocesi di Novara, le cappelle costruite sopra la parete di Varallo. Non a caso il complesso di Montrigone venne definito anche "porta del Sacro Monte di Varallo".
E' assai probabile che il progetto della chiesa – avente per altro una struttura assai semplice – sia opera di Giovanni d'Enrico, architetto e grande plasticatore, artefice dei lavori che in quegli anni si erano realizzati a Varallo. Si sa con certezza che a lui, ormai ottantenne, fu anche affidata la realizzazione dei gruppi statuari delle cappelle. Per eseguire tale commessa, Giovanni si trasferì a Borgosesia (1640) assieme alla sua bottega, diretta ormai dal suo allievo Giacomo Ferro, a quel tempo suo socio; vi lavoravano anche i fratelli di questi Giovanni ed Antonio. E' verosimile che Giovanni d'Enrico si limitasse a quel tempo ai compiti di ideazione e disegno delle scene. Le statue mostrano alcune essenzialità e ruvidità stilistiche che ne dichiarano forse una qualche fretta esecutiva. Tuttavia, in alcuni volti ed in alcuni gesti di forte intensità espressiva – particolarmente nelle cappelle dell'Annunciazione e della Visitazione – è possibile cogliere la mano del maestro, e finanche l’impronta artistica lasciata in Valsesia da Gaudenzio Ferrari.
Valsesia
La Valsesia è una valle alpina della provincia di Vercelli, di cui occupa la parte settentrionale, le cui acque confluiscono nel fiume Sesia, da cui essa prende il nome.
La Valsesia si estende dal Monte Rosa fino alle pianure vercellesi e comprende diverse valli laterali, le acque dei cui torrenti confluiscono nel fiume Sesia. La valle principale, chiamata Val Grande, ha forma di S sdraiata e finisce con l'abitato di Alagna Valsesia. Numerose valli laterali si aprono da questa e in particolare la Val Mastallone e la Val Sermenza, che prendono il nome dai rispettivi torrenti. La valle è conosciuta anche come la "valle più verde d'Italia". Essa è caratterizzata da monti molto alti e ripidi che non permettono un grande sviluppo laterale della stessa come in Valle d'Aosta.
Accanto al turismo religioso che ha nel Sacro Monte di Varallo, il più antico sacro monte piemontese, con oltre 500 anni di vita, la sua massima espressione, si è sviluppato nei decenni scorsi un turismo legato alla montagna, grazie alle stazioni sciistiche di Scopello - Alpe di Mera e soprattutto di Alagna Valsesia, e, più recentemente, un turismo acquatico: il fiume Sesia è infatti uno dei migliori fiumi in Italia per gli sport canoistici, arrivando ad ospitare nel 2001 i campionati europei di kayak e nel 2002 i campionati mondiali della stessa specialità. Lungo il fiume sono sorte alcune scuole di canoa, che organizzano corsi e discese. Dopo un calo di afflusso turistico che ha caratterizzato la Valle dal 1985 al 2000, si è verificato un vero boom turistico che ha caratterizzato gli anni 2000. A partire dal 1999 infatti sono stati ricostruiti gli impianti di risalita di Alagna (terminati nel 2005 ma con previsioni espansionistiche) e di Mera (non ancora ultimati). Il capoluogo ha visto un netto rilancio negli ultimi anni, con un ampliamento dei servizi per popolazione locale e forestieri. È stata inaugurata nel 2003 la funivia che collega il Sacro Monte a Varallo sponsorizzata da Vittorio Sgarbi. Nel 2006 è stato aperto un centro benessere all'avanguardia (Villa Becchi).
PIATTI E PRODOTTI TIPICI IN AGRITURISMO IN PROVINCIA DI VERCELLI
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Il Gattinara è un vino DOCG la cui produzione è consentita nella provincia di Vercelli, che prende il nome dall'omonima località; colore: rosso granato tendente all'aranciato; odore: fine di viola; sapore: asciutto, armonico, con caratteristico fondo amarognolo. Abbinamenti consigliati: carni rosse di selvaggina e cacciagione, arrosti, brasati, formaggi stagionati a pasta dura.
IL FOLKLORE E L'AGRITURISMO IN PROVINCIA DI VERCELLI
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Vercelli:
- Il Viotti Festival è una manifestazione musicale internazionale che fa parte del circuito "Piemonte dal Vivo". Il festival nasce nel 1997 nella città di Vercelli, dopo il ritrovamento di importanti composizioni inedite di Giovanni Battista Viotti, col proposito di coniugare idealmente la prospettiva locale con quella internazionale, la valorizzazione del patrimonio culturale piemontese con la riscoperta di un autore dallo spirito pienamente europeo. Dura dal mese di agosto al mese di maggio, con l'organizzazione di uno o due appuntamenti ogni mese. I concerti si tengono a Vercelli, presso la Basilica di S. Andrea, il Teatro civico e la Chiesa di S. Cristoforo.
Borgosesia:
- Tra le particolari ricorrenze c’è quella del “Mercu Scurot” il mercoledì delle ceneri. È una sorta di "funerale" del carnevale, i "Magun" (così vengono chiamti gli abitanti di Borgosesia durante tutto il carnevale) al mattino girano la città vestiti con un mantello scuro, un grosso papillon e con una bara piena di bottiglie di vino (tipicamente barbera), il corteo passa da un bar all'altro fino a mezzogiorno. Dopo pranzo i Magun si muniscono di un particolare mestolo in legno detto "casù" che da il diritto principalmente di bere vino e vin brulé gratis nelle varie tappe (una per ogni rione), ma anche di mangiare alcuni piatti tipici offerti dal comitato o negozi. La sera la maschera cittadina "Peru" legge il suo testamento, che (mi scusino tutti i Magun ma è per far capire) è una sorta di riassunto di avvenimenti divertenti accaduti ai Magun, dopo di che una figura in cartapesta rappresentante il "Peru" viene bruciata e ciò stabilisce la fine di tutti i festeggiamenti carnevaleschi.
Gattinara:
- A Gattinara si produce un ottimo vino DOCG. La festa dell'Uva è il momento annuale più importante della città. Si svolge nel mese di settembre e in tutta la città sorgono per l'occasione molte taverne che offrono cibi succulenti, accompagnati dal vino Gattinara. Le celebrazioni si concludono con una competizione di corsa con le botti.
- Altro momento di ritrovo dei Gattinaresi è la fiera di San Martino che si svolge il secondo martedì del mese di novembre. La fiera si svolge fin dove la memoria d'uomo arriva, per cui da sempre. Migliaia di visitatori arrivano da tutto il circondario a passare un giorno in città per fare acquisti in giro per le strade, dove vengono allestite bancarelle di ogni genere. La fiera di San Martino è anche il momento in cui viene ufficializzato se l'anno successivo si festeggerà o meno il carnevale: se la banda cittadina sfila per il corso principale, significa che le compagnie hanno preso accordi per festeggiare il carnevale. Gli ultimi festeggiamenti sono stati quelli del carnevale 2000, ma una nuova edizione del Carnevale è attesa nel 2007. Le maschere della città sono il Babacciu (in dialetto "il Pupazzo") e la Plandrascia (letteralmente, "scansafatiche").
Saluggia:
- Due sono le occasioni più interessanti in cui visitare il Comune di Saluggia: le feste patronali di San Grato e di Sant'Antonino, per la frazione. Esse si celebrano rispettivamente la prima domenica di settembre e l'ultima di agosto; ad attirare un numero notevole di persone è anche la distribuzione gratuita di bevande e dolci locali ("canastrej" e "tortet").
- Particolare e degno di nota è anche il Carnevale di Saluggia, celebrato ogni anno con grande solennità. La tradizione vuole che il Re e la Regina del Fagiolo (simbolo rappresentativo del Comune) prendano "a prestito" per i successivi tre giorni le chiavi del paese consegnate loro dal sindaco, governando allegramente per tutta la durata del Carnevale. Anche in questa occasione, è tradizionale la distribuzione gratuita dei cibi tipici di Saluggia, in particolare dei suoi fagioli cucinati sulla piazza ed elargiti a mezzogiorno della domenica, dopo la benedizione del parroco. Nella frazione di Sant'Antonino il Carnevale viene festeggiato con una festa propria.
Varallo Sesia:
- Va segnalata la presenza nel mese di luglio di una grande manifestazione, l'Alpaà, che riempe le strade della città di Varallo di stand che rappresentano le attività economiche, sociali, culturali e turistiche dell'intera Valsesia, con l'aggiunta di spettacoli di ogni genere.
Fonti: tutti i contenuti di questa pagina sono tratti da WIKIPEDIA